Indagine Iblis, sequestrate sei aziende a Santo Massimino

I Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro dei beni emesso dal Tribunale di Catania nei confronti di Santo Massimino, tratto in arresto nell'ambito dell'indagine Iblis nel novembre del 2010

I Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro dei beni emesso dal Tribunale di Catania nei confronti di Santo Massimino, tratto in arresto  nell’ambito dell’indagine Iblis nel novembre del 2010 e condannato in primo grado alla pena di anni 12 poiché ritenuto responsabile di avere avuto un ruolo attivo nella famiglia di Cosa Nostra catanese Santapaola-Ercolano. Il valore delle 6 aziende oggetto del sequestro, attive nel settore della edilizia e nel campo della produzione di energia da fonti rinnovabili, è in corso di quantificazione.

Il provvedimento è sorretto dagli esiti dell’indagine Iblis, svolta dalla Sezione Anticrimine di Catania in direzione delle famiglie di Catania, Ramacca e Caltagirone, che ha permesso di raccogliere decisivi elementi probatori sull’evoluzione di Cosa Nostra.  E' emerso che Massimino concorreva nella famiglia di Cosa Nostra catanese in stretta connessione con l’allora rappresentante provinciale Vincenzo Aiello per la distribuzione di lavori controllati direttamente o indirettamente dall’organizzazione criminale a cui versava anche delle somme di denaro.

Massimino, infatti, pur pagando la messa a posto per i lavori effettuati tramite le sue imprese, sfruttava il legame che aveva con questo ultimo per accaparrarsi altri appalti, adoperandosi per mettere in contatto altri imprenditori con Aiello che, in questa maniera, riusciva ad inserirsi in rilevanti vicende imprenditoriali della provincia etnea. Durante un summit di mafia avvenuto a casa del geologo Giovanni Barbagallo, quest'ultimo faceva infatti esplicito riferimento all'itercessione di Massimino per la realizzazazione di un noto parco commerciale sito allo svincolo autostradale di Gravina di Catania

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Visti gli esiti dell'indagine, i giudici della locale Corte d' Assise hanno condannato Aiello Vincenzo alla pena dell’ergastolo e alla interdizione perpetua dai pubblici uffici, perché ritenuto responsabile del duplice omicidio in parola, e Di Bennardo Salvatore 3anni e 4 mesi di reclusione per favoreggiamento aggravato nel delitto.

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