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Venerdì, 19 Agosto 2022
Cronaca

Guerra tra clan, la sparatoria di Librino: sentenza di condanna per 14 appartenenti al clan Cappello

Sentenza di condanna per 14 appartenenti al clan Cappello nel processo, celebrato col rito abbreviato, scaturito dalle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri sulla sparatoria tra organizzazioni criminali contrapposte dell'8 agosto 2020 a Librino

Sentenza di condanna per 14 appartenenti al clan Cappello nel processo, celebrato col rito abbreviato, scaturito dalle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri sulla sparatoria tra organizzazioni criminali contrapposte dell'8 agosto 2020 a Librino. Nello scontro armato tra esponenti del gruppo dei Cursoti milanesi e del clan Cappello, morirono Luciano D'Alessandro, di 48 anni, e Vincenzo Scalia, di 29. Altre quattro persone rimasero ferite.

Le richieste di condanna erano state formulate, a conclusione della requisitoria, al Gup Maria Ivana Cardillo dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto Alessandro Sorrentino.

Il gup, oggi, ha pronunciato sentenza di condanna nei confronti di Cappello Massimiliano alla pena di anni 17 di reclusione, di Ferrara Rocco (pena 16 anni e otto mesi di reclusione), Guzzardi Luciano (16 anni ), Lombardo Salvuccio junior (15 anni, nove mesi e 10 giorni), Ferrara Gaetano (15 anni e quattro mesi), Guizzardi Santo Antonino Lorenzo ( 15 anni e quattro mesi), Gaetano Nobile ( 15 anni, un mese e 10 giorni),  Puglisi Rinaldo ( pena 14 anni e otto mesi), Riccardo Perdicone ( pena 14 anni, tre mesi e 10 giorni), Spampinato Gioacchino (14 anni, tre mesi e 10 giorni),  Luciano Tudisco (14 anni), Cavallaro Sebastiano (13 anni, 6 mesi e 20 giorni), Cristaudo Renzo (13 anni, 6 mesi e 20 giorni), Bertucci Concetto Alessio (10 anni). Assolti i due imputati Giuseppe Romano e Mario Bonaventura. Sono invece in fase di dibattimento i dieci appartenenti al clan dei Cursoti.

La ricostruzione della sparatoria

L'8 agosto 2020, i due gruppi rivali, costituiti sia da semplici affiliati che da esponenti di vertice dei 'Cursoti Milanesi' e del clan 'Cappello', si affrontarono pubblicamente in uno scontro a fuoco che causò due morti e diversi feriti nel popoloso quartiere Librino. Le vittime della sparatoria furono Luciano D'Alessandro, di 43 anni, ed Enzo Scalia, di 29, detto Enzo 'negativa'. Lo scontro a fuoco sarebbe avvenuto al culmine di tensioni tra le due bande per questioni legate principalmente alla vendita della droga tra il centro storico e la periferia di Catania, ma anche per dei rancori personali legati al corteggiamento di una donna che aveva una relazione con un boss avversario.

Le prime risultanze investigative, oltre a fornire una iniziale ricostruzione dell’accaduto e a condurre all’individuazione di alcuni soggetti coinvolti nel conflitto a fuoco, hanno permesso l’emissione, in data 16 agosto 2020, di due ordinanze di convalida di fermo e di applicazione della custodia in carcere nei confronti, rispettivamente, di Carmelo Di Stefano, considerato l’elemento apicale del gruppo mafioso dei Cursoti Milanesi, e di Martino Carmelo Sanfilippo, altro esponente della medesima organizzazione criminale nonché uomo di fiducia di Di Stefano.

Le indagini

Dopo l’emissione dei provvedimenti cautelari, l’attività di indagine è continuata giovandosi, tra l’altro, sia della collaborazione con la giustizia già avviata da Martino Carmelo Sanfilippo, sia di quella intrapresa da altri partecipanti al cruento episodio di sangue. Ciò ha permesso di disporre di gravissimi elementi indiziari, temi di indagine e spunti investigativi. La valenza del quadro probatorio era ulteriormente rafforzata dalla circostanza, rilevantissima, che la ricostruzione proveniva da soggetti facenti parte delle due fazioni contrapposte che non avevano avuto rapporti tra loro e che, quindi, non potevano in alcun modo aver concordato quanto dagli stessi riferito in sede di istruttoria. In un’indagine complessa e articolata, condotta per lo più mediante attività di acquisizione probatoria e investigativa tradizionale, i collaboratori di giustizia sono stati esaminati necessariamente più volte, sia per la necessità di riscontrare i dati investigativi che sopraggiungevano nel corso dell’attività di polizia giudiziaria o emergevano dagli accertamenti tecnici, sia al fine di verificare costantemente la stessa attendibilità dei dichiaranti e stimolarne ulteriormente il ricordo per acquisire nuovi ed ulteriori elementi di indagine.

La ricostruzione grazie ai collaboratori di giustizia

I collaboratori di giustizia, ciascuno con riferimento al gruppo criminale a cui era appartenente o si era comunque unito nell’occasione hanno descritto e raccontato l'origine della sparatoria: il contrasto insorto tra Carmelo Di Stefano e Gaetano Nobile nonché quello tra Salvuccio Junior Lombardo e Giorgio Campisi, le fasi organizzative della spedizione e la dinamica effettiva del conflitto a fuoco. In particolare, le dichiarazioni di Sanfilfippo Martino Carmelo, hanno permesso l’identificazione di ulteriori indagati, componenti del gruppo armato dei Cursoti Milanesi, sino a quel momento ancora non individuati, i quali, sottoposti ad interrogatorio, di fronte a precise contestazioni, hanno ammesso la loro presenza sul luogo dei fatti esibendo, alcuni, le lesioni riportate a seguito dei colpi d’arma da fuoco ricevuti. Fondamentali, inoltre, sono state le risultanze degli accertamenti balistici e medico-legali che riscontravano la veridicità delle dichiarazioni dei collaboratori in ordine alla tipologia delle armi utilizzate e alle specifiche condotte avute da numerosi indagati, fornendo, altresì, elementi decisivi per l’individuazione degli esecutori materiali dei due omicidi.

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