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Stancanelli dell'Europarlamento: "Catania si rialzerà e fondi del Recovery Fund sono un'occasione"

L'eurodeputato di Fratelli d'Italia, già sindaco di Catania e senatore, analizza il momento attuale e spinge per un uso oculato dei fondi messi a disposizione e sui quali il governo nazionale sta litigando

Catania chiama Bruxelles. Se già in tempi pre pandemia la distanza tra l’Europa e il territorio, quantomeno nel sentire comune, era profonda adesso pare essere diventata abissale con l’istituzione europea che appare sempre meno madre e sempre più “matrigna” tra piani per la salute, fondi e prestiti, divergenze e disparità di trattamento tra gli Stati membri. Raffaele Stancanelli, già sindaco di Catania e già senatore dal lungo cursus honorum, siede nell’Europarlamento e vede i finanziamenti del Recovery Fund come un’opportunità – se ben spesi – per uscire dalla crisi.

- Onorevole in Europa le polemiche non mancano. Il Regno Unito ha detto addio e la trazione tedesca si vede anche nella iniziale distribuzione dei vaccini con 150 mila fiale ai tedeschi contro le 9 mila che sono arrivate in Italia nella prima giornata dedicata al vax day…

“La Germania non ha rispettato quel principio di solidarietà che voleva l’Europa e anche i commissari europei hanno evidenziato tale fatto anche se non credo che la presunta distanza tra cittadini ed Unione Europea si evinca da ciò. Adesso proprio l’Unione Europea può giocare una parte importante per il rilancio dei territori…”

- Infatti si parla dei fondi del Recovery Fund. Per la Sicilia dovrebbero esserci una 20ina di miliardi ma non mancano le opinioni diversi su come e quando spendere questi soldi. Lei che piano propone?

“Il Recovery Fund è un’operazione intelligente e l’Europa si è riscattata dopo delle risposte zoppicanti date a inizio pandemia. Io, come tutto il centrodestra italiano in Ue, ho votato a favore di questa misura che è differente dal Mes. Adesso la palla passa al nostro governo nazionale che ha dato prova di grande confusione e inutilità: non lo dico io ma analisti politici, la stampa, Calenda, Renzi. Invece di pensare a come utilizzare i fondi per i cittadini i partiti di governo stanno mercanteggiando e contrattando tra loro. Alla Sicilia dovrebbero arrivare oltre 20 miliardi ma io penserei non a centinaia di progetti da finanziare ma ad un piano con poche e precise direttrici”.

- Nello specifico quali settori e quali opere finanzierebbe?

“Io agirei pensando a precisi pilastri. In primis la sanità: i nostri medici e il personale sanitario hanno dato prova di coraggio e competenza e molti sono caduti sul campo. Dobbiamo rispondere potensziando la sanità e tutte le strutture che nel corso degli anni hanno subito tagli in nome dell’austerità. Inoltre va potenziata la medicina territoriale e vanno dati strumenti ai medici di famiglia che sono il primo baluardo del sistema. Poi occorre finanziare le attività produttive: abbiamo un circuito di medie e piccole imprese da aiutare, il turismo da risollevare e l’artigianato. Il Recovery Fund deve servire principalmente per creare lavoro: occupazione per giovani, donne e soggetti deboli. Insieme al lavoro si deve finanziare ampiamente la cultura e intendo il settore degli spettacoli ma anche la scuola, la formazione, gli eventi”

- Ha fatto molto discutere la scelta del presidente Musumeci di avvalersi della sua ex collega europarlamentare Michela Giuffrida, del Pd, come portavoce. Che ne pensa?

“Non mi meraviglia il fatto che la scelta abbia fatto discutere. Posso soltanto dire che è una professionista affermata”.

- La Sicilia rischia di diventare un centro di stoccaggio per scorie nucleari. Lei ha già preso posizione in merito, cosa si può fare?

“Sono intervenuto perché è una scelta incompresibile. La nostra terra paga i danni dei vari petrolchimici e impianti che hanno danneggiato ambiente e salute e non possiamo subire ancora la presenza di nuovi siti che, tra l’altro, dovrebbero essere realizzati a ridosso di alcune aree di pregio storico e naturalistico. Non possiamo essere un cimitero di veleni e scorie”.

- Lei ha vissuto un quinquennio da sindaco di Catania con note difficoltà…

Di certo la pandemia acuisce le difficoltà dei cittadini e di riflesso di chi amministra. Tanti settori della città sono duramente colpiti, penso al commercio, al turismo, alla ristorazione, agli eventi. Conosciamo ormai tutti le cause del dissesto e le responsabilità che la magistratura contabile ha appurato ma sono certo che Catania si riprenderà e risorgerà. Lo ha fatto già tante volte in passato e una attività amministrativa attenta, come quella attuale, contribuirà a risollevare le sorti della comunità”.

- La Festa di Sant’Agata non si celebrerà. Quali le sensazioni da catanese e da uomo delle istituzioni?

“Di certo una sensazione di amarezza ma siamo in un periodo in cui i contagi sono crescenti specie in provincia di Catania. Abbiamo registrato un incremento notevole e non ci sono le condizioni da qui a un mese per celebrare la nostra Patrona. Di certo i devoti e i cittadini comprenderanno il momento difficile"

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