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Dissesto, interviene l'ex assessore al Bilancio Salvo Andò

Per Andò "ci sono tutti gli elementi per contrastare le conclusioni della Corte dei Conti siciliana con un ricorso a Roma"

L'ex assessore al Bilancio Salvo Andò, in carica con la giunta Bianco, è intervenuto con una lunga nota a proposito dell'accertazione da parte della Corte dei Conti del dissesto finanziario del Comune di Catania

"Ci sono tutti gli elementi per contrastare le conclusioni della Corte dei Conti siciliana con un ricorso a Roma. La città ha fatto passi avanti evidenti in questi anni, cioè da quando fu sancito il predissesto, nato dell’enorme buco di bilancio realizzato nel 2003/2005, e fu approvato il primo di riequilibrio dalla giunta Stancanelli nel 2012. Cosa non ha funzionato dunque? Certamente in questi anni il peso della crisi è stato principalmente sostenuto sulle spalle degli enti locali, solo per indicare una determinante variabile basti pensare al taglio dei trasferimenti che sono diminuiti di ben 41 milioni di euro: nel 2012 il comune di Catania percepiva dallo Stato 73 milioni e dalla Regione 31 milioni, tra il 2015 e 2016 i trasferimenti si sono ridotti rispettivamente a 40 e 23 milioni di euro. Il piano era dunque costruito con la previsione dei trasferimenti secondo il dato di quell’anno e per gli ami successivi, mentre abbiamo dovuto attuarlo con un taglio dei trasferimenti del 40 per cento. Ma oltre ai numeri basti anche pensare alle gravi difficolta finanziarie di Comuni importanti come Torino".

"L’altro elemento é stato l’enorme massa debitoria che abbiamo portato alla luce con un’azione di trasparenza senza precedenti. Un esempio su tutti l’emersione di vecchi debiti fuori bilancio che abbiamo certificato e pagato grazie ai DL 35 e 78: ben 192 milioni di euro a 500 aziende creditrici del Comune, molte delle quali catanesi. Dal 2014, inoltre, abbiamo concluso transazioni per circa 40 milioni per contenziosi non considerati dal precedente piano. Tali negatività, peraltro, sono state da noi inserire nella rimodulazione del piano realizzata nel 2016. Insomma il piano del 2012 era relativo a 527 milioni di euro, ma la cifra effettiva che la città ha dovuto affrontare riguardava ben 800 milioni. Il peggioramento dei conti evidenziato dalla Corte si riferisce, dunque, a tutte le criticità che abbiamo fatto emergere, oltre che alle nuove normative del bilancio armonizzato in vigore da quest’anno, che hanno inciso in maniera determinante sugli accantonamenti e sul calcolo del Disavanzo, comunque ampiamente coperto dalla ripartizione trentennale in vigore di 551 milioni di euro. Alle misure sopra esposte si aggiungono altre importanti azioni compiute in questi anni. Le spese per i fitti di uffici comunali, allegramente utilizzate nel passato, sono passate da 6,3 milioni del 2013 a 2,2 nel 2018 e l’anno prossimo si azzereranno definitivamente. I tempi di attesa per i pagamenti dei fornitori dei comune soni passati da ben 476 giorni a 86. Contrariamente al passato, in questi 5 anni i dipendenti del Comune sono sempre stati pagati con estrema puntualità il 27 del mese".

"Dopo il pronunciamento della Corte dei conti Siciliana, ribadisco quanto ho costantemente ripetuto per tutto l'arco della mia esperienza , non ci si può dividere sul tema del dissesto tra pro e contro e meno che meno rimpallare le responsabilità; occorre che tutte le forze politiche , tutta la città faccia quadrato per evitare che il pronunciamento della Corte sia definitivo e decreti la morte economica e sociale della Città. La parte politica ha il dovere di adoperarsi in tutte le sedi per far valere le fondate ed argomentate ragioni di Catania e chiedere , se possibile, un intervento forte del Governo e del Parlamento col supporto dell' Anci. È inconfutabile che in questi anni si siano fatti evidenti passi avanti. Il Comune può formalizzare il ricorso ed evitare il dissesto. Occorre che tutta la città lavori per questo obiettivo con determinazione e in modo unitario".

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