Cronaca

Corruzione ed estorsione, il giro di favori del clan Cappello: coinvolti un finanziere e tre vigili urbani

Arrestato il vice presidente del VI Municipio Mauro Massari. Sotto la lente degli inquirenti anche bar e ristoranti riconducibili a Orazio Buda, formalmente intestati a dei "prestanome". Favori anche dalla polizia municipale per ottenere assegnazione di alloggi popolari

L'operazione di oggi ha fatto calare il "Sipario" sulle attività criminali di Orazio Buda, esponente di vertice del clan Cappello-Carateddi. Le indagini, svolte con il coordinamento della Dda di Catania, sono state condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catania. Sotto la lente il clan Cappello, le attività estorsive e le infiltrazioni nel tessuto economico della città. Il provvedimento del giudice per le indagini preliminari configura ipotesi di reato che vanno dall'associazione a delinquere di tipo mafioso alle estorsioni aggravate dal metodo mafioso, passando per la corruzione, il falso in atto pubblico e il trasferimento fraudolento di valori. A ciò si aggiunge la bancarotta fraudolenta, il riciclaggio, l'autoriciclaggio, la corruzione elettorale e l'intralcio alla giustizia aggravato dal metodo mafioso.

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Le estorsioni

Nel provvedimento è stato inoltre disposto il sequestro preventivo dell’intero patrimonio di tre società aventi sede a Catania, operanti nella gestione di noti bar e ristoranti nel centro della città, per un valore di circa 5 milioni di euro. Le indagini condotte dalle unità specializzate del Gico di Catania, hanno consentito di monitorare l’attività di Orazio Buda, particolarmente legato al gruppo di Orazio Privitera, esponente di vertice del clan Cappello-Carateddi, per conto del quale clan il Buda ha, tra l’altro, provveduto in modo costante e intenso al reimpiego del denaro, frutto di delitti, in attività commerciali affermate sul territorio, e fittiziamente intestate a soggetti terzi, al fine di nascondere la riconducibilità di quelle attività economiche al clan. Le indagini hanno inoltre permesso di accertare come Buda abbia posto in essere numerosi atti estorsivi a danno di privati cittadini, imprenditori catanesi operanti nei settori dei trasporti e nei confronti di un noto e premiato pittore siciliano, dal quale Buda pretendeva l’elargizione di opere, alcune delle quali destinate a pubblici funzionari, al fine di tessere rapporti relazionali utili per perseguire finalità illecite, mentre altre erano destinate ad arredare alcuni degli esercizi commerciali riconducibili allo stesso Orazio Buda.

Corruzione elettorale e pubblici ufficiali coinvolti

Nell’ambito delle indagini è inoltre emersa la condotta corruttiva ed elettorale riconducibile a Mauro Massari, vice Brigadiere della Guardia di finanza, in servizio presso la Compagnia di Augusta, nonché attuale vice presidente della VI Municipio del Comune di Catania. Massari, candidatosi alle amministrative dell’anno 2018 per il rinnovo del Consiglio comunale di Catania e dei relativi consigli circoscrizionali (eletto in seguito con oltre 965 preferenze nella circoscrizione di Librino, San Giorgio, San Giuseppe La Rena, Zia Lisa e Villaggio Sant’Agata), aveva stretto con Orazio Buda, di cui conosceva pienamente la caratura criminale, un patto elettorale per il quale Buda si impegnava a sostenere la candidatura di Massari. Dalle indagini è emerso chiaramente come il Buda ha ricevuto dal Massari vari favori attraverso il reiterato abuso della propria qualità e dei poteri connessi alla funzione esercitata. In una occasione, ad esempio, ha promesso di soddisfare la pressante richiesta del Buda finalizzata ad ottenere, in favore di una società a quest’ultimo gradita, un subappalto (per l’importo di circa 6 milioni di euro) presso il Porto di Augusta per la demolizione di una piattaforma ferrosa, garantendo la sua intermediazione nell’esercizio delle funzioni e mediante l’utilizzo della macchina di servizio. Un'altra volta, su precisa richiesta del Buda, ha promesso di danneggiare un piccolo imprenditore attraverso l’utilizzo dei poteri connessi alla funzione esercitata. Le indagini hanno consentito di accertare ulteriori condotte di corruzione elettorale riconducibili Orazio Buda ed altri esponenti politici locali cos' come hanno fatto emergere le condotte di altri pubblici ufficiali e, nel dettaglio, di tre appartenenti alla Polizia Municipale di Catania, Giuseppe Longhitano, Attilio Topazio e Francesco Campisi, i quali – su richiesta sempre Orazio Buda, con Campisi che faceva da intermediario con gli altri due pubblici ufficiali - hanno redatto false relazioni di servizio finalizzate a garantire la sussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa di settore per garantire l’assegnazione di alloggi popolari da parte dell’Iacp in favore di stretti congiunti del Buda.

Operazione Sipario: i nomi degli arrestati

Il complesso delle attività investigativa ha dunque portato al provvedimento del giudice per le indagini preliminari che ha disposto misure personali restrittive nei confronti di 22 soggetti (di cui 2 destinatari di custodia cautelare in carcere, 5 destinatari degli arresti domiciliari, 3 dell’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria e 12 della misura interdittiva del divieto di esercizio dell’attività commerciale). Sono state inoltre sottoposte a sequestro quote sociali, beni mobili, immobili e conti correnti di tre società aventi sedi a Catania (Royals, Speciale Boys e 9 Cereali), attive nella gestione di noti bar e ristoranti nel capoluogo, intestate ai numerosi “prestanome” di Buda per eludere le indagini patrimoniali nei confronti dello stesso esponente dell’associazione criminale. "Questa indagine - scrivono gli inquirenti - si inserisce nel più ampio quadro delle attività che mirano a contrastare l'inquinamento del tessuto imprenditoriale, e di partecipazione al capitale di imprese sane, da parte delle organizzaizoni criminali che approfittano delle difficoltà legate al periodo di contrazione economica".

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