Il CEO di JO Group lancia un appello alla politica siciliana: "Recovery fund occasione unica per il rilancio dell'isola"

Abbiamo fatto quattro chiacchere con Giuseppe Ursino, CEO di JO Group, azienda da sempre impegnata nella consulenza fondi europei: un argomento molto importante se si pensa alla possibilità che ingenti somme di denaro possano pervenire all'isola dal 'Recovery fund'

Quella delle risorse da destinare all'Italia ed in particolar modo al Sud (senza la sua presenza al nostro paese sarebbero toccati 74 e non 209 miliardi) è sicuramente uno dei temi più importanti da affrontare da parte della politica siciliana, che dovrà cercare in tutti i modi di poter ottenere delle somme sufficienti a poter migliorare l'accessibilità e la mobilità, elementi fondamentali per lo sviluppo di un determinato territorio.

Di questo e di come intervenire per raggiungere gli obiettivi di crescita che la regione Sicilia si è prefissata abbiamo parlato con il Dott. Giuseppe Ursino, CEO di JO Group, azienda esperta in consulenza di fondi europei e in digital transformation che guarda al futuro con ottimismo grazie alla varietà di settori in cui è presente.

Nel 2019 JO Group, con sede a Catania, si è classificata come capofila al primo posto per il bando su “Smart Cities & Communities” afferente alla Strategia regionale dell’Innovazione per la Specializzazione Intelligente.

"JO Group è un gruppo di aziende nato nel 1998 con core business in digital transformation e consulenza fondi europei che unisce, come in un cluster, più società - spiega Ursino- In particolare, i settori di competenza vanno dallo sviluppo piattaforme e-learning con produzione di corsi online ai serious games, dall’europrogettazione e consulenza sui finanziamenti a fondo perduto al web marketing. E poi ancora ricerca e sviluppo ICT (realtà aumentata e realtà virtuale, blockchain, intelligenza artificiale e big data), e-health, sviluppo app, agritech, tecnologie ambientali, energie rinnovabili ed efficienza energetica, fino alla promozione della digital transformation e della cittadinanza europea".

Come avete affrontato il periodo emergenziale dovuto al Covid-19 e quali sono al momento le contromisure che avete adottato per ovviare ai normali problemi che ne sono conseguiti a livello aziendale ed al livello di pianificazione dei progetti futuri? 

"Possediamo nelle nostre aziende tutte le tecnologie che servono allo smart working, così , anche se per le attività svolte potevamo continuare a lavorare dai nostri uffici, quando abbiamo deciso di passar a lavorare da casa, in un paio di ore lo abbiamo potuto fare senza ritardi operativi. Per noi quindi è stato semplice e facile. Sui rischi che qualcuno possa prendersi il Covid-19 e portarlo dentro i team, non possiamo far altro che adottare le policy di rito e incrociare le dita. Con riguardo al futuro, al netto del problema Coronavirus, siamo ottimisti perché totalmente immersi da protagonisti nelle dinamiche della digital transformation".


Il Recovery Fund del quale l'Italia beneficerà tra qualche mese darà la possibilità al nostro paese di ripartire. Ma da sempre sussiste l'annoso problema della allocazione delle risorse tra Nord e Sud. Come pensa si dovrebbe muovere la classe politica e dirigente siciliana per evitare che la Sicilia possa ancora una volta essere penalizzata a vantaggio del Nord? 

"Si tratta di una quantità di fondi senza precedenti che richiede una visione strategica fondata prima di tutto su cosa sia da intendersi per sviluppo, partendo dal basilare presupposto che l’accessibilità è il fattore chiave per lo sviluppo economico di ogni territorio. Secondo me, in queste settimane le “risorse morali” della nostra terra dovrebbero far valere su tutti i tavoli decisionali, prima che i giochi siano fatti, quella “fame di infrastrutture” che l’Isola paga a caro prezzo con povertà, disoccupazione ed emigrazione di massa. Sarà imperdonabile se neanche col Recovery Plan si riuscirà a raggiungere l’equità infrastrutturale per la Sicilia. Le misure del Recovery Plan devono quindi esser il più importante argomento di discussione e pressione dell’intero ceto dirigente della nostra terra. Ora o mai più!"


Secondo il suo personale punto di vista come dovrebbero essere allocate le risorse? Qual è il piano di riforme più adeguato da redigere e da presentare all'Europa? Ed in relazione alla 'questione siciliana', come ci si potrebbe organizzare al meglio per farsi trovare pronti all'arrivo di questi fondi ed evitare i classici sprechi?

"Come lei sa da oltre un ventennio sono coinvolto in centinaia di progetti finanziati direttamente dalle Agenzie della Commissione Europea o tramite i fondi strutturali e quindi posso affermare di conoscere bene queste dinamiche. Ebbene, secondo me, la gestione operativa del Recovery Plan andrebbe affidata ad un nuovo ente creato ad hoc, lasciando fuori ministeri e regioni dove lentezza e pasticci non si contano. Io creerei una specie di nuova Cassa per il Mezzogiorno. Oltre all’efficienza che potrebbe aver un nuovo ente snello e dotato di funzionari motivati, considererei essenziale che quest’ente lavori su uno storytelling che rielabori in chiave positiva l'attrattività dei territori per costi contenuti, cervelli, clima, storia, cibo, ... e organizzi un roadshow mondiale per invitare tutti ad investire da noi. In altre parole, l’obiettivo del Recovery Plan per me dovrebbe consistere nel fare le infrastrutture che riunifichino le due Italie e nel permettere a quel punto anche al Sud di poter attrarre capitali interni ed esteri per ripartire con un respiro di lungo periodo".


La sua azienda, oltre che di 'consulenza su fondi europei', si occupa anche di 'digital transformation'. E' possibile immaginare nel breve termine città più 'smart', ossia più sostenibili e più digitali?

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"In quanto CEO di PMF Research, che fa parte del cluster di imprese JO Group, sono capofila di un consorzio di imprese risultato il primo classificato per i progetti su “Smart Cities & Communities” afferenti alla Strategia Regionale dell’Innovazione per la Specializzazione Intelligente. Quindi le smart cities sono sicuramente al centro dei miei interessi. Secondo me l'abbinata di 5G e intelligenza artificiale cambierà il nostro modo di vivere e alcune delle attività che si vedono nei film di fantascienza diventeranno normali. Ci vorranno anni e come sempre si andrà a macchia di leopardo. Per alcuni adattarsi a questa rivoluzione digitale non sarà semplice, ma senza dubbio avremo un netto miglioramento della sostenibilità ambientale e, mi creda, ci sarà da divertirsi!"

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