Da Caltagirone e Licodia Eubea, le mamme No Muos continuano la lotta

"Bisogna divulgare il più possibile e sensibilizzare i nostri ragazzi alla cura del nostro territorio e alla salvaguardia della loro salute! C'è una totale indifferenza da parte del governo nazionale, perché c'è molta incompetenza in materia"

Neanche Sigonella, "illo tempore", ne volle sentir parlare e si optò per Niscemi. Comincia così la travagliata storia dell’installazione delle antenne e del Muos, che da più di un anno raccoglie le proteste di moltissimi cittadini che dicono No.  

Nella relazione tecnica redatta dal professore Zucchetti, ordinario della cattedra in  “Protezione dalle Radiazioni” presso il Politecnico di Torino, vengono analizzati i rischi associati alla realizzazione della stazione di telecomunicazione Muos: da quelli per la salute dovuti all’irraggiamento diretto a quelli causati dalle interferenze elettromagnetiche e dalle emissioni. Si legge infatti che “le conclusioni evidenziano gravi rischi per la popolazione e per l’ambiente tali da impedirne la realizzazione in aree densamente popolate, come quella adiacente la cittadina di Niscemi.”

Facciamo qualche passo indietro. Il 6 ottobre la Procura di Caltagirone aveva disposto il sequestro del cantiere, anche se a febbraio il provvedimento viene annullato. Il giorno prima della manifestazione nazionale, fissata per il 30 marzo, arriva la seconda revoca, dopo quella dello scorso gennaio che comunicava lo stop ai lavori, nell’attesa di acquisire nuovi studi sulla pericolosità dell’impianto.

“Non è per essere pessimisti, ma qualcosa non va: dal giorno dopo la manifestazione,in contrada Ulmo, camion carichi di materiale scortati dalle nostre forze dell’ordine entrano alla base e continuano, non curanti della revoca, a rifornirla. Da allora la lotta si è spostata, denunciando alla procura che i lavori continuano: siamo in possesso di filmati e foto che attestano la gravità dell’atto!” ci spiega Samanta, educatrice presso un convitto, e componente del comitato Mamme No Muos di Caltagirone.
“ Non abbiamo più fiducia nelle Istituzioni, che fine ha fatto il valore della revoca?Noi agiamo rispettando la legge!”

Nel  frattempo il coordinamento regionale e le mamme no Muos hanno continuano la lotta. “La stessa manifestazione è stata denigrata dalle forze dell’ordine che nell’ultimo  periodo hanno risposto pesantemente ai blocchi pacifici delle Mamme No Muos coinvolte nell’organizzazione dell’evento che ha portato più di 10.000 persone,compresi i nostri figli, a manifestare!” continua Samanta.  “Adesso si sta esagerando: non si sta capendo più nulla. Loro sono i primi a non rendersi conto che la faccenda riguarda anche i loro figli!”.
 
Per non parlare del “giallo dei giocattoli”. Il giorno della manifestazione, come racconta l’educatrice, le mamme del comitato hanno costruito un muro di giocattoli, come simbolo di pace. “La polizia ci osservava mentre lavoravamo: appena cominciata la manifestazione, ci siamo allontanati, per scoprire al ritorno che il muro era stato abbattuto! Ci è stato detto dalla polizia che i giocattoli erano stati rimossi perché pericolosi in quanto ostacolavano la visuale e impedivano loro di monitare l’andamento della manifestazione! Ma la cosa ancora più grave è che a distanza di qualche giorno dalla manifestazione, non si sa che fine abbiano fatto questi giochini: sono spariti, nonostante avessimo deciso di volerli dare in beneficenza!”

“Bisogna divulgare il più possibile e sensibilizzare i nostri ragazzi alla cura del nostro territorio e alla salvaguardia della loro salute! C’è una totale indifferenza da parte del governo nazionale, perché c’è molta incompetenza in materia. Noi siamo uniti per una causa: non appartiamo ad alcun partito politico e soprattutto non vogliamo che il movimento e la sua causa comune vengano strumentalizzati!”

Anche dal comitato No Muos di Licodia Eubea giungono perplessità circa la tempistica dei provvedimenti a ridosso delle manifestazioni.

“ Lo stesso Crocetta che, nelle interviste, invita la gente a non recarsi alla manifestazione perché è in atto una revoca, avrebbe dovuto partecipare, portando una testimonianza forte, come hanno fatto tantissimi siciliani e NON, comprese mamme e bambini. Il problema” sottolinea l’attivista “ è trasversale: i tumori e le leucemie non hanno colore politico!! Quindi non bisogna abbassare la guardia,ma continuare la lotta pacifica".

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