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Cronaca

Caso farmacia, parte civile non molla: "La vicenda è appena iniziata, pronto nuovo processo"

Il gip dovrà pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione. L'avvocato Terranova parla intanto delle motivazioni della sentenza dopo l'assoluzione: "Il tribunale non esclude l'esistenza di odori molesti". Annuncia poi, in caso di archiviazione, un nuovo procedimento per la morte della ricercatrice Pirracchio Giuseppina

“Il caso farmacia non è chiuso, la vicenda è appena iniziata”. Sono le parole del giudice di parte civile del processo sui veleni alla facoltà di Farmacia, Santi Terranova, che alza la voce e annuncia come non sia possibile nel 2000 che “Studenti e padri di famiglia siano stati vittime della negligenza di professori che dovevano controllare il regolare svolgimento delle attività alla facoltà di Farmacia”.

Dopo la sentenza emessa dalla terza sezione penale del Tribunale di Catania, con l’assoluzione degli imputati dal reato di disastro ambientale, l’avvocato Terranova riparte dalle motivazioni della sentenza espresse dal tribunale in un fascicolo di 476 pagine. Questo per dimostrare come il “caso non sia assolutamente chiuso”.
La sentenza di assoluzione, spiega Terranova, è stata emessa per la "mancanza di prove scientifiche". Il tribunale dichiara infatti che “non può dirsi acquisita prova certa della contaminazione del terreno sottostante l’edificio”. Nonostante questo, ricorda la parte civile, non si “esclude affatto l’esistenza odori molesti, irritanti e senz’altro pregiudizievoli per la salute dei frequentanti l’istituto”.

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Importanti nel motivare il seguente passaggio le testimonianze di oltre 60 testimoni, primo tra questi, ricorda Terranova, “Emanuele Patanè, la cui deposizione e memoriale sono stati valorizzati e resi quasi una testimonianza”. Terranova ricorda inoltre come le testimonianze e i dati raccolti “non siano stati contraddetti dalle testimonianze palesemente di convenienza, accomodanti, come quelle dei professori Salerno, Prezzavento e Pappalardo”. “Noi della parte civile – dichiarano poi i presenti alla conferenza- confermiamo che mai abbiamo detto fesserie sino ad oggi. Come espresso nella sentenza, non si è raggiunta la prova scientifica della contaminazione del terreno, che era posta alla base del delitto di disastro ambientale, ma ricordiamo che c’è stato il trasferimento di almeno 300 metri cubi di terreno prima che si svolgesse l’incidente probatorio nel sottosuolo del dipartimento”. 

Intanto è attesa per il 5 marzo la sentenza del gip di Catania sulla richiesta di archiviazione del procedimento per omicidio colposo. “Qualunque giudice non potrà non tenere conto delle motivazioni a cui è giunto il tribunale" spiega l'avvocato ad appena due giorni dalla data. La parte civile, se dovesse arrivare l'archiviazione, confida comunque in un episodio accaduto appena un anno fa, quando, conclude Terranova, "è deceduta una ricercatrice, Pirracchio Giuseppina, che faceva parte dello stesso team di Patanè ed è stata affetta dallo stesso tipo di tumore".

"Confidiamo quindi nell’esistenza di un nuovo procedimento, relativo alla morte di questa ricercatrice, che avrà come obiettivo - concludono i difensori di parte civile - quello di superare il risultato e di superare certi errori commessi dalla procura nell'istruzione del processo svolto sin qui. Non molliamo, abbiamo iniziato un percorso giudiziario e andiamo avanti”

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