Catania ricorda l'avvocato Serafino Famà, ucciso dalla mafia

L'avvocato Serafino Famà fu ucciso per ordine del boss Giuseppe Di Giacomo, condannato con altri sei imputati all'ergastolo

Ricorre oggi il trentennale della morte dell'avvocato catanese Serafino Famà, ucciso la sera del 9 novembre 1995 all'uscita del suo studio, tra viale Raffaello Sanzio e via Oliveto Scammacca, con sei colpi di pistola calibro 7,65. Sul luogo dell'omicidio è presente una targa che lo ricorda, che fu rimossa da ignoti e poi nuovamente ripristinata. Anche la Camera Penale del tribunale etneo porta il suo nome, in memoria della sua devozione alla toga. L'avvocato Serafino Famà fu ucciso per ordine del boss Giuseppe Di Giacomo, condannato con altri sei imputati all'ergastolo.

Il movente dell'omicidio

Di Giacomo era stato arrestato mentre si trovava a letto con Stella Corrado, moglie di suo cognato Matteo Di Mauro. La loro infedeltà avrebbe potuto causare ripercussioni all'interno del clan e l'allora reggente del clan Laudani aveva programmato l'omicidio della donna, venendo però arrestato prima di mettere in atto i suoi propositi. Sperava quindi che la sua amante lo scagionasse durante una deposizione che avrebbe dovuto rendere al tribunale di Catania in un processo a carico di Matteo Di Mauro, difeso proprio dall'avvocato Famà, che aveva consigliato alla donna di astenersi dal fare qualunque dichiarazione. Lei aveva quindi accettato il consiglio del legale, scatenando l'ira di Di Giacomo, ormai prossimo alla condanna.

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Le condanne

GiuseppeDi Giacomo fu condannato con altri sei imputati alla pena massima prevista dalla legge, l'ergastolo. Al collaboratore di giustizia Alfio Giuffrida, che rese dichiarazioni utili agli investigatori, svelando il movente dell'omicidio, e a Alfio Lucio Giuffrida è stata comminata la pena di diciotto anni di reclusione.

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