Calci e pugni agli impiegati, arrestati rapinatori di banche in trasferta

Le tre persone arrestate sono ritenute responsabili di due rapine in banca messe a segno il 30 aprile a Lunata di Capannori (Lucca), presso la Cassa di Risparmio di Volterra, e il 5 luglio al Monte dei Paschi di Siena di Marina di Massa (Massa Carrara)

Con un'operazione condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura di Lucca, sono stati arrestati in provincia di Catania tre persone ritenute responsabili di due rapine in banca messe a segno il 30 aprile a Lunata di Capannori (Lucca), presso la Cassa di Risparmio di Volterra, e il 5 luglio al Monte dei Paschi di Siena di Marina di Massa (Massa Carrara)- In manette sono finiti Giuseppe Cosentino, 57 anni, Giuseppe Iuppa, 47 anni, e Glauco Cosentino, 26 anni. Altri due sono sfuggiti alla cattura. L'ordinanza di custodia cautelare, eseguita dai carabinieri di Catania dopo una lunga indagine sviluppata dai militari del Nucleo investigativo del comando provinciale di Lucca, è stata disposta dal gip del tribunale di Lucca Alessandro Trinci su richiesta del procuratore Pietro Suchan, e del sostituto titolare delle indagini, Lucia Rugani. Per tutti gli arrestati l'accusa è di rapina aggravata.

Il video della rapina

Nelle due rapine i malviventi, per farsi consegnare il denaro, minacciarono e colpirono ripetutamente con calci e pugni gli impiegati, uno dei quali riportò lesioni guaribili in 8 giorni.

cosentino giuseppe 01021962-2 COSENTINO GLAUCO 29101992-2 IUPPA GIUSEPPE 06071972-2

Le indagini condotte dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Lucca, sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, hanno consentito di accertare che i soggetti colpiti dalle misure restrittive, quasi tutti rapinatori seriali con numerosi precedenti alle spalle, avevano messo a punto un articolato disegno criminoso che prevedeva la commissione di numerose rapine nelle province dell’alta Toscana ed in particolare in quelle di Lucca, Pisa e Massa, nonché in Liguria, in provincia di La Spezia, riuscendo a portarne a termine due, appunto, nelle province di Lucca e Massa.

Gli arrestati, provenienti dalla Sicilia a bordo di automezzi non direttamente riconducibili agli stessi, utilizzavano come base d’appoggio un appartamento nel centro di Massa, che consentiva loro di muoversi agevolmente nell’area per effettuare i “sopralluoghi” agli obiettivi individuati e preparare nei minimi dettagli i colpi da realizzare successivamente. 

Le misure cautelari, che hanno condotto in carcere i rapinatori seriali in trasferta, hanno consentito di interrompere un progetto criminoso che aveva già creato allarme sociale tenuto conto che, solo tra i mesi di giugno e luglio appena trascorsi, il gruppo aveva effettuato una ventina di sopralluoghi ad altrettanti istituti di credito ubicati nelle citate province, tutti accuratamente documentati nel corso delle indagini.

La tecnica utilizzata era la più tradizionale, con soggetti che fungevano da “palo” ed altri, travisati, che entravano all’interno degli istituti di credito armati di cutter o di un “piede di porco”, afferravano con violenza per il collo e per i capelli gli impiegati, strattonandoli e colpendoli con calci e pugni e li obbligavano a consegnare il denaro contante per oltre cinquemila euro in un caso ed un centinaio nell’altro. 

La visione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza installati presso le banche, a presidio dei varchi di accesso delle numerose arterie stradali, le conseguenti attività tecniche sviluppate e i numerosi servizi di osservazione effettuati dai carabinieri del nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania, hanno permesso di ricostruire le azioni del gruppo criminale, stabilmente dedito alla commissione di rapine ai danni di istituti di credito, individuandone componenti ed esecutori materiali. 

Gli arrestati sono stati tutti associati al carcere di Catania a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Lucca che vede nel Procuratore Capo della Repubblica, Dott. Pietro SUCHAN, e nel Sostituto Procuratore, Dottoressa  Lucia Rugani, i titolari dell’indagine.

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