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Corruzione all'Ispettorato del lavoro, Amich dai domiciliari al carcere

Si è aggravata, con il suo trasferimento in carcere perché avrebbe violato il regime dei domiciliari, la posizione del direttore dell'Ispettorato territoriale del lavoro di Catania Domenico Tito Amich

Si è aggravata, con il suo trasferimento in carcere perché avrebbe violato il regime dei domiciliari, la posizione del direttore dell'Ispettorato territoriale del lavoro di Catania Domenico Tito Amich, arrestato il 3 maggio scorso per corruzione nell'ambito dell'operazione "Black job" della Procura di Catania. L'indagine della Guardia di finanza sull'Ispettorato del Lavoro etneo ha portato agli arresti domiciliari anche l'ex deputato regionale dei centristi Marco Forzese, l'ex consigliere comunale di Fi Antonino Nicotra e la responsabile legale Maria Rosa Trovato. 

Amich, che sabato scorso, nell'interrogatorio di garanzia, si era avvalso della facoltà di non rispondere, uscito da Palazzo di Giustizia, durante il rientro a casa sarebbe passato dall'abitazione della fidanzata, che il giorno dell'operazione aveva subito una perquisizione da parte dei militari della Guardia di finanza. L'indagato, violando il divieto di interloquire con alcuno ad eccezione del suo legale, l'avvocato Salvo Trombetta, avrebbe anche effettuato delle telefonate sempre alla sua fidanzata.

Per questa ragione il Pm titolare dell'indagine Fabio Regolo e l'aggiunto Sebastiano Ardita hanno chiesto ed ottenuto dal gip Giuliana Sammartino l'aggravamento della misura per "esigenze di carattere probatorio". Il Gip ha anche revocato l'interdittiva della sospensione per un anno che era stata comminata al legale dell'Enaip Ignazio Maugeri, che lunedì scorso è stato interrogato fornendo spiegazioni alle contestazioni che gli sono state mosse.

Dalle indagini della guardia di finanza di Catania, che si sono avvalse anche di intercettazioni e della collaborazione di funzionari dell'Ispettorato del lavoro, è emersa la scomparsa di fascicoli, richieste di sanzioni annullate, rateizzazioni al minino in cambio non di soldi, ma di favori: voti dagli imprenditori aiutati, e un soccorso politico alla Regione per ottenere promozioni o assunzioni in strutture pubbliche

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