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Aeroporto, dipendenti in malattia beccati al mare o in palestra: partono i licenziamenti

In una lunga intervista a CataniaToday il direttore generale di Sac Service, Giuseppe Interdonato, rivela il contenuto di un'indagine interna sui cosiddetti "furbetti del certificato medico". Dipendenti dell'aeroporto che, anche se in malattia, sono stati pizzicati a fare altro

L'aveva preannuciato in conferenza stampa l'ammistratore delegato di Sac Nico Torrisi con una battuta, ma sotto la diminuzione drastica dei giorni di malattia dei dipendenti di Sac Service - società partecipata al 100% da Sac che si occupa di sicurezza, customer service, dei parcheggi e dei servizi per persone a ridotta mobilità - in realtà ci sono seri provvedimenti presi dalla nuova amministrazione contro i cosiddetti furbetti del certificato medico.

"Da quando è arrivato il nuovo dirigente Giuseppe Interdonato - scherzava Torrisi - improvvisamente il livello di salute nella nostra azienda è nettamente migliorato". Dati alla mano, infatti, rispetto agli anni scorsi, il numero di giorni di malattia ha subìto un 'crollo'. Nello stesso periodo, a giugno del 2016, ne erano stati ottenuti quasi 700 (per un totale di circa 6000 nell'intero anno), mentre ora, nel 2017, sono solo 400, con una differenza quindi di circa 300 giorni. A spiegare i motivi del fenomeno è proprio il nuovo direttore generale di Sac Service Giuseppe Interdonato che, in una lunga intervista a CataniaToday, scoperchia il vaso di Pandora di un'azienda che, accanto ai tanti onesti lavoratori che hanno sempre fatto grossi sacrifici, conteneva al suo interno anche "finti malati" trovati in palestra o, addirittura, al mare. E che, chiaramente, dopo un'indagine, sono stati licenziati.

Direttore Interdonato, ci può raccontare come avete scoperto questi dipendenti?

"Da quando sono stato nominato nel maggio del 2016, ho verificato le condizioni dell'azienda con i sindacati e in armonia con la capogruppo Sac. Fra le cose che mi hanno colpito, il numero delle malattie era in crescita ogni anno, con numeri abbastanza preoccupanti, anche se di contro esiste anche un accumulo di ferie non godute dovute a una carenza di personale. Insieme alle rappresentanze dei lavoratori abbiamo iniziato un'azione di dialogo per riprendere l'attività nel modo migliore, considerando che la nostra società si occupa di dare servizi importanti come quelli al passeggero e di controllarlo. Un'attività che spesso veniva appunto danneggiata da continue assenze del personale. Per questo motivo abbiamo cercato degli strumenti che potessero contenere questo fenomeno". 

Di quali strumenti parliamo? 

"Ho preso alcune unità che dimostravano una certa ripetitività negli anni con numeri che superavano i cento giorni l'anno per singola persona, quindi sostanzialmente tre mesi di assenza dal lavoro. Come datore di lavoro, mi sono anche avvalso di un'agenzia investigativa per verificare i comportamenti. Stiamo parlando di numeri terribili perché, per esempio, per aprire un varco servono 4 persone e se ne manca anche solo una, non si può più aprire, creando un disservizio. Logicamente questa mancanza è colmata da belle persone che non hanno mai preso né ferie né malattie dimostrando spirito di sacrificio e di attaccamento all'azienda che compensa chi, invece, ne ha molto di meno. Non è stata un'azione persecutoria ma, di concerto con le sigle, ho lanciato questo messaggio che l'azienda avrebbe adottato tutti gli strumenti consentiti dalla legge per questo". 

Cosa è emerso da questa indagine? 

"Tre dei dipendenti oggetto di verifica avevano dei comportamenti che non erano conformi allo stato di malattia. Gente che è stata trovata fuori, qualcuno in palestra, qualcun altro al mare, e altri ancora in giro per Catania. A quel punto, una volta accertato, ho sospeso dallo stipendio e dal lavoro queste persone".

Le ha cioè licenziate? 

"Noi non possiamo licenziare, devo tutelare il dipendente e applicare quelle che sono le norme del contratto. Appena avuta la relazione, assistito da uno studio legale, ho fatto la contestazione e quindi, entro dieci giorni il dipendente deve dare una giustificazione. Dei tre, soltanto uno ha risposto e non ho ritenuto che le sue giustificazioni fossero idonee a far rimuovere il provvedimento e, qualche giorno fa, ho fatto il licenziamento. Mentre gli altri sono ancora in tempo per dimostrare le loro giustificazioni". 

Ma come sono state individuate queste persone? 

"Ho preso i soggetti con più assenze, i più indicativi e i più costanti negli ultimi tre anni. C'era anche una frequenza nei giorni, le cosiddette malattie del lunedì e del sabato o dei giorni dopo le feste. Tra l'altro ormai il medico, nel certificato, non mette più quale patologia ha un dipendente. Cosa che, invece, viene comunicato all'Inps". 

Il medico comunque deve riscontrare che c'è una patologia. Erano compiacenti? 

"Questo non posso dirlo. Quello che so è che i certificati erano firmati sempre dagli stessi medici. Tra l'altro i primi tre giorni di malattia sono pagati dall'azienda, dal quarto in poi sono condivisi invece con l'Inps. Non stupisce che, quindi, tutte le malattie riscontrate erano brevi. Voglio sottolineare che parliamo di una percentuale non così importante che, tuttavia, mette a rischio il lavoro della stragrande maggioranza. La nostra è una bella azienda dove però ci sono chiaramente anche queste persone".

Quest'indagine è ancora in corso? 

"Sì. Non facciamo la Gestapo ma sicuramente andiamo avanti. Devo dire che, in generale, quello che teniamo a instaurare è chiaramente un rapporto di fiducia con tutti e mi pare che si stia costruendo anche facendo vedere che ci sono i controlli".

In conclusione, farete una segnalazione in Procura? 

"Stiamo valutando se farla, insieme al nostro consulente legale".

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