"Ti taglio la faccia, ti ammazzo", denuncia il marito-padrone e lo fa arrestare

Rimasta parecchie volte in casa senza cibo, mentre l’uomo andava a mangiare in rosticceria per poi ubriacarsi al bar, era stata costretta a chiedere aiuto economico alla madre, dalla quale peraltro trovava a volte rifugio

La Procura Distrettuale della Repubblica, nell’ambito di indagini a carico di C.P., di anni 59, indagato per i reati di maltrattamenti contro familiari e lesioni personali aggravate, commessi in danno della moglie, ha richiesto ed ottenuto la misura cautelare agli arresti domiciliari eseguita dai carabinieri della stazione di Paternò.

Le indagini, coordinate dal pool di magistrati qualificati sui reati che riguardano la violenza di genere, hanno evidenziato come l’indagato per oltre vent’anni ha reso la vita del coniuge un vero e proprio inferno.

La donna, dopo aver patito ogni sorta di sopruso psicofisico, ormai ridotta allo stremo delle forze e preoccupata per la sua incolumità, ha trovato il coraggio di denunciare il marito ai carabinieri, ai quali ha raccontato la tormentata vita matrimoniale che, a causa del vizio dell’alcool dell’uomo, l’ha vista patire giornalmente minacce quali: "Ti taglio la faccia, ti ammazzo", ingiurie, condite da epiteti irripetibili ledenti la dignità femminile, schiaffi, pugni e calci, come peraltro dimostrato dai numerosi referti rilasciati dai sanitari del pronto soccorso dell’Ospedale di Paternò (in un caso si registrò una prognosi di 30 giorni) dove si recava da sola dopo le lesioni procuratele dal coniuge.

Rimasta parecchie volte in casa senza cibo, mentre l’uomo andava a mangiare in rosticceria per poi ubriacarsi al bar, era stata costretta a chiedere aiuto economico alla madre, dalla quale peraltro trovava a volte rifugio pur di sfuggire alle violenze domestiche.

La vittima, molti anni fa, tradita dal marito, era stata addirittura obbligata dall’indagato a trasferirsi con i figli prima dalla madre e successivamente in una casa offertagli dai servizi sociali, dove comunque il persecutore la raggiungeva per denigrarla ed aggredirla.

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Grazie alla denuncia i carabinieri hanno potuto riscontrare ogni singolo episodio, tanto da comporre un quadro indiziario a carico dell’indagato che non ha lasciato alcun dubbio al giudice il quale, accogliendo la richiesta del magistrato titolare dell’indagine, ha emesso la misura restrittiva.

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