Teatro Musco, “La città di platica”

  • Dove
    Teatro Musco
    Indirizzo non disponibile
  • Quando
    Dal 25/11/2014 al 30/11/2014
    Orario non disponibile
  • Prezzo
    Prezzo non disponibile
  • Altre Informazioni

Dal 25 al 30 novembre seconda stagione per “L’isola del teatro”, programmata nella storica sala di via Umberto.

Anche il Teatro Stabile di Catania parteciperà alla mobilitazione del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. E lo farà con uno spettacolo intenso e tragico come “La città di platica”, che inaugurerà il cartellone “L’isola del teatro”, programmato per la seconda stagione consecutiva nella storica sala del “Musco”.

Scritta a quattro mani dai giornalisti Silvia Resta e Francesco Zarzana, la drammatica pièce sarà in scena dal 25 al 30 novembre, per la regia di Norma Martelli, scene di Camilla Grappelli e Francesco Pellicano, suono a cura di David Barittoni. Sul palcoscenico, protagonista assoluta, agisce l’attrice Claudia Campagnola, mentre la poesia di Forough Farrokhzad è stata registrata da Antonella Civale.

La produzione, firmata dalla “Compagnia della Luna” diretta da Nicola Piovani, costituisce un importante esempio di giornalismo d’inchiesta, mettendo in scena un testo di indiscutibile forza e denuncia sociale. L’attrice Claudia Campagnola interpreta con rara sensibilità le tre figure femminili su cui si incentra l’opera: tre esempi di vita vera di donne contemporanee – Neda, Hanifa e Rose – tra violenze, abusi e mancato rispetto dei diritti umani fondamentali.

Dall’Afhanistan, Hanifa racconta lo strazio di tante donne del suo popolo: ragazze, spesso bambine, che - per sfuggire alla schiavitù dei matrimoni combinati e a mariti troppo vecchi e violenti -  tentano il suicidio, una folle strada verso la libertà. Si cospargono di benzina e si danno fuoco; alcune muoiono, altre restano ustionate a vita.

Dal Kenya, l’ultima protagonista. Rose, testimone del sacrificio di molte giovani donne che come lei tagliano le rose nelle serre sul lago Naivasha, costrette ad aspirare concimi e polveri tossiche per pochi dollari al giorno, sotto immensi teloni trasparenti. Una “città di plastica”, appunto, che sorge per il profitto delle multinazionali occidentali producendo fiori, simbolo al contempo di amore e di morte.

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