Agevolazioni terremoto del 1990, Tribunale Ue respinge ricorso della Morgagni

Il centro clinico chiedeva l'annullamento della decisione con cui la Commissione Ue, il 14 agosto 2015, ha disposto la cancellazione degli aiuti economici non ancora versati alle imprese colpite da calamità fra il 1990 e il 2009

Il Tribunale dell'Ue ha respinto integralmente il ricorso presentato dal Centro Clinico Diagnostico G.B. Morgagni - Casa Di Cura S.r.l., con sede a Catania, che chiedeva l'annullamento della decisione con cui la Commissione Ue, il 14 agosto 2015, ha disposto la cancellazione degli aiuti economici non ancora versati alle imprese colpite da calamità fra il 1990 e il 2009.

L'esecutivo europeo aveva preso tale misura al termine di un'indagine avviata su segnalazione del Tribunale di Cuneo. Gli accertamenti avevano infatti portato alla luce che le misure adottate dall'Italia potevano essere considerate aiuti di stato illegittimi in quanto non stabilivano alcun nesso tra gli aiuti concessi e i danni effettivamente subiti a seguito delle calamità naturali, e non limitavano l'importo della compensazione a quanto necessario per far fronte ai danni subiti dai beneficiari. In particolare, lo Stato aveva concesso a tutte le imprese ubicate sul territorio siciliano colpito dal sisma del dicembre 1990 la possibilità di versare soltanto il 10% dell'Iva e dell'Irpef per gli anni 1990, 1991 e 1992.

In forza della normativa italiana, il Centro Clinico Morgagni aveva ottenuto la condanna definitiva dell'Agenzia delle Entrate al rimborso fiscale richiesto in correlazione al sisma del 1990, portando poi avanti ulteriori azioni legali a fronte della persistente inerzia dell'amministrazione nell'effettuare il rimborso richiesto. La Commissione Tributaria Regionale, con sentenza del 15 dicembre 2015, ha dato ancora una volta ragione al centro clinico catanese, nominando un commissario 'ad acta' incaricato di emanare i provvedimenti al posto dell'Agenzia delle Entrate.

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Tale sentenza è stata però impugnata in Cassazione dall'Agenzia, che eccepisce l'impossibilità di erogare il pagamento a causa delle decisioni della Commissione Ue. Da qui il ricorso al Tribunale Ue del Centro clinico, che chiedeva l'annullamento del provvedimento dell'esecutivo comunitario del 2015. L'istituto catanese potrà ora fare ancora ricorso alla Corte Ue, ma solo per questioni di diritto.

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