La "Cooperazione" al tempo della crisi, Giansiracusa: "Modello vincente da cui ripartire”

Articolata analisi del direttore di Legacoop “Sicilia orientale” Giuseppe Giansiracusa, già presidente di Legacoop Catania dal 2002 al 2017, che mette in risalto dati in qualche modo in controtendenza

La coperazione resiste alla crisi economica generalizzata, che ha messo in ginocchio soprattutto le regioni meridionali del Paese? L'associazione imprenditoriale delle cooperative Lagacoop, offre un modello si sviluppo e di crescita in qualche misura in controtendenza rispetto ai numeri drammatici della crisi, che dal 2008 a questa parte, attanaglia il Paese soprattutto in territorio meridionale, con risvolti drammatici per grossi centri cittadini come Catania.

Un modello imprenditoriale-gestionale rivelatosi, a fasi alterne, vincente e da cui ripartire e prendere spunto per l'auspicata inversione di tendenza. Un'analisi articoltata sul momento drammatico che attraversa il nostro territorio, quella del direttore di Legacoop “Sicilia orientale” Giuseppe Giansiracusa, già presidente di Legacoop Catania dal 2002 al 2017, quindi “promosso” alla direzione dell'organizzazione datoriale di categoria nella Sicilia orientale, macro-area che raggruppa le province di Catania, Messina ed Enna. Il direttore evidenzia un modello di sviluppo e di possibile crescita, che ha già parzialmente funzionato e ha permesso alle 421 coop (190 solo nel Catanese, con un fatturato complessivo di circa 299 milioni di euro in provincia etnea a fine 2017) da lui rappresentate, “vigilate” a livello del personale e promosse a livello istituzionale, nel territorio provinciale ed extra-provinciale, di attraversare il "guado" in anni bui di crisi, peraltro ancòra in atto.

Il modello della coperazione, nasce per dare risposte ai bisogni delle persone, che valorizza la partecipazione responsabile dei soci, per contribuire alla crescita comune. Qual è la ricetta che rende tale modello più attrezzato, rispetto alla sfida della nostra crescita economico-territoriale prossima allo “zero”?

“In questi anni di crisi, dal 2008 in poi, c'è stato un certo tasso di mortalità di grosse cooperative con struttura importante, imprese nel settore della cooperazione, strette nella morsa tra grossi crediti da incassare da parte della pubbllica amministrazione, e viceversa i debiti incalzanti. Però accanto a queste realtà, devo dire che abbamo avuto una crescita di tante nuove coop: pertanto tra natalità e mortalità, sostanzialmente siamo in pari. Diciamo che la cooperazione ha resistito meglio di altri soggetti alla crisi; però noi non siamo assolutamente un'isola felice, nel senso che al nostro interno lamentiamo gli stessi problemi che vivono tutte le imprese in campo economico. Contro il ristagno economico, la forma che si dà la cooperativa, rappresenta sostanzialemente una rispota determinante per creare un circolo virtuoso, fra economia, produttività, competitività e socialità. L'aspetto 'sociale' in particolare, nel modello cooperativo, mette in sinergia lavoratori, consumatori e fruitori di servizi, come se fosse un soggetto unico. In sintesi, essendo portatori di grossi 'valori' etici, vogliamo rappresentare un modello vincente”.

Le imprese cooperative, da lei rappresentate, potrebbero dare risposte convincenti sia in termini occupazionali, che di benessere economico: modello di crescita da cui ripartire?

“Premetto che, cosa importante, è il fatto che i soci delle coop, essendo essi stessi proprietari dell'impresa, agiscano in un contesto dando il massimo impegno: il nostro valore aggiunto, è la proprio tale partecipazione in prima persona alla gestione della società stessa. Vorrei aggiungere poi, che la questione delle cosiddette agevolzaioni fiscali di cui noi saremmo beneficiati, è oramai un aspetto non più rispondente a ciò che molti immaginano: in realtà, le cooperative non sono soggette a tassazione per gli utili, solo perché tali risorse per legge devono essere in parte destinate in un fondo di difesa indivisibile, cosa che ha costituito in questi anni un fattore anti-crisi, ma con gli anni di 'decrescita' queste riserve tendono sempre più ad erodersi; poi altro fattore da non trascurare, è che le nostre società, qualora avessero degli utili nel bilancio, una parte di essi lo debbano destinare ad un fondo che viene utilizzato per programmi e progetti di sviluppo di altre cooperative. Per quanto concerne le sinergie, certamente altro punto di forza è il fatto di mettere in rete e in sinergia le cooperative fra loro. Questo è in sintesi, il nostro sistema Legacoop, dove l'unione fa la forza e diventa sistema di sviluppo diffuso”.

Quindi, le coop accantonano parte degli utili, per lo sviluppo stesso della rete di cooperative. Di quali comparti e settori economici parliamo?  

“Diciamo che abbiamo beneficiato di uno sviluppo, sia pure limitato, in alcuni settori ben precisi: produzione e lavoro, il sociale, servizi, settore agricolo. Puntiamo al momento, alla creazione di coop realizzate da giovani, che abbiano voglia di mettersi in gioco, in settori innovativi, anche sulla base di una legislazione al momento favorevole in relazione all'accesso al credito per le nuove 'startup': parliamo di comparti quali informatica, ma anche territori inesplorati quali impiego di tecnologie d'impresa '4.0'. Quindi ricorso all'automazione, nuovi modelli e tecnologie produttive: un nuovo fronte su cui cimentarci". "Sull'edilizia, possiamo dire che si sia esaurito il fenomeno della costruzione sul nuovo. In passato abbiamo vissuto una fase in cui le cooperative edilizie hanno rappresentato un'opportunità per la realizzazione di appartamenti ad uso di persone che, viceversa, mai avrebbero potuto possedere un'abitazione di proprietà senza questa forma di costruzione in cooperativa. Oggi non è più praticabile: aumento dei costi, mancanza di aree edificabili, difficoltà finanziarie delle famiglie. Cosa diversa dal recupero ed interventi di ristrutturazione dell'esistente, di un patrimonio edilizio già realizzato in cooperazione; il tutto, secondo me, visto nell'ottica del risparmio energetico; pensando, perché no, anche al recupero del centro storico catanese. La cooperazione da sola, ovviamente non può fare tutto, ma potrebbe avvalersi di altri soggetti, quali ordini profesionali ed enti locali, questi ultimi coinvolti in termini di agevolazioni fiscali“. “Occorre infine - aggiunge il direttore di Legacoop “Sicilia orientale” - ripensare a un nuovo modello della cooperazione sociale, perché considerando che le casse delle amministrazioni locali, sono state erose a seguito delle minori entrate dovute alle riduzioni dei trasferimenti del governo nazionale e regionale, ciò comporta e comporterà la contrazione di alcuni servizi nell'àmbito del 'welfare' locale; quindi in assenza del contributo pubblico, dovremo cercare di proiettarci sempre più nel privato, con il conseguente aumento dei costi a carico di imprese ed utenti. Fra l'altro si aprono degli spazi in riferimento alla Sanità, laddove il servizio pubblico è sempre più in affanno”.

Non possiamo non affrontare il nodo del dissesto scongiurato al comune di Catania, con ripercussioni su migliaia di lavoratori della cooperazione sociale: da dove ripartire per dipanare la matassa?

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“Ma il dissesto non è mica stato scongiurato. Diaciamo semplicemente che, è stata evitata una pesante fase di insicurezza interna al dissesto, se non ci fosse stato l'intervento del governo nazionale e della Regione: noi per quanto riguarda i rapporti col comune di Catania, abbiamo assunto un impegno nella cooperazione sociale. Abbiamo svolto e continuiamo a sviluppare dei servizi importanti per i cosiddetti 'soggetti deboli', anziani, minori in difficoltà, eccetera. Le nostre coop stavano già male quando ancora non era stato dichiarato il dissesto, perché già accusavamo difficoltà e ritardi nei pagamenti, in media di dieci mesi nei trasferimenti per i servizi che svolgevamo; adesso la situazione per le nostre imprese è ancora più critica: perché siamo in mezzo ai nodi del dissesto, cercando di difendere il lavoro delle nostre cooperative; esiste un tavolo istituzionale in prefettura, di monitoraggio e per quanto riguarda il quadro di iniziative che devono essere portate avanti. Ma qui il punto, è che c'è in atto una difficoltà sul presente, così come c'è incertezza sulle sorti del futuro, perché non si comprende chi dovrà farsi carico di questi servizi per la collettività, che svolgono al momento le nostre coop. Un nodo che riguarda i fruitori dei servizi, i lavoratori impegnatri che rischiano una fine drammatica, e che riguarda anche le società cooperative che rischiano di chiudere i battenti per fallimento: non possono affrontare una situazione finanziaria debitoria, protratta, nei confronti dell'erario e degli uffici fiscali; credo che su questo occorrerebbe anche ragionare“. Infine, in relazione alle opportunità offerte dal comparto turistico, “esiste margine di manovra: il turismo infatti è uno dei settori che stiamo guardando con interesse; diciamo che rappresenta un àmbito in costante crescita, che può offrire opportunità. Insomma abbiamo ancora delle potenzialità, per il futuro”.

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