Ricerca sul cancro, 1 milione e mezzo di euro a oncologo catanese per studi innovativi

Marco Donia, medico che lavora in Danimarca, ha ricevuto il finanziamento da una fondazione e per i prossimi cinque anni studierà il ruolo di alcune molecole

L'immunoterapia antitumorale è manipolazione, nel senso migliore. Immunoterapia del cancro significa manipolare il Sistema immunitario in modo che riconosca ed elimini I tumori. Questo può essere ottenuto, ad esempio, somministrando al paziente anticorpi che rafforzano il sistema immunitario. In alcuni casi, l'immunoterapia funziona perfettamente e il paziente guarisce, come succede frequentemente con il melanoma, il cancro del rene e il cancro del polmone. Però purtroppo, nella maggior parte dei casi, le cose vanno diversamente: i tumori continuano a crescere e causano invariabilmente la morte del paziente.

Marco Donia, catanese, medico oncologo e professore associato presso l’ospedale universitario di Copenhagen, ha studiato per diversi anni l'immunoterapia per il trattamento del cancro - concentrando le sue ricerche su un gruppo di molecole rilasciate dal Sistema immunitario che potrebbero favorire la crescita dei tumori. Con la nomina a “Lundbeck Fellow” e il finanziamento di quasi 1.5 milioni di euro che ne consegue da parte della Fondazione Lundbeck, nei prossimi cinque anni studierà il ruolo di queste molecole all’interno dei tumori.

Trentacinque anni, laureato in Medicina e Chirurgia nel 2008 e successivamente specializzato in Oncologia medica presso l'Università di Catania, Marco Donia ha iniziato le sue ricerche in Danimarca nell’ambito di una collaborazione internazionale avviata già dal 2001 dal professore Ferdinando Nicoletti, ordinario di Patologia generale ed immunologia del dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche con l’Università di Copenhagen e il Rigshospitalet. Dal 2014 lavora sia come medico oncologo che come ricercatore presso il National Center for Cancer Immune Therapy della Danimarca.

“Questo tipo di molecole – spiega Marco Donia - sembrano essere rilasciate da un tipo speciale di cellule immunitarie, che si trovano all’interno dei tumori che noi medici cerchiamo di sradicare in ogni paziente”. “Partiamo dal presupposto – afferma ancora - che la gamma di sostanze rilasciate dalle cellule del Sistema immunitario, i linfociti, può sia aiutare a eliminare il tumore che favorirne la sua crescita. Le attività del mio gruppo di ricerca si focalizzano sullo studio del bilancio tra molecole positive e molecole negative rilasciate dal Sistema immunitario all’interno dei tumori”. Per raggiungere questo obiettivo, il prof. Donia utilizzerà una serie di tecniche avanzate di sequenziamento molecolare del genoma umano, comprese nuove metodologie come il single-cell RNA sequencing, che fornisce dettagliate informazioni genetiche contenute in ogni singola cellula che compone il tumore.

 “Questo prestigioso riconoscimento - afferma il prof. Ferdinando Nicoletti - testimonia sia il percorso di assoluta eccellenza scientifica che il prof. Donia sta svolgendo, sia la competitività della formazione scientifica che l’Ateneo catanese gli ha garantito nel corso dei i suoi studi. In questo contesto, e nell’ambito della costante attenzione prestata all’internazionalizzazione della ricerca, l’Università ha avviato una collaborazione con il gruppo di Marco Donia nell’ambito del dottorato di ricerca in Basic and Applied Biomedical Sciences coordinato dalla prof.ssa Stefania Stefani”.

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“La creazione di un network internazionale di eccellenza di ex alumni Unict - prosegue il prof. Nicoletti - è un obiettivo chiave al quale ha lavorato intensamente anche il rettore Francesco Priolo, durante il suo mandato di presidenza della Scuola Superiore di Catania. Siamo da anni, e lo saremo sempre più, in un contesto di chiara globalizzazione della ricerca che però non è accompagnata di fatto da un’equanime globalizzazione dell’accesso alle risorse economiche che in Italia, e ancor più nel Mezzogiorno, risultano estremamente carenti e sottodimensionate sia nel pubblico che nel privato per mancanza di stakeholders istituzionali (fondazioni, business angels, Venture capital). Quindi la creazione di una rete di chiara eccellenza sovranazionale di laureati catanesi e con forte e orgogliosa “brand identity” può rappresentare un importante strumento per favorire collaborazioni con "la sede madre" a supporto di proposte scientifiche internazionali con conseguente ulteriore aumento competitivo dell’Ateneo nell'accesso a finanziamenti internazionali. Inoltre il contributo di questa rete di eccellenza, che sempre più si sta sviluppando, aiuterà con la loro presenza e il loro supporto a sensibilizzare ancor più l'opinione pubblica e i legislatori ad intraprendere misure idonee per il rientro in patria dei nostri ex allievi che eventualmente lo desiderassero”. “Per attrarre ricercatori entusiasti e di successo nel loro e nostro paese – conclude Nicoletti - ancor più che i benefit personali serve la qualità e competitività dell’istituzione che potrà ospitarli”.

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