Estorsioni e droga, 54 arresti: tra gli spacciatori dei Santapaola anche bambini

Colpito il gruppo dei Santapaola-Ercolano attivo nel quartiere di San Giovanni Galermo. I figli minori erano usati come schermo per eludere controlli delle forze dell'ordine ma anche nelle procedure di confezionamento delle dosi

Un quartiere coinvolto, 54 persone raggiunte da provvedimenti di custodia cautelare, intere famiglie alle dipendenze del clan egemone sul territorio catanese, i Santapaola-Ercolano. E' questa la fotografia restituita questa mattina dagli uomini della Procura distrettuale antimafia e dai vertici dei carabinieri di Catania che, con l'operazione denominata Doks, ha colpito il gruppo di San Giovanni Galermo. Uno dei più attivi, nelle parole dei magistrati, che gestiva "tutte le attività criminali classiche dei sodalizi di tipo mafioso", come specifica il Procuratore Carmelo Zuccaro. Muovendosi con disinvoltura tra rapine, estorsioni agli esercizi commerciali e ai privati - con il metodo, collaudato, del cosiddetto cavallo di ritorno - ma soprattutto spaccio di sostanze stupefacenti.

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Un vero e proprio lavoro che impiegava nuclei familiari di residenti, uomini, donne ma anche bambini, attivi in quel dedalo di palazzoni che si snoda tra i paesi etnei e il centro di Catania, ma operativo anche su altre piazze come quelle del Villaggio Sant'Agata, in città o di Adrano, Santa Maria di Licodia e Giarre per la provincia etnea ma anche a Pachino, nel ragusano. Tutti, nei tre anni dell'indagine, sotto il diretto comando di quattro uomini, che si sono alternati alla guida del gruppo: Vincenzo “Enzo il biondo” Guzzetta, Salvatore “Turi ciuri” Fiore e, dopo l’arresto di questi, Salvatore “il puffo” Gurrieri. Infine, il quarto, Vincenzo "Enzo patata" Mirenda.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

A fare paura e a destare preoccupazione, secondo il comandante provinciale dell'Arma Francesco Gargaro, sarebbe la "situazione di assoggettamento di tutto il tessuto economico-sociale dell'area". "Oltre alle numerose estorsioni abbiamo registrato furti all'interno delle scuole, ma anche, purtroppo, la consuetudine di alcuni imprenditori di rivolgersi ai soggetti arrestati per attività di recupero crediti". Proprio per quest'ultimo tipo di operazioni, alcuni soggetti avrebbero chiesto l'aiuto dei criminali in cambio di "un terzo del corrispettivo", aggiunge Gargaro. Per quanto riguarda invece le attività di spaccio, queste ultime, portavano all'interno delle casse della cosca circa 40 mila euro a settimana, solo per la piazza di San Giovanni Galermo, secondo un meccanismo di suddivisione gerarchica delle attività in cui, molto spesso, erano coinvolti anche minorenni. 

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"Moltissime famiglie vivono con il traffico di stupefacenti - hanno spiegato i magistrati inquirenti - In questa misura, tra l'altro, si affiancano gruppi organizzati legati al clan e gruppi organizzati non necessariamente legati al clan mafioso". "L'attività di spaccio - spiegano ancora - costituisce punto di arrivo per intere generazioni. Come è stato possibile appurare con le intercettazioni ambientali, i figli minori erano usati come schermo per eludere controlli delle forze dell'ordine ma anche nelle procedure di confezionamento delle dosi". Un modello comportamentale, quello osservato dai più piccoli nei propri genitori, talmente sviluppato da aver generato, molto spesso, "modi di fare talmente aggressivi e maturi da incutere timore ad altri soggetti molto più anziani e scafati", concludono i pm riferendosi a soggetti "che non hanno raggiunto i dieci anni di età". 

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