L'uomo non obbedisce ai ritmi naturali: ecco le varianti

Uno studio condotto in Belgio e Russia ha dimostrato che esistono diversi modelli cronobiologici di essere umani e non solo i gufi o le allodole, ossia chi è attivo solo la mattina e chi invece la sera

Nel corso della nostra vita abbiamo a che fare in ambito lavorativo con persone che affermano di dare il meglio di sè a metà giornata o altre che invece preferiscono la prima mattina o le tarde ore della sera.

Uno studio effettuato in Belgio e Russia (chiamato Personality and Individual Differences), che ha voluto indagare i ritmi naturali di oltre 2.000 persone ha notato che la distribuzione delle energie nel corso della giornata varia molto da persona a persona e che quindi i singoli individui siano molto più complessi rispetto alla loro cronobiologia (ossia al normale funzionamento dell'organismo ed all'alternanza buio-luce). In sostanza ci sono diversi modelli cronobiologi all'interno dei  quali ognuno può riconoscersi.

Le persone che si svegliano molto presto e che danno il meglio nella prima parte della giornata per poi spegnersi a poco a poco sono il 13%. Coloro che invece acquistano energie man mano che arriva sera sono il 24%.

Il 9% si sveglia quasi al massimo delle forze e le mantiene per tutta la giornata. Il 16% invece si alza con poca forza la mattina e ne recupera poca anche durante la giornata, sera compresa. 

Esistono poi altri due modelli che risentono molto a metà giornata passata, ossia il 18% (al quale non dispiacerebbe il sonnellino pomeridiano). Per un altro 15% quello di metà giornata è invece una spinta ad affrontare con maggiore vigore le restanti ore. 

E' stato inoltre individuato come, a differenza degli animali, che dipendono ancora di più dai ritmi della natura, gli uomini spesso si sforzano di essere attivi quando serve all'organizzazione per cui si lavora, a prescindere dalla propria cronobiologia.

E' chiaro però che questo, ogni tanto, può creare qualche scompenso. E' stato fatto l'esempio di chi lavora a turni, con periodi anche notturni, che può sviluppare un vero e proprio 'disturbo del sonno da lavoro notturno' e può anche avere come conseguenza quella della difficoltà di erezione.

Allo stesso modo, nel periodo invernale, molti esseri umani si adeguano in un certo senso all'alternarsi naturale delle stagioni, sentendo una maggiore necessità di dormire e sviluppando una sorta di depressione stagionale che ha una spiegazione naturale: l’esposizione a molte ore di buio il cervello si ritrova con più melatonina, che favorisce il sonno e l’inattività, e meno serotonina, che favorirebbe l’attività e l’iniziativa.

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