Centro storico bloccato: tassisti in rivolta contro le liberalizzazioni

A Catania, questa mattina, file di taxi schierate a Piazza Duomo e a Piazza Università. Protesta dei tassisti che difendono la categoria contro gli effetti delle decisioni prese dal "governo dei professoroni"

Continua la protesta in tutta Italia dei tassisti, una delle categorie colpite dalle liberalizzazioni del governo Monti. A Catania, questa mattina, file di taxi schierate a Piazza Duomo e a Piazza Università, mentre i tassisti distribuivano volantini- elaborati dal Centro Studi Uritaxi- nei quali si difende a spada tratta la categoria contro gli effetti delle decisioni prese dal  “governo dei professoroni”.

La categoria, infatti, ritiene che le liberalizzazioni sono un danno sia per i lavoratori sia per i consumatori, dato che sono uno “strumento grazie al quale vengono regalati interi settori economici agli squali della finanza”. E ancora si critica la giustificazione che i “professoroni”  danno dell’effetto liberalizzazione: aumento dell’offerta  e abbassamento dei prezzi. La categoria smentisce che le tariffe dei taxi italiani sono le più care, riportando una tabella realizzata da studi internazionali nella quale risulta che, laddove il settore è stato liberalizzato (Amsterdam, Rotterdam, Oslo), il prezzo è più alto: a  Roma 11,22 euro- tariffa di una corsa tipo 7km inclusi 5 min di coda dovuta al traffico e a un bagaglio; a Milano 12,18 euro contro i 22,24 euro di Rotterdam e i 25,56 di Oslo.

Quanto all’essere definiti una lobby di privilegiati, la categoria denuncia che, rispetto alla media europea, il carburante costa il 22%in più, le tasse sul mezzo sono superiori del 15%, la vettura al netto dell’Iva costa il 10% in più (senza calcolare i rischi per la salute: morti d’infarto, cancro alla prostata,  danni all’udito e alla vista, problemi alle spalle e alla schiena).

Il sig. Andrea Lipira, tassista, ci spiega come stanno le cose a Catania: “ Il problema lo viviamo in modo più drastico qui, dato che, rispetto a Roma o Milano, il bacino d’utenza è nettamente inferiore. Il fatto è che nella nostra città l’offerta dei taxi è superiore alla domanda della clientela: soprattutto nei periodi invernali soggiorniamo molto nei parcheggi e i turisti, in estate, risollevano un po' la situazione. Non riusciamo a coprire le spese, a pagare il mutuo, le bollette; i nostri incassi mensili in media sono di 1100 euro, anche se variano in base al periodo dell’anno, in quanto lavoratori autonomi; non godiamo di tutela in materia di diritto al lavoro, se dobbiamo andare in ferie, ce le paghiamo noi a discapito nostro”. Così si sfoga il sig. Lipira, che parla in rappresentanza dei tassisti del capoluogo etneo.

E’ anche una questione di mancanza di cultura:bil catanese non è nemmeno ligio all’uso del mezzo pubblico..figuariamoci del taxi; bse poi si deve andare all’aeroporto c’è il parente che ti fa la cortesia e ti accompagna,bmentre in altre città italiane,bla cosa è totalmente opposta,bsi usa solo il taxi. Non siamo sostenuti dalla classe politicabe chiediamo all’Amministrazione comunale- nostro interlocutore diretto - e alla Regione che :il numero dei taxi rimanga invariato-visto che manca il lavoro e non il taxi-e che ci si prodighi a sensibilizzare nel cittadino l’uso di questo mezzo ,magari con iniziative o accordi, convenzioni con enti o altro”, precisa il sig. Lipira.

“Chiediamo inoltre alla Provincia che si ponga fine alla concessione di licenze NCC (noleggio con conducente) dato che con loro, che ci fanno concorrenza in tutta la provincia, siamo già a 500 e, quindi, troppi”, conclude il tassista.

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