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Mafia e appalti, "Variante di Caltagirone": complici anche funzionari dell'Anas

L'attività investigativa, condotta dai carabinieri di Caltagirone, ha mosso i primi passi nel mese di giugno 2011 quando sono iniziati i lavori di costruzione della SS 683 Licodia Eubea-Libertinia

Questa mattina, alle prime luci dell’alba, i carabinieri del Comando Provinciale di Catania, coadiuvati dai colleghi di Venezia e del 12° Nucleo Elicotteri, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale etneo su richiesta della locale Procura Distrettuale, nei confronti di: La Rocca Gioacchino Francesco, nato a San Michele di Ganzaria (CT) il 21/01/1971; Triolo Giampietro, nato a San Michele di Ganzaria (CT) il 12/04/1960; Triolo Gaetano, nato a Caltagirone (CT) il 11/04/1971; Soffiato Achille, nato a Padova il 11/07/1974; Scaramuzza Mauro, nato a Venezia il 05/03/1958. 

Gli arrestati, sono ritenuti responsabili  - a vario titolo – dei reati di  associazione a delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni e concorso esterno nell’associazione mafiosa. 

L’attività investigativa, condotta dalla Compagnia Carabinieri di Caltagirone, ha mosso i primi passi nel mese di giugno 2011 quando sono iniziati i lavori di costruzione della SS 683 Licodia Eubea-Libertinia. L’indagine ha permesso di accertare che i lavori di edificazione del 1° stralcio “Variante di Caltagirone” per un tracciato complessivo di 8,7 Km, era stato aggiudicato per una somma di 111.819.091 euro dalla Associazione Temporanea di Imprese (Ati.) costituita da Fip. Industriale  di Padova; L&C Lavori e costruzioni di Alcamo (TP), Tecnolavori S.r.l. di Palermo. 

I carabinieri hanno così avviato una attività investigativa anche di tipo tecnico, che ha consentito sin dall’inizio di comprendere come l’Ati per l’esecuzione dei lavori, si appoggiasse a ditte quali l’Edilbeta Costruzioni, dalla quale aveva acquistato il terreno per il campo base, e intrattenesse rapporti personali e commerciali con La Rocca Gioacchino Francesco, facente parte dell’omonimo Clan operante nel calatino, unica persona che, seppur senza alcun titolo,  aveva libero accesso nell’area di cantiere. 

La Fip, impresa di rilevanza internazionale e capo fila dell’Ati, e per essa il responsabile del cantiere Achille Soffiato, nonché Mauro Scaramuzza nella qualità di amministratore delegato, direttore tecnico e consigliere, ha di fatto favorito e affidato dei lavori in sub appalto per importanti e considerevoli cifre a società come la “To Revive” e la “Edilbeta Costruzioni” controllate dalla famiglia mafiosa operante nel calatino dei “La Rocca” per mezzo di La Rocca Gioacchino Francesco, figlio di “Ciccio” attualmente detenuto, a capo dell’omonimo clan affiliato all’associazione mafiosa “Cosa Nostra”.

Per fornire un’idea dell’entità del danno arrecato allo Stato, dalle acquisizioni documentali è emerso che su circa 36 milioni di euro subappaltati, un milione di questi sono giunti direttamente alla ditta "To revive", gestita da Gioacchino Francesco La Rocca, già condannato per 416 bis.

L’amministratore delegato della FIP, nel corso dell’indagine, ha dimostrato di essere ben consapevole  di attuare uno stratagemma finalizzato a consentire alle citate società di entrare nella spartizione dei lucrosi sub-appalti al sol fine di avere garantita dalla stessa organizzazione mafiosa il necessario equilibrio territoriale tale da non pregiudicare lo stato di avanzamento dei lavori. 
Al fine di eludere la normativa antimafia, Soffiato e Scaramuzza, con la complicità di funzionari dell’ANAS, ed in particolare di un impiegato dell’ufficio contratti, del direttore dei lavori e del responsabile unico del procedimento nonché direttore del compartimento di Catania, hanno ingiustificatamente frazionato i contratti di subappalto stipulati dalla FIP con le predette società in modo che ciascuno di essi non superasse la soglia di 154.000 euro oltre la quale diventavano obbligatorie le informative e la certificazione antimafia.    

Altrettanto gravi sono gli ingiustificati ritardi (oltre 8 mesi)  con i quali i tre impiegati Anas  hanno trasmesso  alla Prefettura di Catania la richiesta di informazioni per un sub-appalto oltre soglia relativo sempre alla To Revive. Da evidenziare che nelle more delle informazioni, la ditta subappaltata ha percepito regolari pagamenti.

La Rocca Gioacchino, al fine di eludere le disposizioni di  legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, ha attribuito fittiziamente al cognato Triolo Giampietro ed al Triolo Gaetano la titolarità della ditta To revive, della quale aveva invece  la diretta gestione. Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di assoggettamento e di omertà derivanti dall’appartenenza alla associazione mafiosa Cosa nostra ed al fine di agevolare la realizzazione delle relative attività illecite. Nel medesimo contesto si è proceduto al sequestro preventivo delle società “To Revive s.r.l.” e “Edilbeta Costruzioni” con affidamento a custode giudiziario per la gestione delle ditte.  

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