Sant'Agata, i luoghi del culto: sulle tracce del sepolcro

Padre Giuseppe Guliti ripercorre i racconti tradizionali confrontandoli con i più recenti studi storiografici che convergono sul mausoleo all'interno dell'ex distretto militare

Sant'Agata La Vetere, Il carcere e la “Fornace”: il cosiddetto “trittico” agatino, che la tradizione identifica con i luoghi del martirio, sorge sulla collina di Montevergine, nucleo originale della Catania greco-romana. “Oggi abbiamo tre chiese distinte ma appartengono a un unico complesso - spiega padre Giuseppe Guliti, vice cancelliere dell'Arcidiocesi di Catania e studioso di storia della Sicilia – dal punto di vista storico, quando parliamo di siti e luoghi rimane tutto incerto, anche perché le cronache tramandate spesso sono contraddittorie o in alcuni casi mistificatorie, come quelle del Seicento. E questo è ancor più vero se trattiamo del culto agatino, che nel tempo è stato utilizzato per ribadire anche il predominio culturale e religioso di una parte della Sicilia rispetto all'altra. Basti pensare alla questione dei natali di Sant'Agata rivendicata dai palermitani: per dirimere la controversia gli storici tradizionali come Pietro Carrera e altri costruirono racconti in cui fanno diventare storia quello che non era storia – continua padre Guliti - ma questo era uno stratagemma comune in quel secolo, come testimoniano anche diversi artefatti”.

I normanni e l'identificazione dei luoghi

Sant'Agata La Vetere è l'antica cattedrale, e all'interno sono custodite: la presunta cassa che conteneva le reliquie riportate a Catania da Costantinopoli e quello che è ritenuto il sarcofago della Santa. Anche Sant'Agata al Carcere sorge su un sito archeologico: le strutture portanti della stanza interna sono infatti di epoca romana mentre non lo sono le mura che si affacciano sulla piazzetta antistante, lì dove si trova la finestra con le sbarre, ritratta nell'iconografia tradizionale di Agata. L'ultima struttura del complesso a essere costruita è stata la Chiesa di San Biagio, detta della “Fornace”, all'interno della quale si trova appunto una fornace di epoca romana. “Anche in questo caso leggenda e tradizione popolare si confondono, ma una cosa è certa - afferma il prelato - i luoghi del culto agatino all'interno della città cominciano a essere identificati a partire dall'età normanna. Con loro si cerca di riscoprire Catania dopo la dominazione araba – continua – di cristiano era rimasto ben poco, e infatti iniziano a costruire la grande cattedrale. Il culto di Agata era presente ed è stato utilizzato anche come simbolo attorno al quale ricostruire la cultura cristiana, si cerca dunque di cristallizzare il culto”.

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Le ipotesi sul sepolcro di Agata

“Nel corso dei secoli diversi studiosi hanno tentato di rintracciare i luoghi del culto agatino - ha spiegato ancora Guliti - studi che hanno cercato di localizzare il primo tempio o luogo di culto legato ad Agata. Ci sono tante ipotesi, per esempio, che riguardano proprio il sepolcro in cui originariamente riposavano le spoglie della Santa. Partendo dalla leggenda che identifica il sepolcro di Agata nella Chiesa di San Gaetano alle grotte. Recenti studi storiografici hanno evidenziato la debolezza di questa tesi che partiva da assunti errati – spiega Guliti - come l'assimilazione di San Gaetano al tempio dedicato a Santa Maria di Bethlem. mentre oggi, grazie al ritrovamento di documenti cartografici del XVI secolo, realizzati prima dell'eruzione del 1669, sappiamo che si trattava di due siti distinti. Così come prende sempre più corpo l'ipotesi relativa al mausoleo posto all'interno del centro documentale dell'esercito (ex distretto militare). Ritengo come sostenuto anche da altri studiosi che non si tratti del sepolcro di Stesicoro, così come identificato da precedenti studi tutt'ora accettati dalla maggioranza degli studiosi. Il manufatto, databile tra metà e seconda metà del II secolo, è stato convertito a luogo di culto durante il periodo del vescovo Leone, così come ho ricostruito in un recente studio, e dunque nel VII secolo. Tutto ciò induce a pensare che questa tomba fosse già in antichità oggetto di venerazione in quanto conservava un “corpo santo”, che potrebbe dunque trattarsi proprio di quello della martire catanese. Di recente anche il lavoro sulla Festa di Sant'Agata redatto da Salvatore Calogero ha ricostruito in maniera eccellente alcuni passaggi significativi del culto agatino”.

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