Incinta al quinto mese muore al Cannizzaro, rinviata l'udienza preliminare

Il processo per la morte di Valentina Milluzzo è stato rinviato al prossimo 13 novembre per un difetto di notifica. Indagati sette medici dell'ospedale catanese per concorso in omicidio plurimo colposo

Slitta al 13 novembre prossimo,  per un difetto di notifica,  il processo per la morte di Valentina Milluzzo, giovane mamma morta al quinto mese di gravidanza il 16 ottobre del 2016 all'ospedale Cannizzaro di Catania, dopo aver perso i due gemelli che portava in grembo. La Procura di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio per sette medici del reparto di ginecologia e ostetricia a seguito della tragica fine della 32enne, deceduta dopo diversi giorni di ricovero,  alla 19esima settimana. 

I medici del Cannizzaro che rischiano il processo

Imputati sono il primario del reparto, Paolo Scollo, perché "in posizione di garanzia e con obblighi di controllo e vigilanza"; i medici del reparto Silvana Campione, Giuseppe Maria Alberto Calvo, Alessandra Coffaro, Andrea Benedetto Di Stefano e Vincenzo Filippello, "in servizio nel reparto e in sala parto, avvicendatisi nei turni di guardia"; e l'anestesista Francesco Paolo Cavallaro, "intervenuto in sala parto la notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2016".

Le accuse

Secondo l'accusa i medici "in concorso e cooperazione tra loro cagionavano con colpa il decesso della gestante" ricoverata per minaccia d'aborto in gravidanza gemellare bicoriale. La Procura contesta ai medici 'colpa professionale" per "imprudenza, negligenza ed imperizia". In particolare "nella mancata attuazione di una terapia antibiotica adeguata" sia il 14 e il 15 ottobre, nel "mancato tempestivo riconoscimento della sepsi in atto", nella "mancata raccolta raccolta di campioni per esami microbiologici", nella "mancata tempestiva rimozione della fonte dell'infezione: i feti e le placente" e la "mancata somministrazione di emazie durante l'intervento". Tutti eventi, che sostiene la Procura di Catania, avrebbero "determinato il trasmodare della sepsi in shock settico irreversibile con conseguente insufficienza multiorgano e coagulazione intravascolare disseminata" che hanno causato il decesso della paziente.

Le parole della sorella di Valentina

"Attendo il dibattimento, - dichiara Angela Maria Milluzzo, sorella di Valentina, ai microfoni di CataniaToday -   li voglio guardare in faccia e capire perché hanno fatto morire mia sorella. Valentina gridava aiuto i due giorni prima di morire, ma in reparto i medici erano pochissimi. Il 15 ottobre mattina mia sorella si è svegliata con la febbre, stava malissimo, collassava, vomitava, ha gridato aiuto fino alle 15 del pomeriggio. Ad un certo punto,  - continua la sorella di Valentina - dopo varie sollecitazioni i medici hanno detto che aveva una colica renale, ma un'ora dopo mia madre mi ha detto che Valentina stava morendo, da sola, nessuno l'aiutava. L'ho vista agonizzante dopo aver perso i suoi due bambini, chiedeva di essere aiutata e lo ripeteva da giorni. La sepsi era in corso, il tampone del 14 ottobre parla chiaro, i segni dell'infezione erano evidenti".

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"Ci aspettiamo giustizia, - conclude Angela - perché chi non sa fare il medico e non sa salvare la vita alle persone non deve né può fare questo mestiere. Siamo fiduciosi, attendiamo con speranza che la verità venga fuori affinché la morte di Valentina non sia vana".

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