Coronavirus, in Sicilia registrati altri 95 contagiati: nella provincia etnea +37

Dall'inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 14.758. Il numero delle persone positive dall'inizio dell'emergenza sale quindi a 1555: a Catania sono complessivamente 405 i positivi registrati

Questo il quadro riepilogativo della situazione nell’Isola, aggiornato alle ore 17 di oggi (lunedì 30 marzo), in merito all’emergenza Coronavirus, così come comunicato dalla Regione Siciliana all'Unità di crisi nazionale. Dall'inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 14.758. Di questi sono risultati positivi 1.555 (+95 rispetto a ieri), mentre, attualmente, sono ancora contagiate 1.408 persone (+78). Sono ricoverati 559 pazienti (+37 rispetto a ieri), di cui 75 in terapia intensiva (+4), mentre 849 (+41) sono in isolamento domiciliare, 71 guariti (+6) e 76 deceduti (+11).

Per quanto riguarda la provincia di Catania, si registrano +37 casi positivi rispetto a ieri ( da 368 a 405) e 142 ricoverati, 16 guariti, 27 deceduti. Questa la divisione degli attuali positivi nelle altre province: Agrigento, 86 (1 ricoverati, 2 guariti e 1 deceduto); Caltanissetta, 63 (19, 3, 4); Enna, 183 (120, 1, 11); Messina, 280 (128, 8, 17); Palermo, 229 (81, 17, 7); Ragusa, 30 (8, 3, 2); Siracusa, 62 (34, 21, 6); Trapani, 70 (26, 0, 1).


Allarme reagenti

In Sicilia Iiniziano a mancare i reagenti chimici per analizzare i tamponi e verificare la positività o la negatività al Covid-19. Sabato il laboratorio centralizzato dell’azienda Policlinico di Catania avrebbe inviato una comunicazione agli ospedali per metterli al corrente che “a seguito della mancata fornitura di reagenti per la diagnosi di Covid i campioni pervenuti a questo laboratorio verranno conservati a temperatura controllata e processati appena possibile. I campioni sono comunque a vostra disposizione per l’eventuale ritiro qualora indicato con comunicazione ufficiale”. A Palermo invece le scorte dureranno forse una settimana mentre a Marsala si sono già verificate difficoltà al laboratorio di analisi dove vengono analizzati i tamponi.  L’assessore Ruggero Razza in diretta Facebook ieri sera ha spiegato  che presto “un tema sul quale ci si dovrà raffrontare è quello dei reagenti perché molti di questi vengono prodotti da società straniere che oggi sono impegnate per gestire i propri mercati nazionali. Abbiamo chiesto alla Protezione civile di aiutarci mettendo in campo tutti gli sforzi indispensabili per aumentare il numero dei reagenti in maniera tale che i 20 laboratori che oggi possono esaminare i tamponi vengano messi nelle condizioni di procedere celermente il tutto mentre crescerà la platea di coloro che verranno sottoposti a tampone. Vi chiederemo qualche sforzo in più, chiederemo a qualcuno di restare a casa qualche giorno in più per aiutarci a contenere al contagio”.

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Come leggere i numeri

I numeri vanno letti e interpretati, se si vuole davvero capire come evolve, in positivo o in negativo, un'epidemia. E si rischia di incorrere in particolare in un equivoco, che va spiegato. Quali sono i numeri che vanno analizzati per capire "come sta andando"? Sono prevalentemente due: i decessi, che sono il dato purtroppo più attuale e più correlabile quindi all'andamento della curva epidemica giorno dopo giorno. E poi il numero di casi totali, perché come detto è solo quello che dà conto di aumenti o diminuzioni nei contagi. Ovviamente è molto importante per tutti anche il numero dei guariti, ma è un dato clinico, non epidemiologico: se ad esempio domani ci fossero 300 nuovi casi e guarissero tutti all'istante, facendo un'ipotesi estrema, pur essendo una splendida notizia non cambierebbe nulla sul piano della curva epidemiologica, che risulterebbe in salita di 300 casi. Ecco perché il dato che più trae in inganno è quello degli "attualmente positivi". Molti fraintendendo lo considerano il numero dei nuovi contagiati del giorno, ma è evidente che non è così. Si tratta solo del "paniere" dei malati totali di Coronavirus a cui via via vengono sottratti i morti e i guariti. Dipende quindi non dal numero di persone che fisicamente il giorno prima sono state sottoposte a tampone e dichiarate positive, ma dagli altri due fattori, morti e guariti. Ed ecco perché si crea l'equivoco: se aumentano guariti e deceduti è inevitabile che calino gli "attualmente positivi", il che non vuol dire affatto che ci siano meno contagi oggi rispetto a ieri.

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