Festa dell'Unità, il "faccia a faccia" tra Massimo D'Alema e Paolo Gentiloni

Un lungo dibattito moderato da Claudio Cerasa è stato quello tra l'ex premier e il ministro degli Esteri che si sono confrontati su tutti i principali temi dell'attualità politica

Serrato il confronto tra D'Alema e Gentiloni durante la manifestazione nazionale del Pd. Nel dibattito moderato da Claudio Cerasa alla Festa de l’Unità, l’ex premier e il ministro degli Esteri si sono confrontati su tutti i principali temi dell’attualità politica.

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“La sinistra europea non può inseguire la destra- dichiara Gentiloni- oggi rappresentata dal candidato repubblicano Usa Donald Trump, sul tema del libero commercio, opponendosi al Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti. Sappiamo bene quanto dietro il negoziato si nascondano questioni delicate e controverse ma oggi chi difende il protezionismo e si pronuncia contro l’immigrazione è più Trump che la sinistra. Se la sinistra insegue la destra non va da nessuna parte”.

D’Alema risponde: “Renzi ha intuito, ed è stato il suo merito, la spinta contro la politica tradizionale e lui l’ha tradotta in una delle sue issues: ‘Sono io il protagonista della liquidazione della politica tradizionale nel nostro Paese’. Ma questo ormai risale a un paio di anni fa. Quella spinta si è affievolita e Renzi sta diventando un politico tradizionale tanto che anche nel nostro Paese il populismo sta vincendo. Oggi la percezione è che il Pd stia progressivamente diventando un partito normale e che quei comportamenti tipici dell’establishment sono comportamenti di un nuovo establishment che si va costituendo. In Europa è cresciuta la povertà e la diseguaglianza sociale e la sinistra non è stata in grado di fare nulla. Ai ricchi abbiamo tolto l’Imu e loro ci hanno premiato, ovviamente. La gente più povera e il mondo del lavoro non ci vota più perché hanno la sensazione che non sappiamo più difenderli, non per il Ttip di cui non gliene frega nulla”.

“La frattura tra la base tradizionale popolare della sinistra e il Partito democratico non nasce con l’attuale leader del Pd Matteo Renzi- precisa Gentiloni -. Se diciamo che la separazione, che c’è, tra la sinistra e il Pd e le parti marginali della società è colpa di Renzi, diamo una lettura demagogica e sbagliata del problema. Dobbiamo ragionare di un fenomeno che va avanti da 20 anni. Se i ceti più marginali, soprattutto culturalmente, si spingono su posizioni populiste, pericolose, antieuropee, è un grandissimo problema. Ma non ci raccontiamo che è un problema che arriva da Renzi. Renzi è un tentativo di rispondere a questo problema. Oggi, andando in giro per l’Europea e incontrando i leader socialisti e socialdemocratici, si guarda all’esperienza italiana con grandissima speranza e aspettativa”.

D’Alema invece insiste sulla sua posizione: Renzi ha portato nel Pd il concetto di frattura: “La frattura tra le due anime del Pd è ricomponibile? - chiede - Dipende dal segretario del partito. Chi ha portato nella vita del nostro partito lo spirito della frattura è stato proprio il leader del nostro partito. Nessuno mai ha teorizzato la rottamazione delle persone, noi abbiamo sempre discusso e avuto dissensi. L’unità partito nasce dal rispetto, questa violenza nei confronti delle persone nel partito non c’è mai stata”.

“Trovo sbagliato avere spaccato in due il paese sulla costituzione che dovrebbe essere condivisa - continua D'Alema - Il mio modello e’ la costituente, in cui comunisti e democristiani che eppure si combattevano, ma che al tempo della guerra fredda scrissero insieme la costituzione”.

D’Alema conclude dicendo che non si cambia la Costituzione con una maggioranza raccogliticcia. "Stiamo cambiando la Carta costituzionale con una maggioranza di governo che non ha neanche il mandato per farlo. Una maggioranza raccogliticcia, di trasformisti. Non si cambiano così le Costituzioni”.

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