Europee, la faida nel centro-destra si combatte da Catania

La partita, come sempre, si sente in modo pressante nel 'laboratorio' siciliano e, in particolar modo, a Catania dove il sindaco Salvo Pogliese guida una lotta - forse decisiva per le sorti del centro-destra - interna a Forza Italia, contro il 'nemico interno' palermitano, Gianfranco Micciché

Ci siamo. Dopo il tour de force elettorale dell'anno scorso le parti politiche devono nuovamente organizzarsi per la sfida delle urne: un appuntamento solitamente problematico, quello delle europee, questa volta decisivo sia a livello locale che, più che altro, in ambito nazionale. Dal risultato di queste ultime consultazioni, infatti, si capirà se l'eventualità di un probabile riordino delle alleanze di governo è solo fantascienza o, più probabilmente, realtà. Cannibalizzato il consenso delle frange più conservatrici del Movimento Cinque Stelle, una nuova Lega primo partito potrebbe infatti pensare alla spallata nei confronti dell'attuale alleato, per tornare a palazzo Chigi insieme agli amici di sempre in un unico, grande, fronte 'sovranista'. Una manovra già preparata, sul piano politico, da alcune correnti di ex An come quella di Gianni Alemanno, oggi organico al partito di Pontida con il suo Movimento nazionale per la sovranità (che a marzo ha eletto un senatore, Claudio Barbaro, con la Lega).

La partita, come sempre, si sente in modo pressante nel 'laboratorio' siciliano e, in particolar modo, a Catania dove il sindaco Salvo Pogliese guida una lotta - forse decisiva per le sorti del centro-destra - interna a Forza Italia, contro il 'nemico interno' palermitano, Gianfranco Micciché. Una faida resa evidente dopo Muoviti Italia, la kermesse di Forza Italia, che ha decretato la spaccatura proprio in vista delle prossime elezioni europee: alla linea 'inciucista' di Micciché - che vorrebbe continuare sul fronte dell'alleanza con i centristi, facendo sponda con storici esponenti come La Galla, Firrarello e parti del Pd siciliano - si contrappone quella del sindaco di Catania, Salvo Pogliese che, invece, è aperto ad un "dialogo amministrativo" con la Lega, come spiegano dagli ambienti vicini al primo cittadino, anche in "virtù della proficua esperienza in giunta", ma che di sicuro non intende, con questo, "rifondare la Dc".

Alla partita del presidente dell'Ars - vero demiurgo dell'operazione che ha visto, durante l'ultimo appuntamento regionale, l'ingresso di alcuni volti storici dell'Udc all'interno di Forza Italia e oggi 'sponsor' della candidatura di Giovanni La Via, già vice-presidente designato di Fabrizio Micari, candidato presidente della regione del Pd - si oppone la linea di Pogliese. Il 'giovane' primo cittadino etneo, dalla sua, ha un rapporto diretto con Tajani, ma non solo: a livello locale può infatti contare su una vera e propria scuderia di giovani amministratori locali 'azzurri' - traghettati in Forza Italia dopo l'ingresso di Pogliese ma storicamente più 'conservatori' - che non vedono di buon occhio le scelte di Micciché. Tra loro militano molti consiglieri comunali e alcuni sindaci di paesi etnei che, proprio in questi giorni, sono più o meno direttamente 'corteggiati' dai sovranisti di Fratelli d'Italia e, soprattutto, della Lega. 

Del resto l'assessore all'Ecologia di Catania, Fabio Cantarella, l'ha detto chiaramente e ha invitato molti 'ragazzi' al passaggio nel suo partito. Un'operazione che, tuttavia, potrebbe essere un vero e proprio cavallo di Troia visto che il bacino di voti che questo nuovo fronte potrebbe portare dentro la Lega potrebbe addirittura spodestare la leadership fragile di Cantarella, che con il suo 1,9 percento non è proprio campione di consensi. L'altra partita si gioca all'interno del movimento di un altro catanese celebre, il presidente della Regione Nello Musumeci con la sua #DiventeràBellissima che, in vista delle europee, è diviso tra ben tre linee: quella di supporto a Fratelli d'Italia, sostenuta dal senatore Raffaele Stancanelli - eletto proprio con il partito di Giorgia Meloni - quella dell'assessore alla Sanità Ruggero Razza, che vorrebbe l'alleanza con la Lega e, infine, quella della neutralità. Tra l'altro proprio #DiventeràBellissima - prossimo al congresso a Gennaio - adesso è retto da un triumvirato in cui siede anche il penalista Enrico Trantino, figlio del volto storico della destra catanese Enzo - nel cui studio ha esercitato Razza - nonché mentore di Musumeci. 

"Da mesi io sostengo una linea ben precisa - spiega Raffaele Stancanelli a CataniaToday -  dobbiamo rendere #DiventeràBellissima il contenitore non solo degli uomini di destra, ma anche dei tanti cittadini di centro-destra che oggi non trovano più riferimenti politici negli altri partiti. Questo, in poche parole, vuol dire poter essere nelle condizioni di partecipare, a livello nazionale, alla fondazione di un nuovo soggetto politico che è quello che immagina la Meloni. Un Fratelli d'Italia 2.0 che dialoghi con la Lega ma che non entri dentro la Lega". "Mi auguro che questa mia concezione - conclude il senatore - sia quella condivisa". 

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