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Giovedì, 20 Giugno 2024
Cronaca Picanello

Custodivano il denaro “sporco” del clan, imprenditori prestanome del boss di Picanello: sequestrati beni per oltre un milione di euro

Oltre all'etichetta discografica "“Q Factor Records", intestata al figlio di Giovanni Comis, capo dell'organizzazione, sono scattati i sigilli per una villa in Costa Saracena e su 500 mila euro depositati su conti correnti

Sono stati i carabinieri del comando provinciale, su delega della procura distrettuale, a dare esecuzione questa mattina, nelle province di Catania e Vicenza, ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del del Tribunale etneo, nei confronti di 15 persone. I reati contestati a vario titolo sono: associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e procurata inosservanza di pena, con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare la famiglia di Cosa Nostra catanese “Santapaola Ercolano – gruppo di Picanello”.

"Decapitato il gruppo di Picanello", le dichiarazioni del colonnello Coppola

Il provvedimento trae origine da un’indagine condotta dal giugno 2017 al maggio 2020 dai militari del nucleo investigativo del comando provinciale di Catania, mediante intercettazioni e pedinamenti sul territorio, ulteriormente riscontrati dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Nel corso delle investigazioni è stato possibile definire i nuovi assetti organizzativi del gruppo di Picanello, ritenuto tradizionale roccaforte della famiglia Santapaola, all’indomani dell’operazione “Orfeo”, che aveva portato nel gennaio 2017 all’arresto e alla successiva condanna di esponenti di vertice del sodalizio tra i quali il capo Giovanni Comis. Il complesso delle attività di indagine sviluppate dai carabinieri ha consentito pertanto di definire la sruttura, le posizioni di vertice e i ruoli degli affiliati a seguito della riorganizzazione del sodalizio criminale, individuandone in Carmelo Salemi, il capo e in Vincenzo Scalia e Giuseppe Russo, gli organizzatori.

Le indagini

In particolare, l’attività investigativa ha fatto emergere come l’organizzazione garantisse gli “stipendi” agli affiliati, il sostentamento delle famiglie dei sodali detenuti e il pagamento delle spese processuali, attraverso la gestione di una  “cassa comune” (alimentata nello specifico dai proventi derivanti da classiche estorsioni, attività di “recupero crediti” condotte con modalità criminali, traffico di stupefacenti e dai proventi di case da gioco clandestine). Nell'ambito dell'indagine è emersa anche la presenza di soggetti esercenti attività economiche, quali Andrea Consoli (indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio, destinatario di misura cautelare in carcere) e Carlo Concorso (indagato per trasferimento fraudolento di valori in concorso e riclaggio, destinatario di misura cautelare dell’obbligo di dimora e di presentazione alla p.g.), interessati a stringere rapporti sempre più intensi, non solo con gli affiliati, ma con i vertici dell’organizzazione ed in particolare con Giovanni Comis, tornato in libertà da alcuni mesi, al fine di ottenere utilità in cambio della loro disponibilità a custodire il patrimonio accumulato dai mafiosi, nascondendone l’origine illecita negli affari loro riconducibili per sottrarlo ad eventuali misure di prevenzione patrimoniali. L’attività tecnica di intercettazione ha consentito infatti di accertare che Consoli custodiva oltre 500 mila euro di provenienza illecita, ricevuti dal Comis, nonché il reimpiego di altro denaro “sporco”, sempre da parte di Comis, mediante l’intestazione fittizia ad una società riconducibile a Carlo Concorso, della proprietà di un immobile di tre piani ubicato nel quartiere Picanello di Catania, successivamente rivenduto a terzi.

I beni sequestrati

Di particolare rilievo il sequestro preventivo della “Q Factor Records s.a.s.” (etichetta discografica catanese di diversi noti cantanti neomelodici) intestata ad uno dei due figli di Giovanni Comis, quale socio accomandatario, e a Andrea Consoli, socio accomandante, ma riconducibile allo stesso Giovanni Comis. In base a tali evidenze probatorie, la Procura Distrettuale di Catania ha pertanto ottenuto dal Gip il sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa 1 milione di euro, costituito dalla somma di 500.000 euro presente su conti correnti o depositi o su qualsiasi altro tipo di rapporto bancario intestato o cointestato o comunque riconducibile ad Andrea Consoli, nonché dalla citata società denominata “Q Factor Records s.a.s.” e da un’abitazione sita in Augusta contrada Costa Saracena intestato alla moglie del Comis. Nei confronti di uno dei destinatari della misura cautelare, risultato essere all’estero, sono stati attivati i canali di cooperazione internazionale di polizia ai fini dell’esecuzione del provvedimento mentre un altro soggetto è tuttora attivamente ricercato.

PERSONE DESTINATARIE DELLA MISURA: CUSTODIA IN CARCERE

1.CARUSO Andrea, nato a Catania il 24.12.1981;

2.COMIS Giovanni, nato a Catania l’1.6.1963;

3.CONSOLI Andrea, nato a Catania il 29.1.1977;

4.FRAZZETTA Giovanni, nato a Catania il 28.12.1968;

5.FRAZZETTA Marco, nato a Catania il 19.10.1970;

6.RUSSO Giuseppe, nato a Catania il 27.7.1976;

7.SALEMI Carmelo, nato a Catania l’1.1.1969;

8.SCALIA Vincenzo Santo, nato a Catania l’1.11.1960;

9.TESTA Francesco, nato a Catania il 17.6.1975;

OBBLIGO DI PRESENTAZIONE ALLA POLIZIA GIUDIZIARIA E DI DIMORA

1.CONCORSO Carlo, nato a Catania il 4.8.1973;

2.PUGLISI FOSCOLO Ugo, nato a Catania il 21/01/1982;

3.PUGLISI FOSCOLO Veronica, nata a Catania il 14.6.1979; 4.VENEZIANO Rudy, nato a Acqui Terme (AL) il 15.12.1979.

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