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Differenziata, continuano i disagi ad Aci Sant'Antonio

La chiusura della piattaforma dell’umido prospetta un danno enorme. Caruso: “Dov’è la Regione?

Continuano e aumentano i disagi patiti dai cittadini sul fronte della raccolta differenziata dei rifiuti: la chiusura della piattaforma di raccolta della frazione umida, infatti, sta penalizzando l’utenza, costretta ad assistere ad un ritiro a singhiozzo da parte degli operatori, che però diversamente non possono fare, obbligati dall’impossibilità di conferimento. Molti Comuni siciliani lanciano l’allarme, la richiesta di aiuto da parte della Regione, che però tarda a dare risposte e a mostrare impegno per una soluzione condivisa. L’Assessore all’Ecologia del Comune di Aci Sant’Antonio, Quintino Rocca, sottolinea la portata del danno che questa situazione sta causando: “Alla fine dello scorso anno ci è stato comunicato che la nostra piattaforma dell’umido avrebbe chiuso fino al 10 gennaio, poi pochi giorni prima del 10 gennaio ci è stato notificato che la chiusura veniva prorogata al 31 gennaio per lavori di revamping; adesso voci di corridoio, che speriamo si rivelino infondate, dicono che la chiusura si protrarrà fino ad aprile. Ora: non abbiamo nulla da eccepire sulla volontà di un privato di effettuare gli investimenti che meglio desidera sulla sua struttura, ma la Regione che fa? La Regione può pensare di stare a guardare? La stessa Regione che impone sanzioni, che scaglia lampi e fulmini contro chi non raggiunge le percentuali prefissate, non si preoccupa minimamente di dove i Comuni debbano conferire la loro frazione organica di rifiuto? La stessa Regione che bandisce i centri di compostaggio di comunità, salvo poi bocciare tutti i progetti tranne quattro su basi meramente risibili, non si pone un problema del genere? Non considera che gli enti pubblici non possono dipendere in maniera così vincolante dal bello e dal cattivo tempo dei privati che, come tali, perseguono fini propri spesso non collimabili con quelli istituzionali e collettivi?”.

Il Sindaco, Santo Caruso, lancia un allarme preciso: “Possiamo dire solo, allargando le braccia, che siamo alle solite: non riusciamo davvero ad avere reazione più sobria ed equilibrata. L’umido è la frazione più ampia della raccolta differenziata, e ci chiediamo che senso abbia differenziare se proprio su questa frazione nascono problematiche del genere. Deve essere ben chiaro, infatti, che il costo passa da 110 euro a tonnellata a 255 euro a tonnellata! È questa la differenza a fronte di 130 euro a tonnellata pagati per il conferimento in discarica dell’indifferenziato, una cifra che a questo punto possiamo considerare misera. Come pensa la Regione che i bilanci comunali possano reggere una situazione del genere? Come pensa che le Amministrazioni locali possano affrontare l’aumento di questi costi di conferimento accompagnati già al traumatico obbligo di redigere il PEF secondo le indicazioni ARERA, con requisiti che sarebbero ideali per un Comune della ricca Emilia Romagna ma che sono evidentemente inadatti per quasi qualunque Comune siciliano che detiene un deficit strutturale di riscossione di almeno il 30 per cento? “Insomma – conclude – i Sindaci non possono essere lasciati soli in questo momento: di fatto non ci stano dando soluzioni alternative, costringendoci quasi a portare l’umido fuori Regione con costi esorbitanti. Noi cerchiamo di incentivare, e il risultato è questo. Abbiamo bisogno di certezze: a Palazzo D’Orleans devono prendere una posizione una volta per tutte. A questo punto, quindi, non ci resta come al solito che sperare in un intervento di Sua Eccellenza il Prefetto, da sempre molto attento a problematiche di questo tipo”.

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