Etna e comuni in ginocchio, Confambiente: "Ecco come riutilizzare la cenere"

Il presidente Monastra assicura l'impegno di Confambiente nel fornire qualificata consulenza, a titolo gratuito, a tutte le amministrazioni che hanno problematiche ambientali, con la certezza di poter offrire soluzioni economiche e ambientalmente sostenibili

L’Etna si è risvegliata e, dopo solo 8 mesi, ritorna il problema della cenere vulcanica. Tutto il litorale jonico, le splendide spiagge da Giarre a Taormina, le strade e le piazze sono ricoperte da oltre 30 cm di cenere. E ancora, danni all’agricoltura dei territori delle zone colpite. Una massa enorme di cenere che deve essere tolta e smaltita. Un costo di spazzamento e conferimento che costringe i comuni ad interventi straordinari che certamente mettono a dura prova le loro deficitarie finanze.

“Questo è un problema,  lo diciamo da tempo, di semplice soluzione - dichiara il presidente di Confambiente Gaetano Monastra - Già lo scorso mese di marzo, in occasione della precedente eruzione, siamo intervenuti sull’argomento proponendo la nostra semplice soluzione:  non trattare  la cenere dell’Etna come un rifiuto. La cenere vulcanica, se perde lo status di rifiuto, non deve andare a smaltimento ma può essere recuperata e usata nell’edilizia, per esempio, come azolo (pietra lavica macinata)”.

Una  soluzione che si inquadra nel recente regolamento che disciplina i criteri per stabilire quando un rifiuto cessa di essere qualificato tale: End of Waste.

“L' EoW rappresenta una misura concreta per attuare una consapevole politica del riciclo  al di fuori dei trattati di filosofia ambientale che hanno fin qui impedito a tanti materiali di entrare nel ciclo virtuoso del recupero – spiega ancora Monastra -; infatti la matrice della cenere vulcanica è un eccellente materiale che sotto forma di inerte lavico viene normalmente estratto dalle cave e commercializzato in varie forme. Basterebbe quindi inserire la cenere vulcanica all’interno del suddetto regolamento perché essa smetta di essere un peso, un costo, un problema e diventi invece una risorsa”.

Essa, infatti, soddisfa i criteri specifici previsti affinché un materiale non sia da considerare rifiuto: la sostanza o l'oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici; esiste un mercato o una domanda per tale sostanza o oggetto; la sostanza e/o l'oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti; l'utilizzo della sostanza e/o dell'oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana.

Alcuni comuni anziché spendere a fondo perduto centinaia di migliaia di euro per pagare delle ditte a raccogliere e smaltire la cenere in discarica oppure chiedere al Governo regionale sgravi fiscali, potrebbero invece far accumulare la cenere e, ad esempio, riutilizzarla nelle costruzioni. Un semplice provvedimento dunque, la cui emissione è di competenza del Governo nazionale.

“Lo scorso Marzo – continua il presidente di Confambiente - abbiamo chiesto alla Regione, attraverso il nostro Vice presidente On. Gianfranco Vullo, l’emissione di un O.d.G. che sollecitasse il Governo nazionale a prendere un simile provvedimento. Non ci risulta, sino ad oggi, che una tale iniziativa sia stata presa dal Governo Crocetta. Insomma, come al solito, passata la burrasca il problema viene dimenticato. Ci auguriamo che stavolta, insieme al probabile, ennesimo, riconoscimento dello stato di calamità naturale, il Governatore, insieme alla richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza, avanzi anche l’eliminazione dello status giuridico di rifiuto per la cenere vulcanica”.

Il presidente Monastra ribadisce ancora l’impegno di Confambiente nel fornire qualificata consulenza, a titolo gratuito, a tutte le amministrazioni che hanno problematiche ambientali, con la certezza di poter offrire soluzioni economiche e ambientalmente sostenibili, valide e immediatamente cantierabili in virtù dell'esperienza maturata in tanti anni di attività.

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