Bimba deceduta al Garibaldi, il primario: "Non è andata come raccontano"

Il direttore del reparto di Chirurgia pediatrica dell'ospedale Garibaldi di Catania, dov'è morta lo scorso 17 luglio la piccola Clohé Guglielmino, racconta come sono andati i fatti che hanno portato al decesso della piccola paziente. E critica la versione del legale della famiglia

Dopo la pubblicazione della notizia della morte della piccola Clohé Anna Guglielmino, la bimba di 11 mesi deceduta all'ospedale Garibaldi il 17 luglio scorso dopo quattro mesi di coma, il primario del reparto di Chirurgia pediatrica Sebastiano Cacciaguerra ha deciso di raccontare quanto accaduto quella tragica notte. Una ricostruzione che mette in mostra il dolore degli specialisti che hanno avuto in cura Clohé, ma che non lesina accuse nei confronti della versione raccontata dall'avvocato della famiglia, Giuseppe Incardona. Come specificato all'interno della richiesta di incidente probatorio inoltrata dal pubblico ministero al Giudice per le indagini preliminari, il fatto ha dato inizito ad un'inchiesta che vede coinvolti 17 medici dell'ospedale Garibaldi prima indagati per lesioni e ora per omicidio colposo. Reato per il quale invece non risulta essere indagato il dottor Cacciaguerra che, quella sera, era in ferie e non era dunque presente in ospedale. 

Dottore, ci può spiegare bene cos'è successo? 

"Voglio dire prima di tutto che quello che stanno scrivendo alcuni giornali, sulla base di dichiarazioni di parte che non si fanno nessuno scrupolo nel mettere in piazza il dolore di una famiglia, sono false. Siamo tutti in grande difficoltà per questo motivo, ma andiamo avanti. La bambina era in attesa di un intervento differibile, aveva delle invaginazioni intermittenti, il pomeriggio in cui si era deciso di intervenire per una laparoscopia esplorativa (un atto diagnostico) è sopravvenuta un'emergenza ad un'altra bambina che ha avuto la precedenza. I miei collaboratori - che non sono dei pivelli, ma è gente che tratta almeno una quindicina di casi come questo all'anno - hanno quindi deciso di inserire questo intervento l'indomani mattina". 

E poi? 

"La notte del disastro questa bimba è andata in arresto cardio-respiratorio, è stata prontamente rianimata ma purtroppo ha avuto dei danni cerebrali nel frattempo. Non è vero quindi che era un intervento d'emergenza, tant'è che quando è stata operata in terapia intensiva prima di essere trasportata a Taormina, noi abbiamo proceduto all'intervento chirurgico e l'intestino era assolutamente indenne. Non è vero quindi che la piccola era sofferente, c'era solo questa patologia che si chiama diverticolo di Meckel (un'anomalia congenita dell'interstino ndr) che generava questa invaginazione intermittente. Non c'era, pertanto, nessun problema intestinale, come ha affermato l'avvocato. Queste patologie vengono trattate spesso da tutti noi, in condizioni molto più gravi, con bambini che arrivano in condizioni d'emergenza". 

Cosa pensa in generale dell'indagine?

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"Ci sono evidendenze che ci danno ampia garanzia di poter stare sereni del nostro operato. Il problema è capire come mai c'è stato l'arresto cardio-respiratorio, ma siamo fiduciosi che dopo i rilievi che saranno effettuati sulla bimba, sarà fatta chiarezza una volta per tutte. Tutti abbiamo bisogno di sapere cos'è successo. Ci addolora moltissimo tutta la vicenda, prima di essere medici siamo persone umane, siamo padri e madri, e facciamo questo mestiere con molta passione". 

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