Giovedì, 23 Settembre 2021
Politica

Crisi agrumicola, lanciato l'allarme: "Tonnellate di arance rimaste sugli alberi"

Cia, Confagricoltura e Fruitimprese chiedono urgente incontro con il presidente della Regione. La contrazione dei consumi ha comportato esuberi di produzione

C’è la richiesta già firmata al presidente della regione Siciliana Nello Musumeci e all’assessore al ramo Toni Scilla, di un incontro urgente per affrontare drammatica campagna agrumicola ormai agli sgoccioli, che quest’anno tra fattori climatici ed emergenza sanitaria Covid-19, è stata particolarmente difficile.

“Abbiamo necessità di smaltire tonnellate di arance ancora sugli alberi, ma non abbiamo la domanda. La Regione intervenga per concordare con le industrie un ritiro straordinario. In alternativa, si diano in beneficienza, ma non si lascino marcire”.

A lanciare l’appello sono stati i rappresentanti delle organizzazioni di categoria e delle imprese della filiera
agrumicola, Giuseppe Di Silvestro (Cia Sicilia Orientale) Giovanni Selvaggi (Confagricoltura Catania) e Placido
Manganaro (Fruitimprese Sicilia) che questa mattina hanno indetto una conferenza stampa nella sede del
Consorzio Arancia Rossa, invitando anche i presidenti del Distretto Agrumi di Sicilia, Federica Argentati ed
Euroagrumi, Salvo Rapisarda.

Centinaia di produttori e di imprese di trasformazione del territorio etneo si sono ritrovati da un lato con una
produzione di arance in esubero, di pezzatura piccola, però, a causa delle poche piogge di settembre, e per
questo destinate alle imprese di trasformazione; e dall’altra, con una contrazione dei consumi determinata
dalla chiusura di bar, ristoranti, mense scuola e alberghi, da un anno ormai, a causa della pandemia che ha
inciso anche sul prezzo. “Intervengano i governi, sia regionale che nazionale – chiede il presidente Cia Sicilia Orientale Giuseppe Di Silvestro – per lavorare su prospettive future di tutela e sviluppo del comparto. “Un comparto – sottolinea anche Giovanni Selvaggi – che va avanti senza aiuti, che continua a fare investimenti e a garantire in
controtendenza rispetto ad altri settori, la tenuta economica ed occupazionale del nostro territorio”.

“Chiediamo regole, norme, programmazione e un nuovo modello organizzativo che continuano a mancare –
aggiunge Selvaggi – un catasto agrumicolo, per esempio, e accordi con Paesi terzi che tengano conto dei
nostri costi di produzione superiori di oltre il 200% rispetto agli altri”.

“Anche la filiera intermedia di trasformazione del prodotto è in emergenza – spiega Placido Manganaro –La
Sicilia parte con un gap strutturale costituito dal costo del trasporto, al quale si aggiunge quello più generale,
del costo del lavoro e dei contributi previdenziali, di molto superiori a quelli sostenuti dai nostri competitors
europei”.

“Al nuovo Governo Draghi appena insediato – conclude Di Silvestro – chiediamo fatti concreti e la necessaria
attenzione. Potrebbe cominciare con l’eliminare l’ingiustizia appena subita dai produttori di arance di vedersi
riconosciuta da AGEA solo 25 mila euro di contributo nel “de minimis” a fronte di centinaia di migliaia di euro
spesi per la riconversione degli agrumeti flagellati dal virus Tristeza. Sono stati riconosciuti complessivamente
solo 8 milioni di euro, a fronte, per esempio degli 80 milioni di euro che il Governo nazionale precedente ha
assegnato per l’emergenza Cimice Asiatica in altre regioni. Semplicemente, una vergogna”.

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