Sfratto per la famiglia Scinardo dalla villa di Militello: "Sgombero immediato senza preavviso"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata alla nostra redazione da Mario Scinardo e dal figlio Marco in merito all'ordinanza di sfratto eseguita ieri 7 ottobre a seguito delle indagini delegate dalla Procura di Catania alla Dia di Messina, coordinata dal Centro Operativo di Catania

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata alla nostra redazione da Mario Scinardo e dal figlio Marco in merito all'ordinanza di sfratto eseguita ieri 7 ottobre a seguito delle indagini delegate dalla Procura di Catania alla Dia di Messina, coordinata dal Centro Operativo di Catania.

"In data 7 ottobre 2015 i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di sfratto precedentemente emessa dall’agenzia nazionale dei beni confiscati. Tale provvedimento riguarda l’immobile sito a Militello Val di Catania (CT), via Cavour 80, residenza e abitazione della mia famiglia In primo luogo intendo evidenziare come l’Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania abbia fissato, per il 28 ottobre 2015, l’udienza per definire l’istanza di revoca della confisca, avanzata dal mio collegio difensivo. E’ inoltre pendente un giudizio innanzi al TAR del Lazio. Ebbene, quanto sopra esposto avrebbe dovuto imporre una posticipazione, anche solo di poche settimane, dello sgombero del suindicato immobile, in modo da attendere l’esito dei giudizi già in corso. In ogni caso, ritengono necessario stigmatizzare con forza e fermezza le modalità con cui tale sgombero è in corso di svolgimento. Ed in effetti alla mia famiglia (composta anche da tre figli, di ventitre, ventuno e quindici anni) non è stato dato alcun preavviso, ed è stato imposto lo sgombero immediato, alla presenza costante ed invasiva dei militari dell’Arma dei Carabinieri. Poche ore, quindi, per raccogliere gli effetti personali, i ricordi più cari e quanto necessario per sopravvivere fuori casa, ma soprattutto per trovare un luogo ove trascorrere la notte. Sul punto il mio avvocato, Giampiero Torrisi, accorso sul luogo ha rivolto un pressante invito sia ai Carabinieri operanti per ridurre il trauma che la mia famiglia (e specialmente noi figli, di cui uno minorenne) stiamo vivendo. La risposta è stata, inspiegabilmente e coralmente, negativa. Orbene, tale vibrante richiesta si fondava su quel “senso di umanità” che sempre si deve garantire a chiunque, anche ad un destinatario di provvedimenti di prevenzione, e che la Costituzione della Repubblica ha elevato a principio giuridico. Imporre un rilascio immediato, e senza preavviso, ad una famiglia in cui ci sono giovani e minorenni appare irrispettoso della dignità umana, allo stesso modo come negare una proroga di poche ore per consentire una migliore gestione dell’evento traumatico. E’ pertanto incomprensibile il motivo per cui non si possa acconsentire – per umano rispetto verso una famiglia con un minore – ad un’istanza priva di qualsivoglia effetto collaterale per l’Autorità procedente. E’ una scelta in cui il rigore sfuma in un’irrazionale ed inutile sopraffazione".

"E’ ormai noto (si vedano i casi di cronaca riguardanti il tribunale di Palermo e s’indaghi sull’amministrazione giudiziaria condotta per il patrimonio della mia famiglia ove sono state distratte somme pari a tre milioni di euro e condotte aziende e attività al fallimento),  - commenta il figlio Marco Scinardo - come il nostro sistema repressivo di confisca sia da considerarsi come strumento utile a far carriera, o ancora come modus operandi per arricchimento personale. Ho tentato , con la massima prudenza della responsabilità, in diverse circostanze e nelle sedi opportune di far valere le mie ragioni, ma ogni tentativo è risultato vano. La vicenda giudiziaria che ha colpito la mia famiglia non va, in alcun modo, annoverata tra le vittorie conseguite dallo stato, nella lotta alla criminalità organizzata, perché quando chi, non è riuscito a scoplire fatti che hanno scagionato mio padre dall’accusa di cui all’art. 416 bis nei diversi procedimenti giudiziari che lo hanno visto coinvolto, tergiversa imperterrito, quasi fosse l’unica sua ragione di vita, con atti, che configuro come persecutori, tali procedimenti, prima mediatici e dopo giudiziari, vanno, perché il raziocinio lo impone, ascritti nella categoria degli errori giudiziari imperdonabili. Non ritengo necessario ripercorre la storia processuale de quo, allego la replica che a suo tempo mio padre fece ove in dettaglio trova fondamento la mia tesi secondo cui, oggi mi trovo a lottare contro la mafia e la mafia dell’antimafia. Ritento piuttosto opportuno, in questa sede, denunciare le modalità con cui, ieri, gli organi competenti hanno eseguito l’ordinanza di sfratto nella misura in cui, senza preavviso alcuno cosi come previsto dalla legge, hanno imposto l’immediato sfratto, calpestando dignità e decoro di una famiglia che comprende anche un minore. Non so, sarà mio limite, dove finisca ciò che oggettivamente va ritenuto sbagliato e ciò che la massa considera come giusto e legittimo. Ma reputo, in cuore e in coscienza, che la crudeltà sia la virtù per eccellenza dei mediocri: esercizio per cui non è necessaria la minima intelligenza. Adirò tutte le sedi competenti per denunciare soprusi che da 10 anni subiamo. Il tempo della forza è terminato. Inizi l’era della ragione".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Mafia: maxi confisca da 31 milioni a Guglielmino, il "re" dei supermercati

  • Coronavirus, morto l'avvocato Ferlito: per lui era stato lanciato un appello ai donatori di plasma

  • Operazione antimafia, 12 “piazze di spaccio” di San Giovanni Galermo nel mirino dei carabinieri

  • Covid, Musumeci: "Negozi chiusi la domenica, non ci possiamo permettere assembramenti"

  • Disposizioni anticovid, i carabinieri controllano gli spostamenti tra comuni

  • Blitz dei carabinieri grazie a collaboratore di giustizia: era il nuovo reggente del clan Nizza

Torna su
CataniaToday è in caricamento