Russo Morosoli: il 'monopolio' e l'inchiesta che coinvolge tre sindaci

Sono tre gli amministratori locali interessati dall'indagine che, ieri mattina, ha portato all'arresto dell'imprenditore Francesco Russo Morosoli: molto diverse le loro posizioni. I domiciliari sono stati disposti solo per il primo cittadino di Bronte, Graziano Calanna

Un 'monopolio' da mantenere, immobile nei decenni e 'sordo' rispetto alle richieste del mercato e ai sussulti del tessuto economico. Quello di Francesco Russo Morosoli e della sua impresa di forniture di servizi per turisti, secondo la ricostruzione degli inquirenti, doveva essere un impero capace di difendere a tutti i costi il suo primato nelle aree sommitali dell'Etna. Un quadro complesso, quello restituito dalla Procura di Catania, che con l'inchiesta Aetna ha disposto i domiciliari per il 42enne catanese. Una 'missione' da portare a termine con tutti i mezzi: leciti e, stando alle accuse, anche illeciti. Coinvolgendo amministratori locali, funzionari ed ufficiali di polizia.

L'indagine ed il monopolio

Ma di cosa parla Aetna? L'indagine, come scrivono i magistrati, si concentra infatti su di una serie di reati perpetrati dall'imprenditore (referente delle società della holding Russo Morosoli Invest Spa), "dai suoi collaboratori e da pubblici ufficiali compiacenti per garantire il monopolio nel settore del trasporto/guida/turismo sciistico dell'Etna, interferendo sui periodici bandi di gara e acquisendo notizie riservate su operatori concorrenti". "La presenza da oltre un quarentennio della Star srl del gruppo Russo Morosoli come unico operatore economico sui versanti dell'Etna (Linguaglossa e Nicolosi) - chiarisce il gip - risultava negli ultimi anni ostacolata dagli interventi dell'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato che aveva sollecitato i Comuni interessati a cambiare sistema nella scelta del contraente e dare spazio ad altri operatori economici".

L'attività investigativa è nata grazie alle denunce di imprenditori danneggiati dal monopolio Russo Morosoli e con l'esame dei bandi di gara sul rinnovo alla Star srl dell'affidamento della pista rotabile del versante Nord dell'Etna (Piano Provenzana) in violazione dei pareri dell'Agcm. Ma gli investigatori non si sono fermati qui. Gli approfondimenti hanno toccato anche altri ambiti di interesse del gruppo Russo Morosoli (come per esempio la presunta estorsione ai danni di giornalisti dell'emittente televisiva Ultima Tv di Russo Morosoli) e degli indagati Ragonese e Distefano, coinvolti nella "manipolazione del concorso pubblico per l'abilitazione per guide alpine e vulcanologiche del 2018 (in qualità di componenti del Direttivo del Consiglio Regionale delle Guide Alpine e Vulcanologiche)". Ma c'è una anche nota inquietante: "L'attività investigativa - spiega bene il giudice - veniva chiusa anticipatamente perché gli indagati venivano a conoscenza delle indagini in corso e perché si verificava perfino un accesso abusivo al registro informatico SICP".

Il sindaco di Bronte

Un obiettivo, quello del mantenimento della posizione dominante, che per essere realmente efficace aveva bisogno del supporto o, quantomeno, della benevolenza dei territori coinvolti dagli interessi economici di Morosoli e, quindi, dei sindaci dei Comuni montani. Dalla lettura dell'ordinanza di misure cautelari disposte dal gip, i primi cittadini interessati direttamente sono tre: il primo, per il quale la magistratura ha disposto i domiciliari, è Graziano Calanna. Giovane amministratore eletto nel 2015 con il Partito Democratico, Calanna è riuscito nell'impresa di scalfire il feudo storico di Pino Firrarello, sfruttando probabilmente l'area del continente e la forza di una segreteria renziana che pareva, all'epoca, imbattibile. A lui viene contestato il reato di istigazione alla corruzione per aver fatto richiesta "Istigazione alla corruzione, arriva la sospensione per il sindi utilità corruttive indebite per procedere all’affidamento ad un’impresa privata della gestione della manutenzione e sfruttamento dell’energia elettrica prodotta dall’acquedotto comunale di Bronte". Per questo motivo, il prefetto di Catania, Sammartino, ne ha disposto la sospensione dal vertice del Comune.

Il sindaco di Linguaglossa

Il secondo, oggi soltanto indagato, è Salvatore Puglisi, sindaco di Linguaglossa. Secondo l'accusa avrebbe agito in concorso con Russo Morosoli e Francesco Barone, Responsabile del Settore Affari Generali e Sviluppo Economico del Comune di Linguaglossa e R.U.P. del procedimento relativo alla "procedura aperta ad evidenza pubblica pér la selezione di operatori di trasporto persone con automezzi sulla "Pista rotabile che da Piano Provenzana Etna Nord, attraversando il territorio del Comune di Castiglione di Sicilia giunge alla parte sommitale del vulcano Etna per la stagione escursionistica 2017", da lui indetta con una determina del giugno 2017, nonché quale Presidente della Commissiorie aggiudicatrice. In questo procedimento, il sindaco Puglisi "previo accordo collusivo con Francesco Russo Morosoli, Salvatore Di Franco e Simone Lo Grasso, partecipanti alla gara in rappresentanza della Star srl,  avrebbe agito per "impedire l'ingresso nel mercato dei servizi turistici sull'Etna di imprese concorrenti rispetto alla Star srl''.

Il Comune di Nicolosi

Al sindaco di Nicolosi Angelo Pulvirenti, anch'egli soltanto indagato, la procura contesta di "avere accettato da Russo Morosoli (per il tramite di Simone Lo Grasso) somme elargite come sponsorizzazioni di eventi comunali fra il 2017 e il gennaio 2018 ma in realtà corrispettivo per atti contrari ai doveri di ufficio". Un'ipotesi che, però, non convince il giudice per le indagini preliminari che rivede quasi totalmente la sua posizione. Per Pulvirenti la questione è infatti più complessa, perché si inserisce all'interno di rapporti tesi tra Russo Morosoli e il predecessore di Pulvirenti, l'ex sindaco Nino Borzì. La relazione tra la Funivia dell'Etna e il sindaco di Nicolosi, era già stata ricostruita dalla polizia giudiziaria che "accertava che Angelo Pulvirenti era subentrato il 14 giugno 2017 al sindaco Antonino Borzi e che la società aveva negli anni instaurato un lungo contenzioso contro l'amministrazione comunale (8 giudizi) e contro il Borzì personalmente (due giudizi)".

Con una delibera del 2015, Borzì aveva infatti varato una proposta transattiva sulle richieste di affidamento degli impianti di risalita per almeno 29 anni e la costruzione di un fabbricato per le attività aziendali connesse. Ma la 'guerra' con Morosoli sarebbe deflagrata dopo un controllo della polizia municipale del maggio 2015, in seguito al quale era stata avviata una procedura di revoca della convenzione "sulla concessione dell'impianto funiviario del Rifugio Sapienza-Montagnola" stipulata nel 2006. Dopo questa decisione, i pm ricostruiscono che era nato un giudizio civile mosso da Funivia dell'Etna contro il Comune per la risoluzione di un precedente "contratto di sponsorizzazione" per 200 mila euro che Morosoli aveva chiuso con il Comune di Nicolosi nel 2014 (di cui erano già stati versati 50mila euro). Perso il giudizio, il gruppo aveva dovuto versare in seguito le altre somme.

Una volta cambiato il vertice del Comune, tuttavia, il clima si sarebbe disteso e Pulvirenti sarebbe stato pubblicamente appoggiato da Morosoli. Grazie ad alcune intercettazioni e sulla base di elementi documentali, il pm aveva quindi ricostruito uno scambio corruttivo con il nuovo sindaco: "l'accettazione della transazione in cambio della sponsorizzazione"."Tuttavia - precisa il giudice infine - ad avviso di questo gip il tenore letterale e il contesto delle conversazioni si prestavano a un'interpretazione alternativa lecita". Nelle telefonate, secondo il giudice delle indagini preliminari, Pulvirenti avrebbe solo espresso preoccupazioni ed i contenuti, quindi, "non manifestavano alcuna collusione, considerato che le sponsorizzazioni erano e sono un lecito strumento di sostegno finanziario da parte di un operatore economico privato". "La circostanza che il Russo Morosoli avesse appoggiato pubblicamente l'amministrazione Pulvirenti e denigrato quella precedente del Borzì (contro i cui esponenti aveva anche presentato un esposto al Pm), anche grazie ad un utilizzo spregiudicato della sua Tv privata, non può di per sé costituire grave indizio di colpevolezza sul reato di corruzione contestato".


 

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