Chiusura di via Umberto, la Fipet attacca: "Raccolta firme falsata"

La Federazione Italiana Pubblici Esercizi e Turismo di Catania punta il dito contro la pedonalizzazione di via Umberto e la raccolta firme messa in atto da parte di alcuni attivisti di associazioni

La Federazione Italiana Pubblici Esercizi e Turismo di Catania punta il dito contro la pedonalizzazione di via Umberto e la raccolta firme messa in atto da parte di alcuni attivisti di associazioni.

"Nelle scorse settimane un gruppo di cinque -sei attivisti di associazioni ha vagato per via Umberto raccontando ad alcuni commercianti una 'favola' relativa ad un progetto di chiusura al traffico della zona parlando di arredo urbano nuovo, di eventi, di servizi e di parcheggi e chiedendo cosa ne pensassero i commercianti e se alcuni volessero aderire all’iniziativa - scrivono in una nota il presidente della Fipet Roberto Tudisco e la vicepresidente Elena Malafarina - Alcuni sono stati affascinati da questo racconto ma la verità, come quasi sempre accade, è molto diversa dai voli pindarici della fantasia e come sempre capita, a farne le spese sono quei soggetti che non sono stati in grado di confrontarsi con la dura e amara realtà. I più invece si sono allarmati, dati gli infasti esiti delle simili sperimentazioni precedenti e ci hanno chiamato per meglio indagare la vicenda. La nostra associazione di categoria si è repentinamente informata sulla effettiva esistenza di tale fantomatico progetto e sulla natura della raccolta firme effettuata da queste associazioni e le risposte che abbiamo reperito non sono per nulla confortanti ma anzi supportano un modus operandi che riteniamo fuorviante e ingannevole e sicuramente poco ecologico”.

"Non c’è alcun progetto di via umberto perché il comune di Catania si trova, come è ben noto a tutti,  - si legge nella nota -in una condizione di fallimento e sono stati tagliati servizi di natura essenziale per far fronte alla drammatica situazione debitoria. In pratica, come è avvenuto per via Dusmet - meglio nota come via della Desolazione- la chiusura al traffico si traduce in una 'operazione transenna' tanto cara alla ex amministrazione Bianco e per la quale notiamo da parte di qualche esponente dell’attuale amministrazione una stravagante nostalgia. Si parla sempre di chiudere strade, di pedonalizzare, e si citano esempi di luoghi europei e siciliani come modelli da seguire, come Palermo ad esempio, ma non si racconta mai che delle aziende sono fallite e molti negozi hanno chiuso e cosa ancora più grave queste proposte non si accompagnano mai a piani di logistica realizzabili in questa città. Non si pensa mai a dove la gente può parcheggiare, come dovrebbe raggiungere queste strade, cosa dovrebbe venire a fare e perché, valutare l’impatto economico che queste scelte possono avere sulle attività commerciali presenti ed i costi sociali che queste scelte comportano. Se ci fossero parcheggi adeguati, una rete di trasporti efficienti, un arredo urbano invitante e pieno di verde curato sarebbe un bene per tutti, ma qui l’errore è proprio nel pensare che possiamo fare le cose alla carlona. Che chiudere, tanto per chiudere, sia già la soluzione a tutti i mali della città".

"La Fipet quindi non è contro questo tipo di operazioni, ma pretende, come ogni soggetto attento e responsabile, che queste scelte non si traducano in operazioni di desertificazione commerciale a causa della mancanza di progettazione. Riteniamo infatti -  sostengono Tudisco e Malafarina - che scelte di tale tipo non possano essere fatte senza adeguati studi e sopratutto senza il consenso delle attività presenti nella zona, il Comune ha il preciso dovere di tutelare i posti di lavoro in una città in cui l’occupazione rappresenta uno dei problemi principali e dove il commercio cittadino è affetto da una miriade notevole di problemi come la concorrenza dei centri commerciali, di negozi esteri, di abusivi e di una carenza cronica di servizi di logistica quali parcheggi et simili".

"Sconcerta quindi che ai commercianti sia stata raccontata una favola priva di fondamento, ma indigna ancora di più che a sostegno di questa iniziativa siano state presentate delle fantomatiche firme. Parliamo di firme raccolte mediante una petizione digitale su Facebook che può essere firmata con qualunque tipo di account e ripetutamente, senza nessuna verifica circa l’identità del soggetto, tanto è vero che ha aderito alla petizione Napoleone Bonaparte in dolce compagnia di Lucrezia Borgia... e qui le immagini sono ben più eloquenti della parole. Ci siamo quindi premurati di effettuare una doverosa ed etica operazione verità è una raccolta firme reale ed aderente alla realtà del territorio, raccogliendo l’assenso di oltre 90 esercizi commerciali ( con la presentazione ufficiale all’amministrazione comunale giorno 16 Maggio a seguito di protocollazione)e testimoniando l’assoluta contrarietà ad operazioni di chiusura alla carlona o alle nostalgiche operazioni transenna. Anche perché sembra che questa stessa modalità di racconto favoloso,con annessa raccolta di firme, coinvolga anche altre zone della città e con esiti tristemente prevedibili sulla pelle dei soliti noti".

"I commercianti di questa città chiedono alle istituzioni un atteggiamento responsabile e adeguato al grande periodo di crisi e recessione che stiamo vivendo e non possiamo permetterci di giocare con le vite altrui. Occorre recuperare un senso reale di responsabilità, in grado di valutare e scremare le esigenze ed assumere con doverosa attenzione le vere istanze presenti sul territorio. Partire dall’ecologia della verità sarebbe un primo passo efficace per capire di cosa questa città ha davvero bisogno", concludono.

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