Mafia e droga: colpito il "sistema militare" del clan Cappello-Bonaccorsi

Pusher e contabili all'interno dell'organizzazione facevano in modo che nulla fosse affidato al caso: un vero e proprio sistema militare, come quelli messi in atto dalla Camorra a Scampia. Il traffico di droga fruttava 1 milione e 200 mila euro l'anno

L'operazione antidroga chè ha portato in carcere 16 persone vicine al clan Cappello, è stato chiamata "Wink" dagli agenti della squadra mobile. Termine che in inglese significa occhiolino, proprio come il soprannome con cui è conosciuto negli ambienti mafiosi il soggetto principale tra gli arrestati di oggi. Si tratta di Sebastiano Sardo, inteso "Iano Occhiolino". Sardo, secondo le dichiarazioni di più pentiti, avrebbe un ruolo di primo piano nella gestione degli affari della droga del clan Cappello - Bonaccorsi.

VIDEO-CLIENTI E PUSHER RIPRESI

Infatti a lui è stato contestato anche il reato di associazione mafiosa, in particolare secondo gli investigatori farebbe parte della frangia dei "Carateddi" del clan Cappello - Bonaccorsi.  "Le indagini  - dice il capo della Squadra Mobile Salvago - sono state complesse e sono partite nel 2013". Durante questo periodo racconta Salvago: "le nostre telecamere sono state scoperte, ma siamo riusciti ugualmente a raggiungere il nostro obiettivo".

L'OPERAZIONE DELLA SQUADRA MOBILE

Spaccio a San Cristofo, polizia arresta 16 persone vicine al clan Cappello
I NOMI DEGLI ARRESTATI

Il traffico di droga della piazza di spaccio di San Cristoforo, tra via Alonzo e Consoli, fruttava un milione e duecentomila euro l'anno. Dalle indagini della squadra mobile di Catania è emerso che il sistema organizzativo criminale era ben strutturato. Vedette, pusher e contabili all'interno dell'organizzazione facevano in modo che nulla fosse affidato al caso, un vero e proprio sistema militare che dalla squadra mobile hanno ribattezzato "napoletano", come quello adottato a Scampia.

I DETTAGLI DELL'OPERAZIONE

LE INTERCETTAZIONI

In un' intercettazione ambientale (VIDEO)  effettuata dalla polizia di stato si sentono parlare Sebastiano Sardo e Gaetano Torrisi. Sardo vuole da Torrisi i proiettili per la sua pistola e durante la conversazione si sente scarrellare l'arma, sembra intenzionato ad usarla contro qualcuno che gli ha fatto uno sgarro e Torrisi lo avverte "tu combini una guerra, appena spari... se li butti a terra...". Ad alcuni degli arrestati di oggi, sono stati contestati anche reati in materia di armi.

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Con i proventi dello spaccio della droga venivano pagati gli "stipendi" sia agli affiliati liberi e che quelli in carcere, comprese le spese legali. Questo ruolo era affidato a Sebastiano Sardo, che nonostante fosse rinchiuso agli arresti domiciliari, gestiva la cassa comune attraverso altri personaggi che ricevano da lui le disposizioni.

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