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L'Università non è più virtuosa: ha un bel buco milionario in bilancio

La causa principale è da ricercare nel credito avanzato nei confronti del Consorzio ennese che gestisce l'università Kore

L'Ateneo di Catania ha un bel buco di bilancio che oscilla tra i 20 e i 30 milioni di euro. Un deficit consistente, la cui causa principale è da ricercare nel credito avanzato nei confronti del Consorzio ennese che gestisce l'università Kore. Il credito, però, come stabilito in un lodo arbistrale del 2008 e in una sentenza in appello, è inesigibile. Ma l'amministrazione dell'Università catanese ha ignorato quanto stabilito nel lodo e ha inserito, ugualmente, il credito nei bilanci di previsione e in quelli consuntivi, falsando i conti dell’ateneo.

La denuncia dell'irregolarità di bilancio, giunge dai rappresentanti del Coordinamento unico d’Ateneo che hanno più volte chiesto al rettore Antonino Recca dei chiarimenti, senza ottenerli. La questione, tempo fa, è passata anche al vaglio del ministero dell’Economia e delle Finanze: il 3 giugno scorso, infatti, il Consiglio d'Amministrazione ha deciso la ristrutturazione dei bilanci d'Ateneo e chiesto l'immediata verifica dei residui passivi, convocando tutti i responsabili dei centri di spesa dell'Università. L'allarme è partito da un'ispezione del Ministero dell'Economia che, l'1 marzo 2011, ha evidenziato  ben sette "anomalie" tra le quali la numero tre che recita la "irregolare presenza nelle scritture contabili di residui attivi e passivi risalenti ad esercizi finanziari remoti".

Da diversi anni, infatti, i due Atenei siciliani si ritrovano a "litigare" sui rimborsi riguardanti i Corsi di Laurea sostenuti dall'UniCt a Enna: durante l'arbitrato, chiusosi nel 2008 a favore dell'Università ennese, l'Università di Catania aveva conteggiato un credito di circa 23 milioni di euro. Richiesta stralciata dall'Avvocato dello Stato Di Gesù che ha "obbligato" l'UniKore a rimborsare la bellezza (si fa per dire) di 100.000 euro. Decisione confermata un anno fa quando la Corte d'Appello ha dato ragione all'Università di Enna e obbligato Catania a pagare le spese processuali.

Il problema, però, è che l'Università di Catania, intanto, ha inserito i 23 milioni nei passati bilanci.

Aumenta così la voglia di conoscere la situazione. Da ultimo, una lettera aperta del professore Vincenzo Di Cataldo, preside della facoltà di Giurisprudenza di Catania, nella quale il preside chiede chiarimenti perchè trova “singolare che nella delibera di Consiglio non si trova se non un cenno, francamente un po’ criptico, al problema, veramente pesante, del credito verso il Consorzio Ennese (ormai vanificato dal rigetto della nostra impugnazione del lodo arbitrale). Si tratta di una posta enorme (30 milioni di euro?) che deve essere coperta adeguatamente. Ma la copertura di questo buco deve avvenire equamente”.

Un questione che sta animando discussioni e proteste. Ieri mattina, si è svolta la conferenza stampa congiunta di Movimento Studentesco Catanese e Coordinamento Unico d'Ateneo. Il Movimento Studentesco Catanese ha condannato la sproporzionata ed insensata presenza di forze dell'ordine in Piazza Università atta ad impedire a studenti, docenti e ricercatori di avere accesso al Rettorato. "È, infatti, scandaloso - si legge su una nota pubblicata nel loro sito - che il Magnifico Rettore, in barba agli appelli al confronto democratico, abbia disposto tali misure in occasione del dibattito sul futuro dell'Ateneo. Il Movimento Studentesco Catanese contesta l'iter che ha portato all'avvio dell'approvazione dello Statuto d'Ateneo...Oggi lo Statuto, in votazione al Senato Accademico, è stato blindato dal Rettore e non sono stati presi in considerazione gli emendamenti proposti dalle Facoltà e dai docenti. Solo gli emendamenti proposti dallo stesso Recca sono stati approvati...Il Movimento Studentesco Catanese denuncia con forza i metodi autoritari adottati dal Prof. Antonino Recca nel governo dell'Ateneo, portati avanti utilizzando lo strumento delle minacce e dei provvedimenti disciplinari nei confronti di presidi, docenti, ricercatori e studenti, rei di aver contestato l'attuale gestione dell'Ateneo. È inaccettabile che l'Università, che dovrebbe essere fulcro del confronto e della dialettica democratica, censuri invece, per canali illegittimi, ogni forma di dissenso".

 

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