Librino, scoperta officina meccanica abusiva: vi lavoravano anche 2 minori

Due minori di anni 11 e 17 sono stati trovati dentro l'officina unti di grasso e oli lubrificanti e con abiti strappati e sgualciti. Inoltre, è stato anche accertato che uno dei due minori si era recato da solo in viale Grimaldi (conosciuto come "fossa dei Leoni") alla guida di un ciclomotore

Continuano i controlli da parte della polizia alla ricerca di droga ed armi per reprimere ogni forma di criminalità. Quest'attività operativa su strada, voluta dal Questore di Catania Mario Della Cioppa, soprattutto nel quartiere Librino grazie al commissariato di polizia diretto dal Vice Questore Alessandro Berretta, ha permesso il raggiungimento di importanti risultati.

Nei due giorni appena trascorsi, sono stati così effettuati controlli straordinari a raffica, nel caso specifico diretti alla repressione dei reati commessi in danno dei minori. Sono state indagate molteplici persone oltre a rilevare significative criticità e illeciti penali che hanno visto coinvolti quali parti offese 7 minori di anni compresi fra i 10 e i 17 anni.

Particolare rilievo assume il controllo effettuato presso un’officina totalmente abusiva e gestita da 2 soggetti all’interno di un immobile, sottoposto a procedura esecutiva e in atto all’asta, di 366 metri quadri in via Giacomo Antonini 2, nel quartiere Zia Lisa. Durante il controllo di polizia è stato accertato un grosso volume d’affari, presenti oltre 10 autocarri in riparazione e molteplici clienti e, fatto di rilievo, che vi lavoravano 2 minori di anni 11 e 17 e gli stessi si presentavano unti di grasso e oli lubrificanti e con abiti strappati e sgualciti; non solo, è stato anche accertato che uno dei due minori si era recato da solo in viale Grimaldi (conosciuto come "fossa dei Leoni") alla guida di un ciclomotore senza essere in possesso della patente e, tra l’altro, detto veicolo era sprovvisto di copertura assicurativa nonché revisione, recatosi in detti luoghi al fine di riparare un camion.

Detta officina, oltre ad essere priva delle prescritte autorizzazioni, presentava pessime condizioni sotto il profilo della sicurezza e salubrità sui luoghi di lavoro e, fatto ulteriore, che i titolari gestivano illegalmente i rifiuti speciali pericolosi (oli esausti e materiale ferroso) derivanti dai lavori di meccanica, infatti erano totalmente privi dei prescritti formulari di carico e scarico rifiuti. Inoltre, è emerso che uno dei minori non ha completato l’istruzione obbligatoria mentre l’altro, quello di 11 anni, durante l’anno scolastico in corso (frequenta la prima media) ha fatto oltre 20 giorni di assenza.

Uno spaccato di forte illegalità che preclude percorsi di crescita di minori che, invece, dovrebbero ricevere ogni dovuta attenzione soprattutto da parte dei genitori, nel caso specifico, del tutto assente. In detta officina, tutti i dipendenti presenti, 5 lavoratori catanesi, in nero, erano privi di contratto di lavoro e, tra questi, vi era anche il padre del minore di anni 11 il quale, avendo permesso l’impiego lavorativo del proprio figlio minore in età non consentita, è stato indagato in stato di libertà per il reato di sfruttamento del lavoro minorile.

In relazione ai due titolari dell’officina meccanica, gli stessi sono stati indagati in stato di libertà per i reati di sfruttamento del lavoro minorile con l’aggravante di averli fatti lavorare in luoghi non sicuri e insalubri, circostanza comunicata all’Asp Spresal per le ulteriori contestazioni, e gestione illegale di rifiuti speciali; nel contesto, detti rifiuti sono stati sottoposti a sequestro penale e, giunta sul posto la Polizia locale.

Ai titolari dell’officina sono state contestate le previste sanzioni pecuniarie, oltre 5000 euro, per la mancanza delle autorizzazioni amministrative e per aver affidato al minore il suindicato ciclomotore, sequestrato; quanto all’attività commerciale in argomento, la stessa è stata sottoposta a sequestro amministrativo.

Nonostante detto sequestro, nei giorni successivi, la Polizia di Stato ha accertato per ben 2 volte che la officina meccanica era regolarmente aperta reiterando, in tal modo, il reato ambientale di gestione illecita di rifiuti speciali e violando altresì l’articolo 650 del codice penale che punisce l’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, in questo caso del sequestro dell’esercizio commerciale in argomento: ciò posto e al fine di evitare la reiterazione del reato, la polizia ha sottoposto a sequestro penale l’intero immobile con apposizione dei sigilli e detti titolari sono stati indagati nuovamente. Non si escludono conseguentemente più gravi misure nei loro riguardi, visto il reiterarsi del grave reato.

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