Clan Carateddi si finanziava con le rapine, 17 persone arrestate

Agenti della squadra mobile della Questura di Catania hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 17 presunti rapinatori ritenuti vicini alla cosca dei "Carateddi"

Agenti della squadra mobile della Questura di Catania hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 17 presunti rapinatori ritenuti vicini alla cosca dei "Carateddi". Quattro persone sono state arrestate, compresa una donna alla quale sono stati concessi i domiciliari, e il provvedimento è stato notificato in carcere ad altri 13 indagati già detenuti per altra causa.

Tra quest'ultimi anche due presunti boss dei "Carateddi": S.L.G. e S. B. I reati ipotizzati sono di rapine e detenzione di armi aggravate dalle finalità mafiose.

S.B. è accusato anche di tentativo di omicidio: avrebbe ferito con colpi di pistola un commerciante cinese di via Plebiscito che si opponeva all'assalto. Secondo la polizia di Stato, che ha svolto le indagini, le rapine sarebbero servite a finanziare il gruppo quando nel 2007 molti sono stati scarcerati e volevano riorganizzarsi.

Agli indagati, a vario titolo, oltre a quella al commerciante cinese, sono contestate almeno altre 4 rapine: due a gioiellerie di Catania, a una banca di Avola (Siracusa), e al titolare di un autocarro nel Siracusano. Secondo un collaboratore di giustizia un gioielliere si sarebbe offerto di pagare un "riscatto" per aver restituito l'oro e gli oggetti preziosi saccheggiati nel suo negozio. Le indagini della squadra mobile della Questura sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania.

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