Librino, spedizione punitiva per risolvere una questione economica

Mandante e due picchiatori arrestati dai carabinieri per tentata estorsione, detenzione abusiva di armi proprie e improprie e lesioni. Le indagini prendono piede da un intervento del 5 ottobre 2012

I carabinieri della Stazione di Librino e del nucleo operativo della compagnia di Fontanarossa hanno eseguito 3 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di altrettanti soggetti, ritenuti responsabili di tentata estorsione, detenzione abusiva di armi proprie e improprie e lesioni.

Le indagini prendono piede da un intervento effettuato dai militari della stazione di Librino il 5 ottobre 2012 intorno alle 18.00. Una telefonata al 112 avvisava che si era verificata un’aggressione dalla quale era scaturita una violenta colluttazione in danno del proprietario e dei figli di un’officina meccanica da parte di 5 soggetti giunti a bordo di motocicli.

Gli accertamenti condotti sulla scena della rissa non consentivano di fare luce sulle ragioni alla base del litigio, anche in considerazione del fatto che entrambe le parti sostenevano di essere vittime dell’aggressione. Nell’immediatezza i carabinieri sequestravano una mazza da baseball e un tubo vistosamente insanguinati. Uno dei cinque potenziali aggressori veniva trasportato al Pronto Soccorso per le necessarie cure mediche a seguito dei numerosi politraumi riportati.

Le indagini consentivano di accertare che i 5 soggetti (2 dei quali identificati e tratti oggi in arresto) si erano recati quel pomeriggio presso l’officina in due diversi momenti, al fine di convincere il commerciante a ritirare una vertenza economica aperta con il titolare di un negozio di moto di Zia Lisa, ritenuto il mandante della spedizione punitiva/estorsiva e quindi anch’egli tratto in arresto.

In particolare, dopo aver cercato di convincere una prima volta il titolare dell’officina verbalmente, nel secondo episodio, i 5 si sarebbero presentati “per sistemare” la questione armati di una mazza da baseball, di un tubo innocente e di una pistola, con l’erronea convinzione di trovare nell’officina il solo proprietario. La pronta reazione dei figli di quest’ultimo, occasionalmente presenti sul luogo, induceva 4 dei cinque aggressori a fuggire esplodendo anche un colpo di pistola in aria per guadagnarsi la fuga, mentre il quinto veniva bloccato.

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L’esito delle investigazioni consentiva quindi di appurare che il gesto criminale scaturiva dalla volontà del mandante di risolvere con la violenza la vertenza che lo avrebbe visto probabilmente soccombere per vie legali condannandolo al pagamento di una somma stimata intorno a circa 20.000 euro.

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