Delitto Falcidia, la difesa: “Morici va assolto, troppe incongruenze”

L'avvocato ha contrastato le ipotesi indiziarie sulle quali si fonda il processo e ha parlato di un'incongruenza tra l'ora della morte della vittima e quella del rientro a casa del marito

Nuova udienza per l’omicidio della professoressa Antonella Falcidia, uccisa nella sua casa in via Rosso di San Secondo, la sera del 4 dicembre del 1993. Unico indagato del delitto è il marito della donna, il dottor Vincenzo Morici.

Al processo d'appello, l’avvocato del medico ha chiesto di confermare l'assoluzione già ottenuta in primo grado. L'avvocato Trantino ha contrastato punto per punto le ipotesi indiziarie sulle quali si fonda il processo e ha parlato di un'incongruenza tra l'ora della morte della vittima e quella del rientro a Catania del marito da Nicosia, dove lavorava.

Una parte rilevante della difesa si basa sulla perizia del Ris che compara l’impronta di una scarpa rilevata nella casa del delitto e quella dell’imputato: l’orma, lasciata da una calzatura Adidas “Stan Smith”, sarebbe di taglia più grande rispetto a quella di Morici.

Un capitolo è stato riservato a una ciocca di capelli biondi ritrovata tra le mani della professoressa assassinata: capelli che apparterrebbero a una persona di sesso femminile, e secondo la perizia dei Ris non si può escludere che siano della stessa vittima.

LA VICENDA - Vincenzo Morici, primario del reparto di Chirurgia generale dell'ospedale di Taormina, fu arrestato il 14 marzo 2007, a distanza di oltre 13 anni dalla morte della moglie con l'accusa di omicidio. In primo grado, a conclusione del processo col rito abbreviato, il 3 marzo 2011 l'imputato era stato assolto dal Gup Grazia Caserta, con la formula "per non avere commesso il fatto”. Il professionista fu scarcerato 25 giorni dopo dal tribunale del riesame per mancanza di indizi. Decisione poi ribadita dalla Cassazione. L'inchiesta era stata riaperta dalla Procura di Catania nel febbraio 2007. La svolta era arrivata dopo che uno scanner in uso nell'università di Trieste - durante esami del Ris su una macchia di sangue confusa ai bordi inferiori di un divano con tappezzeria fiorata - aveva evidenziato, secondo l'accusa, le prime tre lettere a stampatello del nome del marito, 'ENZ', che sarebbero state scritte dalla vittima, che avrebbe così indicato nel coniuge l'omicida.

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