Abolizione canone Rai, la proposta di Paxia (M5S)

La deputata pentastellata spiega le ragioni della sua proposta di legge e si difende dagli attacchi

La deputata catanese del M5S, Maria Laura Paxia, membro della Commissione Vigilanza Rai, ha depositato oggi alla Camera il testo definitivo sulla sua proposta di legge riguardante l’abolizione del Canone Rai.

“Vorrei smentire le polemiche che si sono sollevate su questa mia proposta, con la diffusione di informazioni mirate alla diffusione di notizie false e pretestuose. Qualcuno ha, addirittura, espresso perplessità alla norma, senza nemmeno visionare il mio testo sostenendo che, con l’eliminazione del canone, il servizio pubblico non sarebbe tutelato a dovere. Voglio chiarire tutto ciò, ribadendo l’impegno costante per la salvaguardia del servizio pubblico della Rai che, attraverso le nomine d’ispirazione pubblica, oltre che la supervisione dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai, continuerebbe a godere a 360 gradi dei propri diritti e delle proprie tutele”, spiega l’onorevole Paxia.

“La mia proposta - specifica la deputata etnea - punta a modificare i limiti di affollamento pubblicitari della Rai equiparandoli a quelli delle televisioni private. Ritengo giusto che la Rai si adegui e inizi ad essere competitiva. L’intenzione non è quella di privatizzare l’azienda, ma di voler spingere la televisione pubblica a puntare sulla qualità del servizio, non potendo più finanziare i maxi stipendi con i soldi dei cittadini. In più, si vuole modificare il finanziamento del servizio pubblico generale radiotelevisivo, andando a sostituire il Canone con un gettito derivante fino al 40% dall’imposta sui servizi digitali, fino al 20% da una tassa sui ricavi delle emittenti radiofoniche e televisive diverse dalla Rai e fino ad un 10% da una tassa sui ricavi delle emittenti a pagamento, anche analogiche”.

Conclude così la prima firmataria del testo sull’abolizione del Canone Rai: “Ogni anno spetterebbe al Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero delle Economie e Finanze, stabilire l’ammontare dei fondi pubblici, dell’imposta sui servizi digitali, della tassa sui ricavi delle varie emittenti in misura tale da consentire alla Rai di coprire i costi, più o meno come accede anche in Spagna e in altri contesti internazionali”.

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