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Donna deceduta a Giarre, 118 presenta esposto alla Procura di Catania

Una protesta di popolo è esplosa a Giarre dopo la morte di Maria Mercurio, 52 anni, vittima di un presunto caso di malasanità. L'assessore regionale alla Salute ha convocato i vertici dell'Asp per capire cosa sia successo. Sull'accaduto, interviene anche il Comitato Anestesisti Rianimatori dell'Emergenza sanitaria 118 Sicilia

Una protesta di popolo è esplosa ieri sera a Giarre dopo la morte di Maria Mercurio, 52 anni, vittima di un presunto caso di malasanità. L'assessore regionale alla Salute ha convocato i vertici dell'Asp per capire cosa sia successo. A renderlo noto è un comunicato del Presidente Crocetta che informa “l’assessore alla Salute, Lucia Borsellino e il sindaco di Giarre si incontreranno insieme ai vertici dell’Asp oggi a Catania, per fare il punto su quanto accaduto nonché per discutere sull’organizzazione della rete sanitaria sul territorio”.

OSPEDALE CANNIZZARO: "Soccorso del 118 nei tempi e nei modi previsti"

Sull'accaduto, interviene anche il Comitato Anestesisti Rianimatori dell'Emergenza sanitaria 118 Sicilia che ha presentato alla Procura di Catania  un "esposto-denuncia" relativo all’intervento del 118 a Giarre.

"In relazione agli eventi occorsi a Giarre nella mattinata del 23.05 u.s., nell’associarci al dolore dei familiari per la grave perdita subita, non possiamo al contempo esimerci dall’esprimere solidarietà ai soccorritori vittime della violenta aggressione indebitamente perpetrata nei loro confronti, colpevoli esclusivamente di avere prestato soccorso adottando i provvedimenti necessari a garantire la migliore assistenza alla paziente - si legge nella nota - Nel ritenere preliminarmente che il personale operante nel sistema 118 di Catania, anche in virtù degli interventi di formazione e dell’esperienza maturata negli anni, esplica la propria attività con altissima professionalità, efficienza e pronta disponibilità, impegnandosi con dedizione, sensibilità e passione al delicato compito di assistere chi soffre, ci pare opportuno evidenziare quanto segue:
-    La distribuzione delle ambulanze sul territorio è sancita dagli organi centrali (Regione) secondo criteri che tengono conto di svariati parametri (estensione del territorio, densità abitativa, statistiche epidemiologiche, ecc.);
-    Non è pensabile, né praticamente attuabile, dislocare un’ambulanza (meglio se dotata di personale medico) sotto ogni civile abitazione;
-    Le richieste urgenti di intervento sanitario, in quanto non prevedibili o programmabili, di un ambito territoriale possono pervenire con cadenza sporadica o, nello stesso momento, in numero superiore alle disponibilità di mezzi;  

-    L’ambulanza del territorio, all’atto della richiesta, può, pertanto, essere impegnata in altro soccorso;
-    Parenti e conoscenti, che vivono con particolare ansia ed emotività l’attesa, percepiscono come lunghissimo il tempo intercorso tra richiesta ed arrivo dei mezzi (che val la pena ricordare viaggiano su ruote, in strade trafficate dalla normale utenza e con obbligo di rispettare i termini di legge fissati dal codice della strada);
-    Ogni autista soccorritore possiede formazione adeguata, competenza ed esperienza per interventi idonei alla sintomatologia rilevata e per sostenere le funzioni vitali (tecniche di B.L.S.) in attesa del soccorso avanzato;
-    Purtroppo anche ai nostri giorni, per quanto rari, esistono eventi improvvisi e non prevedibili che, a qualsiasi età, possono rivelarsi letali;
-    Nessun operatore sanitario, ed ancora meno chi opera nell’emergenza, per formazione culturale, scelta professionale ed esperienza maturata, resta indifferente ai bisogni di chi soffre.
Per quanto premesso appare incomprensibile ed ingiustificabile qualsiasi aggressione o atto violento perpetrato nei confronti dei soccorritori che, oltretutto, restano i principali attori dell’intervento sul luogo dell’evento.
Su di essi vengono ingiustamente scaricati i rancori di chi li identifica con l’istituzione, come i “decisori” politici delle scelte operative piuttosto che come soggetti che, pur spesso in carenza di risorse, combattono ogni giorno battaglie a tutela del benessere del prossimo anche a rischio della propria incolumità (pur nel rispetto della sicurezza, un’ambulanza lanciata in soccorso o un elicottero in volo rappresentano per gli operatori un elemento di pericolo sulla propria incolumità: vedi personale di elisoccorso e di ambulanza deceduto o gravemente offeso durante il servizio).
Ciò che viene impropriamente definito, anche se talvolta solo come ipotesi; “malasanità” non fa che alimentare ingiustificata sfiducia, diffidenza, incomprensione e pregiudiziale reattività verso un sistema sanitario che, pur con i limiti introdotti dalla necessità di ottimizzare la spesa, in epoca di risorse sempre più ridotte, opera in condizioni spesso estreme e con il costante timore di subire indagini giudiziarie".

In conclusione: "Per quanto esposto chiediamo che la Magistratura, contestualmente al legittimo accertamento di eventuali responsabilità sanitarie, verifichi e, ove lo ritenga, persegua le seguenti ipotesi di reato: violenza fisica e/o verbale diretta a pubblici ufficiali nell'esercizio delle proprie funzioni; danneggiamento patrimoniale di mezzi e strumenti pubblici; interruzione di servizio di pubblica utilità".

            

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