Uccise la figlia dodicenne nel sonno, confermato l'ergastolo per Roberto Russo

I giudici della Corte d'assise di Appello hanno condannato alla pena massima l'uomo che ha accoltellato le figlie, uccidendone una e ferendo gravemente l'altra. Confermata la piena capacità di intendere e volere dell'assassino

Confermato anche in secondo grado l'ergastolo per Roberto Russo. L'allora 47enne, il 22 agosto 2014 uccise la figlia 12enne Laura nel sonno e ferì gravemente la più grande, Marika, con l'obiettivo di punire la moglie che lo aveva da poco lasciato. I gudici della Corte d'assise d'appello,  presieduta da Elisabetta Nicastro, hanno accolto in pieno la tesi del procuratore generale Antonino Nicastro e dell'avvocato Giuseppe Lo Faro che ha difeso la madre Giovanna Zizzo e i fratelli della ragazzina.

La vendetta e l'omicidio

Russo la mattina del 22 agosto ha scelto di vendicarsi e di accoltellare le due figlie che dormivano con lui nel letto matrimoniale. La madre quella notte l'aveva trascorsa invece a casa dei propri genitori. L'uomo ha colpito le due ragazzine di 12 e 14 anni nel sonno, per poi ferirsi solo lievemente all'addome. A disarmarlo sono stati i due figli maschi Andrea e Emanuele che hanno poi chiamato un'ambulanza. Quando nell'abitazione di San Giovanni La Punta è arrivato il personale del 118, la piccola Laura respirava ancora, ma la 12enne poi è deceduta nella corsa verso l'ospedale Cannizzaro. Marika invece, in coma per giorni a causa di una grave emorragia, si è risvegliata proprio il giorno del funerale della sorella minore.

Totalmente capace di intendere e di volere

Nel corso del processo Roberto Russo ha più volte dichiarato di non ricordare nulla di quella mattina quando intorno alle 7 ha colpito le due figlie con due coltelli da cucina. Le due perizie psichiatriche svolte però nel corso del procedimento ed eseguite dal dottor Gatetano Sisalli prima, e dal dottor Domenico Micali in seguito, sono arrivate entrambe alla conclusione che Russo fosse totalmente capace di intendere e di volere.

Le parole della madre di Laura: "Giustizia è fatta, ma la mia lotta continua"

"È una sentenza, - afferma Giovanna Zizzo, madre di Laura -  quella della Corte d'Assise d'appello, che fa ancora una volta giustizia. Sia i giudici di primo grado che quelli di secondo grado sono stati pienamente concordi e sono giunti alle medesime conclusioni. Ciò, però, se per un verso può darmi sollievo, per altro verso non può mai cancellare né in me né nei miei figli le sofferenze patite che ci accompagneranno per tutta la nostra esistenza. Niente e nessuno potrà riportare in vita Laura ma, ripeto, a me e ai miei ragazzi interessava che venisse fatta giustizia. A questo e soltanto a questo ha obbedito la nostra costituzione di parte civile. Un grazie di cuore va all'operato della magistratura che nulla ha tralasciato e ha compiuto ogni accertamento.  La sentenza - conclude la donna -  chiude un ciclo e mi fa sentire ancora di più il vuoto. L'assenza. Eppure la mia lotta continua, può apparire diversa agli occhi degli altri, un caso non 'tradizionale' di femminicidio, ma il mio obiettivo è diffondere un messaggio preciso soprattutto alle giovani generazioni. Dobbiamo sensibilizzare affinché ci si possa difendere prima che certe barbarie accadano. Il mio dolore è la mia forza, a guidarmi da lassù la sete di giustizia di mia figlia. Andrò avanti, sosterrò le altre madri, nel nome di Laura".

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