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Ristoratori contro le misure del Governo, Tudisco (Fipet): "Sfioriamo la fantascienza"

Quattro metri quadri per ogni cliente, distanza di due metri tra i tavoli, sanificazione obbligatoria e mascherine anche in cucina: le misure di Inail e Iss rischiano di non far riaprire i ristoratori etnei

A ridosso del 18 maggio, c'è grande incertezza tra i titolari di attività commerciali catanesi. Le indicazioni sul distanziamento sociale, fornite da Inail ed Istituto Superiore di Sanità, hanno fatto andare su tutte le furie gli operatori del comparto. I quattro metri quadri di spazio libero per ogni cliente ed i due metri di distanza tra un tavolo e l'altro, rischiano di dimezzare (a voler essere ottimisti) i posti a sedere dei locali. Ed in molti saranno costretti ad abbassare definitivamente la saracinesca.

Distanze difficili da rispettare

"In base alla grandezza di molte attività catanesi - spiega Roberto Tudisco, titolare del ristorante 'Il Bell'Antonio' e presidente della Fipet - molti locali non potranno neanche pensare di riaprire. Immaginiamo una situazione tipo, cena familiare: anche se si è consagunei o conviventi, bisognerà mantenere la distanza di almeno un metro/un metro e venti tra una persona e l'altra. E' impossibile far sedere i clienti in un tavolo tradizionale. Dovremo unirne tre per far sedere quattro persone. Pranzi e cene di lavoro saranno cancellati, così come le tavolate in comitiva, battesimi, cresime e così via. Noi ristoratori abbiamo poi l'obbligo di accogliere i clienti con mascherine e guanti, in cucina le protezioni individuali saranno pure obbligatorie. E' una situazione drammatica. Nessuno ha la capienza per far accomodare le persone, perchè la maggior parte dei locali ha una grandezza media di settanta metri quadri, compresa la mobilia. E' assurdo che nello stesso tavolo non si possa stare insieme".

Sanificazione obbligatoria

Sarà necessario, dopo ogni pasto, sanificare le postazioni in maniera approfondita. Operazione che potrebbe richiedere tempo, costi e complicare ulteriormente la gestione della sala."Ogni volta che si alza una persona è previsto che si debba poi sanificare il tavolo, le sedie e tutto il resto. Un po' come se fossimo al pronto soccorso. Riteniamo - continua Roberto Tudisco - che siano misure eccessive. Noi ristoratori siamo forse la categoria più penalizzata, con uno scenario che sfiora la fantascienza. Chi ha concepito queste regole forse non ha mai lavorato: sarebbe meglio rimanere chiusi con degli aiuti concreti a questo punto".

Le ricadute economiche

L'aspetto più drammatico è ovviamente quello economico. "Andiamo incontro ad un massacro. Basti pensare - continua il presidente della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi di Catania -  che ad oggi non abbiamo ricevuto un soldo. Solo il dieci per cento dei ristoratori catanesi ha ottenuto il bonus da seicento euro. Nessuno dei nostri dipendenti ha poi ricevuto la cassa integrazione a due mesi dall'inizio del lockdown. L'estensione del suolo pubblico? Non servirebbe a niente, perchè in ogni caso mancherebbe la clientela che avevamo prima senza il turismo, che per ora non esiste e chissà quando tornerà ad essere ai livelli di prima. Inoltre, già adesso tutti abbiamo sfruttato al massimo il suolo pubblico, secondo le concessioni comunali, ed è utopistico pensare di ampliarlo senza violare il codice della strada. Altra 'furbata' che ritengo vergognosa è la mossa di scaricare sul titolare l'eventuale positività al Coronavirus da parte di un dipendente, classificata come infortunio sul lavoro. Quante vertenze potrebbero aprirsi, con tutte le conseguenze del caso? Il 18 maggio io personalmente non riaprirò e credo che così farà il novanta per cento dei miei colleghi".

Il rinnovo del suolo pubblico a Catania

Sulla questione è intervenuto anche il Comune di Catania, rendendo noto che gli operatori commerciali che gestiscono ristoranti pub e bar, già titolari di concessione suolo pubblico per l’anno 2019, possono usufruire degli stessi spazi già concessi, presentando solamente un’auto dichiarazione nella quale viene attestato il possesso dei requisiti morali e professionali per l’esercizio dell’attività, il mantenimento delle condizioni della precedente concessione ed allegando un documento di riconosicmento. Lo rendono noto il sindaco Salvo Pogliese e l’assessore alle attività produttive Ludovico Balsamo. La misura è stata disposta per venire incontro alle esigenze degli operatori del settore della ristorazione, fortemente colpito dalle misure di contenimento del contagio da Coronavirus, in attesa di attuare i procedimenti per il rinnovo della concessione di suolo pubblico per l’anno 2020. All'auto dichiarazione dovrà essere allegata la ricevuta di pagamento del canone Cosap per l’anno 2019. Sarà cura della Direzione comunale alle attività produttive comunicare successivamente gli adempimenti finanziari e amministrativi cui dovranno attenersi gli operatori al fine di ottenere il rilascio del provvedimento di rinnovo della concessione di suolo pubblico per l’anno 2020.

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