Arresto Labisi, incontro in Prefettura per indagare rapporti con istituzioni dello Stato

Dopo l'arresto del Gran Maestro Corrado Labisi, massone e titolare della casa di cura Lucia Mangano, la Prefettura di Catania ha voluto indagare i rapporti tra i personaggi coinvolti nell'inchiesta 'Giano Bifronte' e le istituzioni dello Stato

Dopo l'arresto del Gran Maestro Corrado Labisi, massone e titolare della casa di cura Lucia Mangano, la Prefettura di Catania ha voluto indagare i rapporti tra i personaggi coinvolti nell'inchiesta 'Giano Bifronte' e le istituzioni dello Stato. Così, nel pomeriggio dell'11 luglio scorso, nei locali della Prefettura si è tenuta una riunione di coordinamento delle Forze di polizia, presieduta dal Prefetto Silvana Riccio, alla quale hanno preso parte i vertici della magistratura requirente catanese, il procuratore generale della Repubblica Roberto Saieva e procuratore distrettuale Antimafia Carmelo Zuccaro, il questore Alberto Francini, il comandante provinciale dei Carabinieri Raffaele Covetti, quello della Guardia di Finanza Nicola Quintavalle Cecere ed il Capo Centro della Dia Renato Panvino.

La riunione, scrive la prefettura, "è stata finalizzata ad un esame congiunto di vari aspetti relativi alla recente operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania DDA ed eseguita dalla DIA, nei confronti di imprenditori catanesi coinvolti nella distrazione di fondi regionali destinati a strutture socio-sanitarie e di personaggi apparentemente impegnati sul fronte dell'antimafia catanese. Nel corso dell'incontro è stata ribadita la sinergia operante tra le varie istituzioni, pur nella distinzione dei ruoli, della propria autonomia e delle diverse responsabilità".

"In questa occasione - continua - la brillante azione di squadra ha consentito di mettere in luce situazioni in cui questi personaggi hanno vissuto accanto alle istituzioni e intessuto rapporti con alti funzionari dello Stato, millantando militanza antimafia anche allo scopo di rendere più difficile l'individuazione del malaffare. Si conferma così che lo Stato - conclude l'ufficio del governo - nelle sue varie articolazioni, è sempre vicino a chiunque operi in prima linea, ribadendo la volontà e l'esigenza di agire sinergicamente in un contesto territoriale particolarmente complesso". 

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