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Pietro Grasso a Catania: "Pd ha abbandonato la sinistra, noi ci siamo"

Il presidente del Senato Pietro Grasso, oggi candidato premier di Liberi e Uguali, è arrivato ieri sera a Catania per supportare le candidature catanesi. "La Sinistra deve ripartire dalla Sicilia" ha detto a CataniaToday

Pietro Grasso è un uomo riservato, dal passo sicuro e dal tono gentile. Una figura istituzionale a cui siam poco abituati, che ricorda più le immagini in bianco e nero della cosiddetta prima repubblica che le urla e gli strepiti della seconda. Un magistrato prestato alla politica, siciliano nello sguardo, sicuramente più a suo agio in ambienti ristretti che in una piazza da infiammare. Un simbolo, quello della legalità e della lotta alle cosche, a cui spetta un compito politico forse impossibile: quello di compattare la Sinistra a sinistra del Partito Democratico, facendo dialogare tre anime solitamente riottose e - soprattutto - quello di dare un volto nuovo, diverso, all'area rappresentata da Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani. Presentandola oggi all'elettorato come l'unica, vera, alternativa alla deriva centrista della segreteria di Matteo Renzi. 

Una missione più che un obiettivo elettorale a cui Grasso ha deciso di dar vita proprio dalla sua Sicilia. Da Catania in particolar modo dove ieri sera è intervenuto per supportare le candidature etnee di Liberi e Uguali. Quella dell'ex segretario della Cgil Guglielmo Epifani, "paracadutato" da Roma nel colleggio catanese, quella di Valentina Borzì, espressione dei lavoratori precari del territorio di Paternò, Marisa Barcellona, Ambra Monterosso, Mery Chiaramonte, Matile Riccioli di Luca Barbato e di Leo Micali - ed in cui, questa mattina, ha incontrato la stampa per spiegare le linee programmatiche di Liberi e Uguali. Partendo dalla dimensione locale per arrivare poi al nazionale, anche in considerazione della sua caldeggiata candidatura come presidente della Regione, poi di fatto gentilmente "rifiutata" dal Presidente. 

La mancata candidatura alla presidenza della Regione

"Il mio nome era stato fatto dal sindaco Enzo Bianco - spiega sorridendo Pietro Grasso - E' stata un'idea che certamente mi ha riempito d'orgoglio, quella di poter essere utile alla mia terra, ma si erano scordati di chiedere al diretto interessato". "Temo che la tempistica sia stata sbagliata - aggiunge - dovevo portare a termine il mio mandato come seconda carica dello Stato, soprattutto in un momento delicato come quello dell'approvazione della legge di Bilancio e di quella elettorale"."Il momento, purtroppo, non era quello adatto ma se il progetto fosse partito qualche mese dopo forse avrei accettato - ammette - Ringrazio certamente per l'accoglienza della stampa, ma avremmo dovuto vedere il reale consenso da parte dei cittadini"."Tuttavia se c'era questa voglia di Grasso, oggi i siciliani possono esprimerla a livello nazionale", chiarisce con una battuta. 

Le idee per il territorio catanese e la lotta alla corruzione

Quella della proposta elettorale di Liberi e Uguali è un'idea che, secondo il presidente, nel contesto catanese si trasforma in "incentivi per le iniziative industriali del territorio" ed in una maggiore attenzione nei confronti delle storture corrutive. "Pensiamo di proporre un modello di sviluppo sostenibile per le iniziative industriali - spiega Grasso a CataniaToday - che nel catanese sono un fiore all'occhiello per tutta la Sicilia. Dobbiamo fare in modo che questi soggetti abbandonino la nostra terra e, per far questo, proponiamo sgravi fiscali per le imprese che investono nel territorio". Sul possibile rischio di infiltrazioni mafiose nelle realtà industriali Grasso sostiene che si debba proporre una ricetta "molto semplice". "Basta affidarsi agli strumenti della legalità - chiarisce - fare il proprio dovere, denunciare anche le più piccole illegalità". Anche e soprattutto per evitare l'insorgere di fenomeni corruttivi. "Corruzione significa togliere risorse ai cittadini - aggiunge - Ho vissuto tante sfide difficili che riguardavano la Giustizia, oggi tuttavia credo che la sfida più importante sia quella della giustizia sociale, e la lotta alla corruzione è una priorità politica prima che giuridica". "Non c'è spesso un rapporto diretto tra corrotto e corruttore - conclude Grasso - ma una filiera difficile da identificare". In questo rapporto, "tutti i cittadini devono dare una mano per combattere le reti corruttive e i comitati d'affari": 

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L'attacco alle destre

Non manca durante la giornata una botta contro le destre che, durante la scorsa tornata elettorale regionale, sono tornate al governo palermitano. "Il voto delle Regionali in Sicilia ha riportato indietro l'isola verso problemi mai risolti, come l'acqua e i rifiuti, che sono gravi, ma da 20 anni. Siamo una regione che è sempre nell'emergenza, se piove ci sono le frane se non piove c'è la siccità. Abbiamo mancanza di investimenti. E i fondi Ue non si spendono, e forse ci vorrebbe una regia nazionale". Secondo Grasso "manca nella campagna elettorale il tema del Mezzogiorno", eppure, sottolinea, "se riparte il Mezzogiorno riparte tutto il Paese, non può essere - ha aggiunto - soltanto un serbatoio di voti e un posto dove portare i prodotti realizzati al Nord, non può essere un vuoto a perdere da richiamare alle armi quando serve il consenso". In tema elettorale, sul voto cosiddetto utile, il presidente ha poi aggiunto:" Il problema sul voto utile è una polemica inutile, perché oggi in un sistema sostanzialmente proporzionale e ciascuno viene rappresentato dalle forze che condividono le idee. Non c'è un sistema maggioritario che prende il sopravvento. Per noi il voto utile è quello che si dà a Liberi e uguali perché rappresenta le idee per cui vale la pena vivere e costruire un Paese diverso". "Noi siamo per un grande radicale cambiamento - ha aggiunto - se non si inizia a mettere un mattoncino per fare le fondamenta per la costruzione di una casa non si potrà arrivare a questo obiettivo. Noi chiediamo ai cittadini di mettere un mattoncino e di sentirsi partecipe della costruzione di questo nuovo che noi vogliamo costruire".

La bordata e l'apertura

E le bordate arrivano anche contro i vecchi compagni di percorso del Partito democratico. " Da tempo, con atti legislativi, il Pd ha abbandonato quella che è una politica di sinistra. Nel momento in cui fa una legge come il Job act che diminuisce le tutele e la dignità del lavoro, annullando l'articolo 18, non protegge i lavoratori. Una politica di sinistra avrebbe fatto sì che, i 6 miliardi di euro l'anno usati per dare incentivi fiscali alle imprese li fossero utilizzati per interventi strutturali che garantivano lavoro stabile e sicuro". Tuttavia, per quanto riguarda la possibile conformazione di un eventuale esecutivo all'indomani del voto, Grasso si è detto "disponibile" nei confronti dei soggetti che "condividono i nostri valori". "C'è una diversità e una separazione" con il Pd, e "ci sentiamo noi di interpretare oggi realmente i valori della sinistra e vogliamo, attraverso quei valori, ricostruire un Paese più giusto e più equo". Aggiungendo che, dopo il voto, "tutti quelli che interpreteranno i valori che noi proponiamo su eguaglianza e libertà e di sinistra, ci troveranno pronti a dialogare per potere andare avanti". "Noi - ha concluso - siamo un'alternativa progressista di sinistra di governo e ci proponiamo come tali in un sistema di rappresentanza come previsto dalla Costituzione".

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