"Hotspot" per i migranti: ecco come funziona il quartier generale di Frontex a Catania

Dall'inizio dell'estate Catania ospita il quartier generale di Frontex, attualmente allestito presso il commissariato di polizia di Vulcania. Qui si svolgono ogni giorno le riunioni del team di esperti chiamati a gestire la fase emergenziale degli arrivi di migranti

Non sono nuovi centri di accoglienza o centri di identificazione ed espulsione, destinati a sostituire quelli già esistenti. Gli "hotspot" sono concepiti come "team", squadre di operatori ed esperti che possono essere dislocate rapidamente in edifici adatti a raccogliere poche centinaia di persone, per procedere all'identificazione rapida e registrazione dei migranti, prendendo loro anche le impronte digitali e operando una prima separazione fra i candidati all'asilo e gli immigrati per motivi meramente economici, che non corrono rischi se vengono rimpatriati.

Gli "hotspot" - letteralmente, in inglese, "punti caldi", in cui si svolge un'attività intensa - sono la pietra angolare della nuova strategia Ue per far fronte all'attuale crisi dei profughi e più in generale all'emergenza migranti. In Italia, a quanto risulta alla Commissione europea, ce ne sono già cinque che stanno cominciando a funzionare: a Porto Empedocle, Trapani, Pozzallo e Augusta, sui sei che erano previsti entro la fine dell'anno, quando ce ne sarà uno anche a Taranto.

Lo "stato maggiore" che coordina gli hotspot italiani è situato a Catania. Dall'inizio dell'estate, il quartier generale di Frontex è allestito presso il commissariato di polizia di Vulcania dove, questo pomeriggio, si è svolta una conferenza stampa per spiegare l'attività che viene svolta.

Qui si svolgono ogni giorno le riunioni del team di esperti chiamati a gestire la fase emergenziale degli arrivi di migranti. Il dispositivo può contare in tutto su 4 aerei, due elicotteri, 12 imbarcazioni d’altura e 6 navi. Il compito più importante degli investigatori, divisi in 9 team di ‘debriefing’ e 6 di ‘screening’, ciascuno composto da 4 persone, è quello di stabilire la provenienza delle persone appena sbarcate, con degli interrogatori mirati a smascherare i ‘finti’ richiedenti asilo, distinguendo coloro che scappano dalla guerra ed hanno diritto ad essere accolti in Europa secondo le leggi internazionali attualmente in vigore.

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Le investigazioni per individuare gli scafisti, al termine di ogni traversata, sono invece affidate alla polizia scientifica italiana che conduce accurate indagini incrociate con quelle degli enti militari dei 28 stati membri dell'Unione Europea. A questi organismi si affianca inoltre l’Europol, i cui funzionari dispongono di accurate strategie di analisi mirate ad identificare i profili criminali più pericolosi, per prevenire eventuali infiltrazioni di terroristi.

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