Eutanasia, il caso dell'insegnante di Paternò: "Spostare il processo a Torino"

L'eccezione di competenza territoriale, sollevata per la difesa dall'avvocato Arianna Maria Corcelli, ha caratterizzato l'udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio per istigazione al suicidio, avanzata dalla Procura di Catania, per Emilio Coveri

L'eccezione di competenza territoriale, sollevata per la difesa dall'avvocato Arianna Maria Corcelli, ha caratterizzato l'udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio per istigazione al suicidio, avanzata dalla Procura di Catania, per Emilio Coveri. Il presidente dell'associazione Exit-Italia è imputato nell'ambito dell'inchiesta sul ricorso all'eutanasia il 27 marzo 2019 in una clinica Svizzera di una 47enne della provincia etnea che non era malata terminale, ma da tempo soffriva di una grave forma di depressione.

Il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo ha contestato la tesi della difesa - come riporta l'Ansa - sottolineando che la competenza è radicata a Catania, e non a Torino, dove ha sede la società, perché Coveri e la donna non si sono incontrati e il reato sarebbe maturato nello scambio di telefonate, sms e mail.

Alla richiesta dell'Accusa si sono associate le parti civili: i familiari della donna - la madre, la sorella e tre fratelli - rappresentati dagli avvocati Marco Tringali, Francesco Pantaleo, Giuseppe Cammonita e Anna Maria Parisi. Il Gup Marina Rizza si è riservata decidere, aggiornando l'udienza al 24 marzo.

Secondo la Procura di Catania, che ha coordinato indagini di carabinieri e polizia postale, Coveri "determinava o comunque rafforzava il proposito suicida" della donna, poi avvenuto con l'eutanasia in una clinica di Zurigo. Avrebbe anche "indotto la donna" che "soffriva di depressione e sindrome di Eagle ad iscriversi all'associazione Exit" e tenuto condotte accompagnate da sollecitazioni e argomentazioni in ordine alla legittimità anche etica della scelta" del suicidio assistito.

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"La signora - ha dichiarato Coveri all'Ansa- era una nostra associata e le abbiamo semplicemente fornito, su sua richiesta, le informazioni che le servivano per prendere una decisione. Una procedura normale. Abbiamo 5.000 iscritti, e ogni settimana riceviamo almeno 90 telefonate di gente disperata. Ma siamo rispettosi della legge italiana e sappiamo che l'eutanasia nel nostro Paese non è ancora consentita".

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