Lega, Filippo Drago 'distrugge' il partito catanese: "Candidati trombati e riciclati"

Proprio nel momento di maggior forza della Lega, Filippo Drago, sindaco di Aci Castello e leghista della prima ora, dichiara pubblicamente di non voler più far parte del partito di Pontida. Ma perché? A spiegarlo è lo stesso Drago in una lunga intervista dove non mancano attacchi ed accuse

Proprio nel momento di maggior forza della Lega, Filippo Drago, sindaco di Aci Castello e leghista della prima ora, dichiara pubblicamente di non voler più far parte del partito di Pontida. Una scelta 'clamorosa' per la politica locale, soprattutto dopo un'estate bollente di polemica con gli altri due riferimenti 'salviniani' a livello etneo, Fabio Cantarella, in primis, ma soprattutto Angelo Attaguile. A pesare, come spiega lo stesso primo cittadino castellese in una lunga intervista a CataniaToday è stata soprattutto l'organizzazione delle liste per i recenti appuntamenti elettorali e, più in generale, il "mancato rinnovamento della classe dirigente". Ma, political correctness a parte, i sassolini nella scarpa che Drago ha deciso di togliersi, una volta per tutte, non mancano e le sue dichiarazioni mettono in stato d'accusa tutto il partito catanese.

Sindaco, cos'è successo veramente dentro la Lega catanese? Perché ha deciso di andare via proprio ora che il partito è dato come favorito in ogni sondaggio? 

"Beh, sono successe tante cose. Prima di tutto partirei dalle candidature. C'è stato un grosso affare di famiglia e di segreteria che ha riguardato Angelo Attaguile, il suo addetto stampa Fabio Cantarella e la sua segretaria personale. Una vicenda che ho più volte denunciato pubblicamente, anche davanti a Matteo Salvini, frutto di incapacità politica e della difficoltà ad interpretare la voglia di cambiamento che oggi hanno i nostri concittadini. Io non mi sono mai nascosto, ho sempre fatto nomi e cognomi, ho raccontato episodi, ho parlato delle indagini giornalistiche che riguardano Cantarella, e delle vicende giudiziarie di Attaguile. Da allora silenzio tombale, come se avessi osato chiedere chissà cosa. Siamo all'indomani delle elezioni, il 18 aprile, ci si deve organizzare per le comunali di Catania e mi dicono di parlare con il commissario Stefano Candiani. Ma, dopo un mese, io non ricevo comunicazioni".

Tutto qui? Non c'è altro?

"Certo, non è mica finita qui. Attaguile mi chiama e mi dice che mi deve parlare. Ci incontriamo per organizzare le comunali catanesi e lui mi dice che devo sostenere un tizio che ha una tabaccheria in via Etnea, uno che non ha mai fatto politica e che io, onestamente, nemmeno conosco. Chiaramente gli ho detto di 'andare a quel paese'. Io sostengo solo persone che conosco e che hanno un curriculum specchiato. Del resto, quel risultato vergognoso dell'1% parla chiaro: non hanno saputo organizzare il partito. Ho osato ancora una volta sostenere questa mia idea pubblicamente ma sono stato ripreso, rimbrottato e insultato dal sottosegretario Candiani che, addirittura, ha pronunciato frasi come 'ma chi è questo Drago?'. Credo che sia un comportamento che si commenta da sé. A Catania e provincia mi conoscono tutti, ed io, del resto, sono sempre stato eletto democraticamente in ogni appuntamento. Al contrario di Candiani, che sia commissario che come sottosegretario è sempre stato nominato dal vertice".

E dalle comunali catanesi ad oggi cosa si è 'rotto'? Perché andare via proprio ora?

"Onestamente non riuscivo più a sopportare questa situazione, soprattutto riguardo le candidature.Tra agosto e settembre, per usare una metafora, sono 'calate le reti', come dei pescatori a strascico che non sanno pescare, hanno iniziato a prendere dentro chiunque. Ex crocettiani, ex Pd, ex Cinquestelle. Piuttosto che creare una nuova classe dirigente, come sperava Salvini, stanno raccattando trombati e riciclati di ogni livello. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso".

Questa è la versione pubblica. Dietro la sua scelta non si cela altro? Le hanno forse negato spazio in occasioni elettorali?

"No, assolutamente, ho avuto sempre gli spazi che meritavo. Sono onorato che Salvini mi abbia candidato alle elezioni parlamentari, semplicemente ho contestato le scelte del partito in merito a candidature ed organizzazione. Ho criticato il fatto che non si sia mai fatto un vero coordinamento, il fatto che tutto fosse arraffazonato, che ci fosse insomma un grosso problema organizzativo. Noi, in quel periodo, avremmo potuto fare l'ein plein alle Regionali e anche ottimi risultati alle comunali di Catania, invece i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ora, con la Lega forte a livello nazionale, forse prenderanno comunque i voti ma, in passato, non ce l'hanno consentito, impegnati più che altro nei pettegolezzi e negli attacchi".

Cosa pensa di questa nuova candidatura ad Aci Castello di Santo Grasso e dell'operazione che, pare, sia stata orchestrata da Piero Lipera?

"Santo lo conosco benissimo, è consigliere comunale da 30 anni, ed è una brava persona. Ma se lui è un volto nuovo, allora, io sono un neonato. E' stato Udc, Mpa, dentro liste civiche, le ha passate tutte, sempre nel perimetro del centro-destra, ma non mi pare proprio una novità. Lipera non lo conosco, conosco solo l'ottimo avvocato Peppino Lipera, il padre, dai tempi in cui è stato assessore a Catania".

Come si comporterà ora alle Europee, si candiderà? 

"Non saprei, sicuramente contribuirò a costruire questo nuovo partito europeista che vuole cambiare l'Europa dentro un contentitore di centro-destra. L'altro giorno il senatore Stancanelli mi ha invitato, insieme a tantissimi altri amministratori, a partecipare ad una riunione dove si è parlato di questo grande progetto insieme a Giorgia Meloni, Cesa e Berlusconi".

E ad Acicastello? Lei non si può più candidare, ha qualcuno nel cuore?

"Posso dire che finalmente mi occuperò di dare strattoni ai traditori, cancellando però il mio recente passato, potendomi dedicare ad un progetto senza invidie e polemiche. Ad Aci Castello certamente c'è qualcuno nel mio cuore, ma ve lo dirò tra qualche giorno".

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