Fipet, “No alla chiusura della zona della Pescheria”: ecco la proposta

Fipet intende avviare un sondaggio tra gli operatori commerciali in modo tale che a decidere e potersi esprimere sulla chiusura siamo proprio coloro che devono subire queste iniziative

La Fipet - Federazione Italiana Pubblico esercizi e turismo - rappresentata da Roberto Tudisco ed Elena Malafarina, parteciperà alla riunione convocata per il 19 settembre dalla commissione commercio presso palazzo degli elefanti cui parteciperà l'assessore Rosario D'Agata che presenterà la proposta di chiusura della zona della pescheria "a seguito della richiesta presentata da non meglio identificate associazioni che precisiamo non sono associazioni di categoria né tantomeno appartengono a sindacati di lavoratori", si legge nella nota della Fipet.

"La nostra posizione è chiara: nessuna chiusura dovrebbe essere nemmeno ventilata in una situazione di disastro del commercio come quella attuale. Inoltre la Fipet intende avviare un sondaggio tra gli operatori commerciali in modo tale che a decidere e potersi esprimere sulla chiusura siamo proprio coloro che devono subire queste iniziative. Come nel caso del lungomare, dove il risultato è stato una pista ciclabile ipercostosa e pericolosa per il pubblico, dove si sono eliminati numerosi posti macchina e non si sono nemmeno sistemati i marciapiedi, temiamo che l'iniziativa possa avere lo stesso sapore di beffa".

"Che non si dica che i problemi riguardano l' emissioni inquinanti perché in zone ben più inquinate non c'è nessun controllo e presidio( ad esempio il tondo Gioeni, viale Vittorio Veneto o corso indipendenza solo per citarne alcune) che non si invochi la mobilità sostenibile quando prendere un autobus in questa città sempre una missione da indiana jones e con una cadenza oraria degna del terzo mondo, che non si invochi la valorizzazione del territorio visto che chiudere non significa qualificare e dato che nessun intervento di manutenzione , abbellimento o restauro della pescheria è stato iniziato o presentato, che non si invochi la scusa della lotta all'abusivismo poiché chiudere non significa presidiare e alla fine sono proprio gli abusivi a potersi muovere dei metri necessari per captare il flusso di individui e continuare a lavorare indisturbati e sereni mentre gli operatori regolari saranno i soliti noti a pagare il prezzo delle scelte di altri dato che saranno chiamati a pagare i balzelli statali e comunali senza più avere una clientela, che non si dica che stanno provvedendo a creare un nuovo parcheggio perché piazza Alcalà è lì da sempre e mai gestita dignitosamente, dove non si sono creati nuovi stalli ma si è limitato a dipingere posti auto sull'asfalto che nemmeno copriranno gli stalli parcheggio che vogliono eliminare, senza contare la tragica e imperitura piaga dei parcheggiatori abusivi".

"Inoltre ci chiediamo ma chiudere una zona che tipo di politica è? - attacca la Fipet -  Senza parcheggi, senza mezzi pubblici funzionanti, senza nemmeno consultare gli operatori e senza nessun ausilio al commercio questa iniziativa comporterà la desertificazione dell'area e la perdita del mercato storico del pesce, attrazione turistica e sostentamento per molteplici famiglie di molteplici categorie di commercianti dai pescivendoli ai panettieri agli ortofrutticoli ai bar e loro dipendenti solo per citarne alcuni che speriamo il comune sia pronto a sostenere economicamente per evitare drammatiche conseguenze economiche e sociali. Noi invitiamo l'amministrazione a tenere conto del risultato del sondaggio che la Fipet avvierà in questi giorni tra gli operatori commerciali perché se le firme dei cittadini delle associazioni non identificate hanno un peso allora anche le firme raccolte dalle associazioni di categoria devono venire prese in considerazione e partecipare alla decisione, dato che la partecipazione democratica ha un valore fondamentale e che dovrebbe essere naturale coinvolgere chi opera nella zona prima ancora di tutti gli altri".

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